In arresto gli oppositori

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Navalny

Tante testate italiane hanno raccontato l’arresto di Aleksej Naval’nyj (o Navalny come ho visto riportato su alcuni giornali) come un sopruso da parte di Putin che si vede minacciare da quello che è il leader dell’opposizione, alcuni hanno poi corretto il tiro nell’articolo, raccontando un po’ meglio la vicenda. Ma il messaggio che è arrivato alla maggioranza dei pigri lettori italiani, che si fermano al titolo, è che in Russia sia stato arrestato l’equivalente di un nostro Salvini o DiMaio solo perché stava manifestando contro il governo, anzi più precisamente contro la corruzione.

Vediamo di fare chiarezza su questa storia, perché non è proprio andata così.

Aleksej Anatol’evič Naval’nyj, 42enne blogger, avvocato e attivista russo è stato veramente arrestato nei giorni scorsi, ma la causa dell’arresto non è aver manifestato, bensì averlo fatto dove non aveva i permessi. Stamattina in radio ho sentito qualcuno dire “Beh, se manifestava contro il governo è normale non avere i permessi”. Volendo sì, se sei in un Paese sotto dittatura, ma in un Paese democratico come dovrebbe essere attualmente la Russia se decido di manifestare, qualsiasi sia la motivazione, posso farlo liberamente, ma presentando una richiesta alla questura (o chi per loro) e attenendomi alle regole che mi vengono date (luoghi e orari di inizio e fine); non serve solo per rendere nota la manifestazione alle Forze dell’Ordine, ma anche per organizzare questioni pratiche come il trasporto pubblico indi evitare rischi alla cittadinanza e ai manifestanti. Ovviamente una manifestazione contro il governo difficilmente verrà autorizzata di fronte al Cremlino, e difatti le posizioni date a questo genere di manifestazione in Russia sono quasi sempre periferiche. Anche da noi se non rispetti le indicazioni della questura puoi esser caricato su un cellulare della Polizia e portato in centrale, e probabilmente se sei l’organizzatore della manifestazione anche da noi potresti correre il rischio di farti qualche giorno di carcere. In Italia, a quanto mi risulta, questo succede molto raramente, e si permette a politici col loro seguito ad andare dentro ai campi Rom per lamentarsi degli stessi Rom, pur contro ogni parere della questura, e nessuno li arresta, sia mai, anzi, si è persino costretti a difenderli dalle manifestazioni d’affetto che in quei luoghi ricevono.

Navalny ha fatto lo stesso, solo che l’ha fatto in Russia, dove evidentemente la legge viene fatta rispettare in altra maniera che da noi. Quindi non è stato arrestato perché manifestava, ma perché manifestava nella zona a lui non autorizzata.

Ma c’è un altro punto poco chiaro sui giornali: Navalny viene indicato come capo dell’opposizione, e io ammetto che fino a tre anni fa manco sapevo esistesse (colpa mia che di politica russa ammetto di disinteressarmi molto). Il blogger arrestato è sicuramente una spina nel fianco dell’attuale governo, al punto che il Wall Street Journal nel 2012 lo chiamava:

The Man Vladimir Putin Fears Most

Navalny ha sicuramente dato un immenso risultato nelle elezioni per il sindaco di Mosca, guadagnando un 27% di preferenze a dispetto di previsioni che lo vedevano sotto al 20%, e su Mosca è sicuramente l’antagonista più forte per i candidati governativi. Ma a livello nazionale, per ora, le cose non stanno allo stesso modo, Alexei ha molto meno appeal di altri partiti più noti e con seguito. Come spiegano su Laveda, che ha condotto un sondaggio sulle possibilità di Navalny di diventare premier, a oggi i numeri sono bassissimi, il campione non era immenso, solo 1600 intervistati, ma i numeri sono davvero minuscoli. Come preferenze al momento è più paragonabile a una Meloni che a un Salvini. Non definiremmo mai la Meloni il leader dell’opposizione in Italia, perché sostenerlo di Alexei? Sicuramente perché a certe testate sta più simpatico di altri, è più giovane, più pronto alla battaglia.

Ma siamo in Russia, i bastoni tra le ruote quando possibile vengono messi a tutti, come spiega il professor Ericson:

“The [opposition leaders] we know now have been thoroughly discredited and essentially denied any and all resources to be able to successfully resist,” Richard E. Ericson, an economics professor and Russia watcher at East Carolina University said in a phone interview.

Given this climate of repression, he says its unlikely that Navalny or other leaders will be able to galvanize support once again. According to Ericson, it’ll take renewed protest — and a fresh crop of dissidents to break through the Kremlin’s defenses enough to spark any sort of change.

“I leader dell’opposizione che conosciamo oggi sono stati meticolosamente screditati ed è stato loro essenzialmente negato l’accesso a ogni risorsa grazie alla quale potrebbero riuscire a fare opposizione” ha detto in un’intervista telefonica Richard E. Ericson, professore di economia e osservatore della Russia alla East Carolina University.

Visto questo clima di repressione, Ericson sostiene che sia improbabile che Navalny o altri leader riescano a stimolare nuovamente chi li ha supportati. Ci vorrebbero rinnovate proteste e una nuova cerchia di dissidenti per fare sufficiente breccia nelle difese del Cremlino da accendere nuove scintille di cambiamento.

Come racconta Wikipedia:

After the Perestroika reforms in the 1990s, there were over 100 registered parties in Russia, but the people elected to the State Duma showcased only a small number of parties. Since 2000, during Vladimir Putin’s presidency, the number of parties quickly decreased. From 2008 to 2012 there were only 7 parties in Russia, and every new attempt to register new, independent parties was blocked. The last registered party was the government-organized Right Cause. Before the 2011 parliamentary elections, about 10 opposition parties were denied registration. However, after a series of mass protests and a 2011 European Court decision on the case of the Republican Party of Russia, the law was changed and the number of registered parties quickly increased to more than 48 in December 2012.

Dopo le riforme della Perestroika negli anni Novanta, nonostante la presenza di oltre cento partiti politici in Russia, gli eletti nella Duma rappresentavano soltanto un piccolo numero di essi. Dagli anni Duemila, durante la presidenza di Vladimir Putin, il numero di partiti è sceso rapidamente. Dal 2008 al 2012 ci sono stati solo 7 partiti in Russia, e ogni tentativo di registrarne di nuovi e indipendenti è stato bloccato. L’ultimo partito registrato è stato Right Cause, organizzato dal governo. Prima delle elezioni parlamentari del 2011 a circa 10 partiti dell’opposizione è stata negata la registrazione. Tuttavia, dopo una serie di proteste di massa e una decisione della Corte Europea del 2011 riguardo al caso del Partito Repubblicano Russo, la legge è stata cambiata e il numero dei partiti è rapidamente risalito fino a 48 nel dicembre del 2012.

Basta fare un giro online per vedere le vicende del partito di Alexei e per accorgersi che siamo di fronte a un’offensiva identica a quelle raccontate precedentemente, nulla che non sia noto alle testate politiche mondiali, ovviamente alcune sminuiscono altre ingigantiscono perché l’obiettività è un’utopia che non fa parte di questo mondo.

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Basandosi su questi attacchi e sulla pessima pubblicità che viene fatta al soggetto da parte della stampa filogovernativa la vedo dura che possa in un futuro prossimo contare di diventare davvero il singolo leader di una vera opposizione.

Sull’argomento “oppositori arrestati” su L’Antidiplomatico è uscito un articolo che vuole un po’ rispondere ai tanti in supporto di Navalnj:

MENTANA, TU SAI CHI E’ MATEUSZ PISKORSKI?

L’articolo è firmato da una vecchia conoscenza di BUTAC, Giulietto Chiesa, che vuole portare all’attenzione dei media il fatto che ci sia un altro leader dell’opposizione detenuto, in Polonia, l’articolo di Giulietto è in realtà un post su Facebook ripreso sulla testata, poche irriverenti righe:

Se lo sapessi penso che avresti tenuto la lingua a posto invece di indignarti per Navalnij. Siccome non lo sai, te lo ricordo io.

Mateusz è in galera, in Polonia, da quasi un anno, imputato di avere detto che la NATO sta provocando la Russia. È il capo di un piccolo partito di opposizione. È cittadino europeo. Ma tu, come Ezio Mauro su Repubblica, vi strappate le vesti perché Navalnij è stato fermato per qualche giorno.

Due pesi e due misure: se l’Europa “democratica” si comporta da paese autoritario, allora va bene?

Un giro nella sezione commenti de L’AntiDiplomatico ci ricorda dove ci troviamo:

  • Mentana, Ezio Mauro, Botteri, Saviano sono fra i peggiori untori della propaganda di regime, miserabili senza vergogna che mentono sapendo di mentire, manifestando la attitudine tipica dei peggiori criminali, quella di pretendere di attribuire ai loro delitti un movente di natura “morale”!
  • Mentana come i suoi colleghi prima di parlare di informazione e di democrazia dovrebbe sollevarsi i calzoni e alcuni potrebbero non credere che si prostituisce!
  • Mentana è un servo del sistema…da sempre…
  • Il cittadino Mentana dimentica troppo facilmente che lui sta parlando di diritti risiedendo nello stesso stato che si è macchiato dell’infamia della Diaz e di Bolzaneto.

Qualcuno cerca di fare chiarezza:

D’accordissimo sugli argomenti a proposito dell’agente yankee Aleksej Navalnyj e delle omelie di dolore dei media nostrani. Ma tale Mateusz Piskorski, arrestato lo scorso maggio con l’accusa di “spionaggio a favore di un paese straniero”, è leader del movimento “Zmiana” e direttore del Centro di analisi geopolitica, ex membro della coalizione di destra al governo, legato a raggruppamenti di estrema destra russi e di quando in quando amava farsi riprendere alle fiaccolate della Falange fascista polacca, bruciando bandiere USA e NATO. Il suo arresto (per tre mesi) alla vigilia del vertice NATO di Varsavia, serviva forse a “dimostrare l’imparzialità” di un governo di destra che, dopo aver arrestato gruppi interi di militanti comunisti, con l’accusa di propagandare “idee antidemocratiche”, può mettere in galera anche un proprio ex camerata che chiede l’uscita dalla Nato, ma alla maniera di Salvini. Più che naturale che le difese di Piskorski fossero state prese dai camerati tedeschi del mensile “Zuerst!”. Un po’ di attenzione dunque ai soggetti portati a paragone.

A questo credo sia importante aggiungere che le accuse mosse a Péiskorski (secondo la stampa) erano di essere una spia pagata dai russi, come riporta il Guardian:

Polish prosecutors have detained the leader of a small, pro-Kremlin political party on suspicion of spying, the latest in a string of espionage cases on Nato’s eastern flank.

Prosecutors did not disclose the specific allegations against him but Polish media reported that Piskorski, who founded Zmiana in 2015, was suspected of spying for Russia, and also possibly China.

I procuratori polacchi hanno arrestato il leader di un piccolo partito pro-Cremlino per sospetto spionaggio, l’ultimo di una serie di casi di spionaggio nel lato orientale della NATO.

I procuratori non hanno rilasciato dichiarazioni sulle accuse specifiche a suo carico ma media polacchi hanno riportato che Piskorski, che ha fondato Zmiana nel 2015, è sospettato di spionaggio in Russia e forse anche in Cina.

Quindi siamo di fronte a quello che potremmo definire un estremista con possibili supporti economici da Russia o/e Cina. Non ritengo sia possibile fare un paragone con Navalny. Ma lascio a voi ulteriori considerazioni.

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Concludendo

Navalny è stato arrestato perché ha manifestato dove non aveva alcuna autorizzazione, ma non lo si può definire il leader dell’opposizione, ma uno fra i tanti , ed è un agguerrito anti-Putin che dà molto fastidio al governo russo, questo è certo. Se sarà capace di crescere (e glielo lasceranno fare) vedremo come si evolverà la sua carriera politica.

maicolengel at butac punto it

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