100mila like

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100mila

BUTAC ridendo e scherzando ha superato i 100mila like su Facebook! Negli ultimi anni la crescita è stata costante: mai veri grossi picchi, ma likes veri, non ottenuti con furbate o cercando target specifici di utenti. È un numero che mi sorprende, è un numero importante che però ci interessa fino ad un certo punto.

Considerazioni dopo 4 anni costanti di blogging

Il messaggio che trasmette un traguardo del genere è che a sempre più persone interessa quello che facciamo, ma come diceva un nostro detrattore:

Chi pensa di “risistemare la questione socio-politica” con fact-checking e debunking si illude.

Chiedere al vostro collega Walter Quattrociocchi per conferma.

Lungi da noi l’idea di risolvere alcuna questione “socio-politica” con il debunking. So bene che è impossibile, e non solo perché Walter Quattrociocchi ci ha spiegato come funziona la diffusione dell’informazione online, ma anche perché li vediamo tutti i giorni i polarizzati dalle echo chambers: sappiamo bene che non cambieranno idea.

BUTAC però non nasce pensando a loro, come non nasce pensando di poter cambiare lo stato delle cose. Non via blog e men che meno via social. BUTAC non è solo un “sito di debunking” anche se tutti lo vedete così, non lo è mai stato. Vorrebbe esser un sito educational (infatti è in quella categoria che ogni anno veniamo nominati ai MacchiaNera awards), che invece che analizzare in maniera fredda quanto ci arriva nelle segnalazioni possa aiutare a comprendere come funzionano certi meccanismi. Incluso quello delle “fake news”, ma non solo. BUTAC da quando è nato cerca di uscire dallo strumento digitale passando per altri canali, con, come obiettivo finale più importante, il sogno di entrare nelle scuole.

Insegnanti?

No, calma, non fraintendetemi, non vogliamo diventare insegnanti, non ne avremmo le carte in regola, ci mancano le competenze e la pazienza della quale devono essere dotati i professori. Vorremmo solo aiutare gli insegnanti a dotarsi degli strumenti tecnici e logici per spiegare ai propri alunni come distinguere una fonte non attendibile da una attendibile.

Tutto qui.

Qualche risultato?

Abbiamo fatto il possibile per incrementare l’attenzione sui vaccini e sul movimento antivaccinista, e abbiamo ottenuto dei risultati. Abbiamo esposto molte pseudocure e pseudoscienze, ottenendo dei risultati. Così come con truffatori e furbetti del web. Abbiamo attaccato il cattivo giornalismo sin dall’inizio, anche se c’è gente che ancora non ne è convinta. Abbiamo spinto tanta gente a porsi domande e aiutato a cercare le risposte. Prendendo in prestito e adattando il famoso proverbio: siamo delle persone comuni che puntano il dito verso i problemi, sta poi a tutti fare qualcosa per risolverli.

I like

Poco importa che i like siano 10 o 100mila, poco importa quanti ci leggete ogni giorno, non sono quelli i nostri fini, non lo sono mai stati. Certo che se ci leggono in tanti ci fa molto piacere e sappiamo bene che il meccanismo sulla rete è spietato in merito, ma abbiamo scritto articoli che hanno ottenuto una misera condivisione (e ne continuiamo a scrivere, consci che non avranno lettori, se non quei pochi veramente interessati), altri neanche cento mentre altri svariate migliaia se non decine di migliaia. In quattro anni non ci siamo mai interessati a delle strategie di marketing, a sistemi per rendere più virale il nostro messaggio; non erano quelli i punti a cui volevamo arrivare, pur sapendo che la visibilità conta moltissimo per le istituzioni e che per raggiungerle al meglio era necessario crescere.

La politica

Sempre lo stesso commentatore ci dice:

Vi stanno usando, vedi la Boldrini.

E non ha torto nemmeno qui, è verissimo che l’aver citato i debunker alla Camera sia un tentativo di usarci, ma non è detto che la cosa sia univoca: come la Presidente usa noi per avere una visibilità su di un argomento su cui ha poca reale conoscenza noi possiamo usarla per raggiungere orecchie che difficilmente ci ascolterebbero senza quell’endorsement. Ad esempio io, come BUTAC, ora ho una chat in tempo reale che mi permette di reperire velocemente informazioni su questioni mediche di cui parliamo sul nostro blog e fare segnalazioni all’Ordine dei Medici in maniera più tempestiva. Insomma non è detto che siano sempre gli altri ad usare noi. Ma è vero che con i blog e le pagine Facebook non cambieremo il mondo.

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Non lo pensavo quando ho aperto il blog quattro anni fa, non lo penso oggi anche di fronte alle visite alte che un piccolo blog come il nostro riesce a fare quotidianamente e che crescono di mese in mese. Noi facciamo il nostro, investendo il nostro tempo libero, ma anche chi ci legge è invitato a fare qualcosa. In tanti condividiamo una visione positiva del futuro, futuro che in qualche modo possiamo cercare di migliorare nella vita reale.

Si scomoda persino l’esperto di geopolitica

Nella vasta schiera di persone alle quali non piacciamo molto c’è una new entry che proprio recentemente ha deciso di sentenziare su di noi sulla sua pagina Facebook con un post lunghetto di critica a due nostri articoli, post riportato anche sulla rivista online su cui scrive, MEGAchip, diretta da Giulietto Chiesa:

Osserviamo tramite un esempio come operano i sedicenti “fact-checker”, descritti dal mainstream come degni giudici del Vero e del Falso (e Zuckerberg ha annunciato che lo diventeranno davvero, su Facebook).

Qui vediamo due recenti “sentenze” di Butac, uno dei siti di “fact-checking” o “debunking” o “sbufalamento” più celebri in Italia.
Sopra, si parla di un post di Beppe Grillo. Il capo del M5S cita una classifica di “Politico” che lo inserisce tra “Le 12 persone che probabilmente rovineranno il 2017”. Butac rimprovera a Grillo di aver omesso il titolo e presentato la cosa come un attestato di influenza. Il che in realtà è comunque vero, perché Politico gli ha riconosciuto un’influenza – negativa ma influenza. Inoltre, è falso come afferma Butac che Grillo nasconderebbe il tono negativo di Politico nei suoi confronti. Gran parte del post di Grillo è citazione diretta dall’articolo di Politico, e include il passaggio in cui si dice che fa “venire voglia di stare a letto con le coperte tirate saldamente sopra la testa tremante”. Eppure, Butac sentenzia che si tratta di “Manipolazione”, assegnandogli il massimo della gravità nella sua scala (che non segue una metodologia scientifica ma è del tutto arbitraria).
Esempio sotto. “Repubblica” ripesca una statistica vecchia di almeno un anno sul fatto che le tariffe dei treni in Gran Bretagna sono sei volte più care che nel resto della UE. Il dato è molto precedente alla Brexit, ma il quotidiano italiano titola: “Effetto Brexit sui treni in UK”. Presentando le tariffe più alte come conseguenza diretta di un fatto che sarebbe avvenuto diversi mesi dopo, e che all’epoca era difficilmente prevedibile.
Butac riconosce tutto quanto di cui sopra, ma assegna a “Repubblica” un indice “giallo”, meno grave del “rosso” appioppato a Grillo, parlando di semplice “sensazionalismo”. Eppure sembra più sensato dire che qui, ci si trova di fronte a una clamorosa manipolazione dei fatti.
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Come vedete, i fact-checker non sono senza macchia. Del resto, solo dei semi-colti potrebbero pensare di affidare a simili personaggi un ruolo tanto delicato come quello di censurare Internet. Una persona razionale e con una cultura sufficiente si chiederebbe subito: ma chi sono queste persone? Chi sono questi “maicolangel” o “neil” che firmano gli articoli di Butac?
Orbene, il creatore di Butac, nonché firmatario di molti dei suoi articoli, non è né un accademico con all’attivo prestigiose fellowship, né un giornalista da Pulitzer. Cercando in Internet si scopre che di mestiere fa l’orefice. Sia chiaro: professione onorevole, soprattutto per me che vengo da una famiglia di artigiani e negozianti. Non dubito che sia persona intelligente, dotta e alacre nelle sue indagini. Ma non ha esattamente il curriculum che ti aspetteresti da persone cui qualcuno vorrebbe affidare le chiavi dell’informazione su Internet. E quel qualcuno, anziché stare a sbattere la testa sui muri di gomma di un ospedale psichiatrico, crede pure d’essere un illuminato il cui voto dovrebbe valere più di quello della persona comune.

Potete notare i toni molto dolci e pacati. Chi ha scritto quanto sopra è un analista geopolitico, e ha sicuramente molta più esperienza di me.

Analisi corretta quella fatta?

A mio avviso no, perché si minimizza la nostra critica verso Repubblica e si riporta in maniera errata quella su Grillo, senza spiegare a nessuno cosa c’è davvero scritto nei nostri articoli, ma mostrandone solo le immagini che li accompagnano. Sì certo, ci sono i link, ma considerando quanto fanno fatica tanti nostri lettori a cliccare sui link, posiamo immaginare i suoi. Non è così che andrebbe fatta una seria critica, ed è solo leggendo i due pezzi che si comprenderebbe il perché dell’indicatore della fuffa – fuffa poi, non indicatore di gravità, altro dettaglio che non è stato compreso dall’esperto. Ma l’analista geopolitico non ha nessuna intenzione di scendere nel dettaglio, gli interessa di più denigrare, come altri prima di lui. Chiunque con un po’ di razionalità sa bene la differenza tra i due casi: il blog di Grillo omettendo tutta la parte dell’articolo di Politico che ne spiega il significato lascia intendere ai propri lettori che questo possa avere una lettura chiave positiva, e lo titola l’esatto opposto della fonte da cui cita. Repubblica invece titola in maniera fuorviante, ma all’interno dell’articolo porta esattamente gli stessi dati riportati in questi giorni dalla stampa britannica (BBC). Nel nostro articolo contro Repubblica non ci andiamo leggeri, potete tranquillamente controllare, spieghiamo chiaramente i fatti, ma non possiamo correggere i dati presentati da Repubblica, quelli – escluse le accuse a Brexit – sono corretti. Entrambi sono casi di manipolazione, entrambi vanno segnalati come casi errati ed è quello che è stato fatto: l’indice fuffa è comunque nella zona alta, ma mentre su Repubblica i dati per capire vengono comunque forniti tutti al lettore, da Grillo non succede, viene data una traduzione incompleta del testo senza porsi il problema di come i lettori ne capiranno il senso, anzi probabilmente contando su quello.

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 Rimane che giudicare un sito come il nostro analizzando con poca cura due articoli sui quasi tremila scritti è un po’ presuntuoso, anche se è chiaro che attraverso noi volesse in realtà attaccare altri.

In realtà così ci fa un complimento.

Certo, nei nostri tremila articoli ce ne sono tanti che trattano fuffa, della più pura e semplice, sciocchezze, esattamente come anche su testate serie si trovano migliaia di articoli inutili. La differenza sta nel fatto che noi quegli articoli li scriviamo solo e unicamente in base alle segnalazioni ricevute, e da tempo sono più quelli che facciamo rigirare che quelli nuovi (dimostrazione che la fuffa-fuffa è sempre la stessa, dal Senatore Cirenga alla carne di cane in Italia).

Chi siamo allora?

Da sempre spiego a chi legge BUTAC che io e gli altri autori non siamo nessuno, ne sono conscio e non sento di potermi elevare a nessun ruolo, né quello di censore (che oltre a non aver mai chiesto non mi è mai stato offerto da nessuno, anche perché non esiste una forma positiva di censura) né quello di influencer (cosa che invece è molto importante per alcuni). Non mi sono quasi mai firmato anche per questo, pur avendo registrato il sito a mio nome e cognome (per metterci la faccia e prendermi le mie responsabilità), non ero interessato a diventare qualcuno. Sono già il qualcuno d’importante che volevo diventare, sono un papà, e tanto mi basta.

Un papà che oggi ha oltre 100mila follower su Facebook, e non se li aspettava!

Grazie a tutti voi.

Senza di voi BUTAC non avrebbe nessun motivo di esistere.

Ah, dimenticavo, io sono Michelangelo Coltelli qui meglio noto come maicolengel, non tutti amano usare pubblicamente il proprio nome e cognome, ma insieme a me in ordine di anzianità troviamo Neil Perri (si sono il suo vero nome e cognome), Il Ninth che ora si firma Gabriel Deckard, DottPA (che potete trovare in giro ad anestetizzare pazienti col vero nome di Pietro Arina) e gli studenti di medicina Uriel e A. Ryan, Thunderstruck, Noemi Urso (e sì anche lei si chiama proprio così), Lola Fox, Lady Cocca,  EDC, Elivet Logan Rogers, elisabettaprima, Andreas Anderson, Spider Jerusalem, Shadow Moon, Federico M. e tutti quelli che ci aiutano e forniscono consulenze su vari temi.

maicolengel at butac punto it

Se avete voglia di aiutare Butac potete farlo anche solo con l’offerta di un caffé, su Patreon!

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.