8MILIONIVEGAN

“Sarebbe bello se si riuscisse a spiegarla bene”, mi accenna Maicolengel girandomi questa notizia battuta dall’ANSA col titolo piuttosto chiacchierato. Sarebbe bello… se solo non fosse propriamente demistificabile da un semplice scrittore.

Ma ci proviamo, dài.

Avrete sicuramente letto questa notizia.

ansa_vegan

Con dieta vegan in tutto mondo 8,1 mln morti meno nel 2050

Se tutto il mondo adottasse una dieta strettamente vegana si risparmierebbero 8,1 milioni di morti premature da qui al 2050, ma anche un cambiamento minore che limiti il consumo di carni rosse a circa 300 grammi alla settimana ne eviterebbe più di 5 milioni. Lo afferma uno studio della Oxford university pubblicato dalla rivista Pnas, che ha calcolato anche i risparmi in termini economici che si otterrebbero.

I ricercatori hanno elaborato quattro diversi scenari[.] Il maggior guadagno in termini di vite salvate, soprattutto per le minori malattie cardiovascolari ma anche per tumori e patologie legate all’obesità, verrebbe appunto dalla dieta vegana, seguita dalla vegetariana (7,4 milioni di morti risparmiate). Queste due permetterebbero anche i maggiori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni, del 63% per la dieta vegetariana e del 70% per la vegana, mentre quella ‘moderatamente carnivora’ le ridurrebbe del 30%. I benefici economici per i sistemi sanitari andrebbero dai 700 ai mille miliardi di dollari l’anno.

Tutto molto bello! Uno studio che finalmente sembra dare ragione a uno stile di vita, quello vegan, decisamente restrittivo. Addirittura, si parla di benefici per il mondo intero! Mille miliardi di dollari risparmiati per il sistema sanitario! E NESSUNO TE LO DICE!!!111uno

Vero, l’idea sembrava quella di un pezzo bufala o grandemente ingigantito. Nella realtà, non è neppure disinformazione: è solo una non-notizia,  un pezzo inconcludente per continuare la disperata caccia al click. Un concentrato di “fannullonite acuta” con la voglia disperata di riempire un buco nelle notizie e di portare a casa la pagnotta.

red-tomato-meteoriteSenza escludere il titolo ampiamente sensazionalistico e ammiccante, l’intero articolo non fa che un sunto sbagliato, fazioso e incompleto dell’argomento. Ci si sofferma molto sulle presunte “morti risparmiate” dei regimi senza consumo di carne rossa; seppure il tono non sia quello, tutto suona come un panegirico della scelta vegan. Di tutto il resto, c’è solo un pallido accenno. La domanda sorge spontanea: cosa dice davvero lo studio?

Intanto linkiamolo, che è meglioAnalysis and valuation of the health and climate change cobenefits of dietary change. Il paper è stato scritto da Marco Springmann et al. e affianca, oltre alle previsioni di riferimento della FAO, una stima di dati di tre scenari futuri. Questi ultimi vengono elaborati basandosi su 3 modelli alimentari: uno con riduzione di carne, uno con una dieta vegetariana e una con una dieta vegana. Queste predizioni partono da alcuni dati raccolti dalla letteratura epidemiologica e unisce ipotizza l’impatto sulla salute e sull’ambiente che potrebbero avere alcuni tipi di regimi alimentari – dieta mediterranea, vegetariana e vegana. Stando a quanto scritto dagli autori, lo studio vuole fornire un’analisi comparativa dei possibili benefici per la salute e per l’ambiente delle maggiori aree mondiali attraverso proiezioni probabilistiche nel futuro.

Avrete notato che ho volutamente messo in grassetto alcuni termini nel paragrafo precedente. L’ANSA non spiega il carattere prettamente ipotetico di questo studio. Lo lascia sottintendere, ma non lo spiega a fondo: questi modelli statistici partono da alcuni dati già noti e, supponendo una certa costanza nel tempo, elaborano possibili scenari dei quali non possono avere la certezza assoluta.

Le cifre stimate – gli otto milioni di morti prevenute in meno sono un dato presentato e leggibile nello studio – intendono decessi prevenuti per i rischi legati all’alimentazione, ogni anno, specialmente per i soggetti sovrappeso e obesi. Le previsioni partono infatti dai dati noti sulla diminuzione dei fattori di rischio noti, ma secondo le supposizioni dei ricercatori, ciò comporterebbe la diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari, infarto, cancro e diabete di tipo 2.

VegetablesInoltre, parliamo di morti in meno a confronto di una crescita demografica supposta come costante. In conclusione, se queste proiezioni fossero confermate, si parlerebbe di una riduzione della mortalità totale (nel 2050) fra il 6% e il 10%.

Changes in the consumption of red meat, fruits, and vegetables and in total energy intake could result in reductions in total mortality of 6–10%, compared with a reference diet in 2050.

Gli stessi autori del paper spiegano che sussistono altre fonti di incertezza che gli stessi autori non sono capaci di prevedere. Fra queste abbiamo la domanda per il cibo e la mortalità, ma non sono escluse novità su possibili legami dose-risposta o altri effetti.

Those uncertainties include food demand and mortality projections, possible deviations from the linear dose–response relationships linking risk factors and mortality, and our inability to remove all possible confounding effects when deriving relative risk parameters.

Più e più volte, nel testo, si fa presente il limite di queste previsioni e fin dall’inizio si accenna che queste proiezioni richiederebbero, oltretutto, un drastico cambiamento nei regimi alimentari di tutte le zone interessate.

significant changes in the global food system would be necessary for regional diets to match the dietary patterns studied here.

Sbandierare come “certo” un dato qualunque – fra l’altro presente nel testo – non è scrivere per spirito divulgativo, bensì lucrativo. Quanti di voi hanno cliccato sulla notizia? Quanti fra voi vegani hanno cliccato per avere la prova definitiva della correttezza della propria scelta etica?

Bene, siete stati presi in giro da un articolista fannullone che meriterebbe di tornare davvero in mezzo ai campi. Nel frattempo, vi segnalo questo pezzo di Wired che è sicuramente un filo più completo e meno raffazzonato. Che spiega anche la questione gas serra.

Anche l’impatto sulle emissioni di gas serra, sempre stando alle stime dei ricercatori, potrebbe essere altrettanto importante: l’adozione di una dieta vegetariana o vegana potrebbe ridurre le emissioni dovute agli allevamenti intensivi, rispettivamente, del 63% e del 70%. Considerando il valore economico della salute umana, in termini di costi per i sistemi sanitari nazionali e di giornate lavorative perse, gli scienziati hanno valutato un risparmio derivante dal cambio di alimentazione che si aggira sui 30 biliardi di dollari ogni anno. Una cifra che potrebbe salire ulteriormente se vi si aggiungesse il costo degli eventi estremi dovuti ai cambiamenti climatici derivanti, a loro volta, dalle emissioni di gas serra – anche se, in questo caso, si tratta di una stima molto più complessa.

Perché dunque lo studio non è demistificabile? Perché c’è davvero poco altro da dire. Non sono un esperto e il massimo che posso fare è spiegare cosa c’è che non va nella notizia data dall’ANSA. Per tutto il resto, vigono le solite raccomandazioni: un singolo studio non cambia l’opinione della comunità scientifica da un giorno all’altro.

Il dibattito è ancora aperto e l’ultima parola su questo legame spetta sempre e solo agli esperti. Non credo sia il caso del PNAS, ma bisogna ricordarsi che esistono comunque errori di metodo o di elaborazione dei dati che potrebbero essere sfuggiti alla prima revisione. Spetta a loro discutere nel merito, non alle pagine Facebook. E neppure al primo che vuole riempire un buco nella programmazione.

Il Ninth
[Critiche, segnalazioni, minacce di morte, tette? Scrivete a [email protected]]

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!