A digiuno di strategie comunicative corrette

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Noemi mi ha inviato questo articolo, un po’ datato, certo, ma il modo in cui è strutturato è sicuramente attuale. Inizialmente pensavo fosse opera di un giornalista a caccia di scoop a tutti i costi visto lo stile iniziale sensazionalistico. Cercando chi è l’autore di tale articolo scopro che è il coordinatore delle Ricerche all’Istituto Mario Negri di Bergamo, che forse necessiterebbe di un corso di “corretta e leale comunicazione”.
Andiamo a vedere se le notizie sono una bufala o se sono vere, e se forse sarebbe stato il caso di correggere un po’ il tiro, soprattutto nelle parti iniziali.

Già con il sottotitolo partiamo bene:

Quando ci si astiene dal cibo per 24 ore nel cervello si formano nuovi neuroni

Ora, ho sostenuto gli esami di anatomia e di fisiologia nel lontano 1996, quindi ammetto che alcuni miti di queste materie possano essere stati sfatati, ma con una breve ricerca sul sito dell’università di Trieste ho trovato che:

I neuroni sono le cellule più vecchie e più lunghe dell’organismo. I neuroni si mantengono per tutta la vita: mentre le altre cellule muoiono e vengono rimpiazzate, questo non si verifica per i neuroni. Da vecchi, però, abbiamo meno neuroni che da giovani ma quelli che sono rimasti sono comunque gli stessi di quando eravamo piccoli.Ciò nonostante, dati pubblicati nel Novembre del 1998 hanno indicano che almeno in una regione del cervello (l’ippocampo), nuovi neuroni POSSONO crescere nell’uomo adulto.

Non è cambiato nulla. I neuroni, in un essere umano adulto possono diminuire ma non aumentare. Esiste una sola zona del nostro cervello dove la neurogenesi è attiva anche in età adulta: l’ippocampo. Sembra quindi che con il digiuno la neurogenesi possa aumentare, portando benefici soprattutto a chi soffre di Alzheimer poiché l’ippocampo è coinvolto nei processi di memoria a lungo termine e nella “navigazione spaziale”.

L’autore di questo articolo si dilunga sui benefici del digiuno, citando solo alcuni degli autori di uno studio ma senza linkarlo o scriverne il titolo (perché?).

Per fortuna non è stato difficile trovarlo e scoprire che sì nell’articolo Meal frequency and timing in health and disease compare questa frase:

Moreover, IER [Intermittent Energy Restriction, NdTS] increases the production of trophic factors that promote neuronal survival, neurogenesis, and the formation and strengthening of synapses in the brain (43)

Inoltre, IER aumenta la produzione di fattori trofici che promuovono la sopravvivenza neuronale, la neurogenesi e la formazione e il potenziamento delle sinapsi nel cervello

Quel numerino tra parentesi, facilmente rintracciabile nella bibliografia, ha solleticato la mia curiosità. Così sono andata a cercare lo studio “Marosi K, Mattson MP (2014) BDNF mediates adaptive brain and body responses to energetic challenges. Trends Endocrinol Metab 25(2):89–98” su PubMed, sperando in un colpo di fortuna. Non essendo un neurologo non ho la pretesa di avere la totale comprensione del testo, ma leggendolo qualche dubbio mi è sorto. Soprattutto durante questi passaggi:

BDNF [brain-derived neurotrophic factor, ndTS] signaling may have evolved to play a role in cognition-enhancing effects of running, and intermittent food deprivation [3]. Indeed, rodent and human studies show that cognitive function is enhanced by running and intermittent fasting, and BDNF may play a role in this [4]. […] compared to more sedentary rodents, runners exhibit improved performance in tests of spatial learning and memory [5, 6]. Running and other types of aerobic exercise can also enhance cognitive performance [10] and increase serum BDNF levels [11] in human subjects. Running also lessens anxiety and depression in animal models by BDNF-mediated mechanisms, consistent with a role for BDNF in alleviating anxiety and depression in humans [12-14]. Dietary energy restriction can also exert anxiolytic effects, which may involve BDNF and ketone bodies [15-17]. […] On the other hand, while energy restriction can enhance neurogenesis, it typically reduces mTOR [mammalian target of rapamycin] and suppresses overall cellular protein synthesis, while preserving synthesis of proteins critical for the ongoing function and survival of the cells. It will therefore be important to understand the molecular mechanisms by which BDNF regulates adaptive responses of neurons to activity-dependent changes in neuronal energy metabolism and protein synthesis.

 Vi traduco le parti a mio avviso più importanti:

[…] Infatti, studi sui roditori e sull’uomo dimostrano che la funzione cognitiva è arricchita dalla corsa e dal digiuno intermittente, e BDNF può giocare un ruolo in questo [4]. […]rispetto ai roditori più sedentari, i corridori mostrano il miglioramento delle prestazioni nei test di apprendimento spaziale e della memoria [5, 6]. […] La corsa e altri tipi di esercizio aerobico possono anche migliorare le prestazioni cognitive [10] e aumentare i livelli sierici di BDNF [11] in soggetti umani. La corsa attenua anche ansia e depressione nei modelli animali con meccanismi BDNF-mediati, in linea con un ruolo per BDNF nell’alleviare l’ansia e la depressione negli esseri umani [12-14]. La restrizione (diminuzione) nell’apporto energetico alimentare può anche esercitare effetti ansiolitici, che che possono includere BDNF e corpi chetonici [15-17]. […] D’altra parte, mentre la diminuzione [nell’apporto] energetica può migliorare la neurogenesi, riduce tipicamente mTOR e sopprime la sintesi delle proteine cellulari generale, preservando la sintesi delle proteine critiche per la funzione in corso e la sopravvivenza delle cellule.

Saltando alle conclusioni dell’articolo:

Emerging findings suggest that BDNF is a critical player in adaptive responses of the brain and body to metabolic challenges such as intermittent fasting and exercise, as well as to intellectual challenges (see box 3). Produced in a neuronal activity-dependent manner, BDNF signaling enhances synaptic plasticity and promotes neurogenesis, and may thereby mediate beneficial effects of intermittent energetic challenges on cognition and mood. […] A chronic positive energy balance resulting from lack of exercise and overeating can result in reduced BDNF signaling which may contribute to the development of the metabolic syndrome and obesity, and to susceptibility to AD and PD, the most common age-related neurodegenerative disorders.

I risultati emergenti suggeriscono che BDNF giochi un ruolo fondamentale nella risposta adattativa del cervello e del corpo alle sfide metaboliche come il digiuno intermittente e l’esercizio fisico, nonché alle sfide intellettuali (vedi riquadro 3). Prodotto in maniera attività neuronale -dipendente, BDNF migliora la plasticità sinaptica e promuove la neurogenesi, e può quindi essere responsabile degli effetti benefici delle difficoltà energetiche intermittenti sulla cognizione e umore. […] Un bilancio energetico positivo cronico derivante dalla mancanza di esercizio fisico e dall’eccesso di cibo può causare una ridotta segnalazione BDNF i quali possono contribuire allo sviluppo della sindrome metabolica e l’obesità, e alla suscettibilità ad AD [Alzheimer] e PD [Parkinson], le più comuni patologie neurodegenerative legate all’età.

Mentre nell’articolo apparso su PNAS nelle conclusioni/future directions gli autori specificano che:

Further animal studies are required to better elucidate the cellular and molecular mechanisms by which meal frequency, IER, and TRF [time restricted feeding, NdTS] affect health and disease susceptibility, as well as the impact of eating patterns on extant disease processes in various experimental models. […] We are hopeful that in the future, we may be better able to help individuals achieve the healthy behavior changes they desire

Mi sembra che da qui a scrivere che:

Stare un po’ senza mangiare fra l’altro riduce l’infiammazione, migliora la risposta immune e potenzia la capacità delle cellule di liberarsi da sostanze di scarto. E non basta, il digiuno rallenta persino la crescita dei tumori, almeno nei topi; anche le cellule del cancro hanno bisogno di energia ma non sanno farlo utilizzando i chetoni. Così in animali che mangiano un giorno sì e uno no il tumore non cresce.

ci sia un oceano di mezzo. Almeno dal punto di vista scientifico.

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Tutto l’articolo si basa su quanto faccia bene il digiuno e quanto invece siano dannose o carenti di evidenze scientifiche le nostre abitudini alimentari. La colazione? Non ci sono prove che faccia bene. La merenda? Idem. Cosa invece non prende assolutamente in considerazione l’autore dell’articolo del Corriere sono le premesse dello studio americano che possono essere riassunte in questo grafico:

graf

Negli ultimi 60 anni l’intake calorico di un americano medio è passato da 2100 Kcal/die a 2800 Kcal/die; contemporaneamente è aumentato il numero di automobili e il numero di famiglie dotate di computer. Questi fattori, uniti a un lavoro sedentario e a uno stile di vita altrettanto “comodo” hanno favorito l’aumento dell’obesità adolescenziale e adulta. Ecco, in questo caso criticare colazioni, merende e pasti va bene, sappiamo più o meno tutti che le abitudini alimentari degli americani non sono propriamente le più salutari. Quindi a loro osservare un periodo di digiuno durante l’arco delle 24 ore potrebbe effettivamente portare giovamenti. (Non voglio entrare nel merito della corretta alimentazione, non è questa la sede.)

Fortunatamente l’autore corregge il tiro nelle sue conclusioni, ammettendo che alcuni meccanismi sono ancora sconosciuti e che ovviamente sono necessari ulteriori studi e approfondimenti. Se avesse iniziato l’articolo con lo stesso tono delle conclusioni sarebbe stato molto meglio.
Mi chiedo però quanti danni possa aver fatto e possa fare ancor oggi, a un anno e mezzo di distanza, un articolo con un taglio simile. Quanti effettivamente hanno letto l’articolo fino in fondo e cercato approfondimenti prima di dedicarsi alla pratica del “digiuno fai da te”?

Thunderstruck at butac punto it

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