Autismo e smartphone

8
127

Mi viene segnalata una notizia che è apparsa sul Mattino di Padova:

Poco sonno e uso di smartphone possibili cause di autismo per i bimbi

Un po’ mi rincuora quel “possibili cause” che lascia il beneficio del dubbio, ma leggendo l’articolo il dubbio sembra quasi svanire, visto che le parole che vengono usate sono di questo genere:

Secondo i più recenti studi negli ultimi anni ad un amento molto forte di una patologia simile all’autismo ma definita “disturbo dello spettro autistico”. L’origine del primo disturbo sembra essere genetica, mentre quella del secondo appare essere determinata dall’ambiente in cui il bambino cresce e si sviluppa (epigenetica), mentre nel primo caso non possiamo che sperare nella cura, nel secondo un ruolo determinante può essere rappresentato dalla prevenzione.

I “recenti studi” americani sono quelli sostenuti da Ian McGilchrist e Susan Greenfield, entrambi già trattati dalla comunità scientifica internazionale. Non sono ricerche pubblicate quelle di cui parliamo, ma teorie basate sul niente, teorie che non portano riscontri ed evidenze scientifiche ma solo supposizioni.

Premetto, non voglio difendere lo smodato uso del cellulare che viene fatto da tutti, grandi e piccoli, oggigiorno. Io stesso vorrei girare con in tasca un dispositivo che (quando lo desiderassi) rendesse inutilizzabile la rete internet nell’area attorno a me. Quando sono con amici e mi accorgo che alcuni di loro passano più tempo con gli occhi sullo schermo invece che a osservare quello che li circonda mi viene un po’ di rabbia. Ma da qui a sostenere una correlazione sull’uso dei telefoni cellulari e l’autismo ce ne vuole.

Pseudoscienza, cattiva scienza

Ben Goldacre, medico, divulgatore scientifico, mio personale autore preferito quando si tratta di pseudoscienza e giornalismo, aveva già trattato queste teorie bislacche rilevando fin da subito le evidenti problematiche delle teorie della Greenfield. Ricerche che guarda caso non sono state pubblicate, ma anche quelle di cui parla Il Mattino non trovano riscontro nelle pubblicazioni scientifiche.

Gli studi a cui fa riferimento il Mattino non vengono citati, ma nell’articolo viene intervistato il Dott. Luigi Gallimberti:

Recentissimi studi epidemiologici hanno permesso di ipotizzare che all’origine dell’insorgenza di uno “spettro autistico” potrebbero concorrere due stili educativi che stanno, purtroppo, diffondendosi: la deprivazione di sonno e la mancata educazione ad aspettare la ricompensa (“viziare i bambini”).

In entrambi i casi, come sarà approfondito nella relazione, i device elettronici sembrano ricoprire un ruolo determinante. “In base alle nostre esperienze – spiega il professor Luigi Gallimberti – , psichiatra e presidente della Fondazione Novella Fronda – le regole educative alle quali un genitore non deve sottrarsi sono fondamentalmente due: la prima riguarda la capacità di non viziare il proprio bambino, premiandolo solo a fronte di una fatica che giustifichi il premio, non quindi senza motivazione. La seconda, fare in modo che il bambino possa dormire le ore che servono, dalle 10 alle 11 ore per notte. I bambini più viziati tendono ad andare a letto molto tardi e dormire meno ore”.

Gallimberti ha alcune pubblicazioni riportate su PubMed, le più recenti:

Problematic cell phone use for text messaging and substance abuse in early adolescence (11- to 13-year-olds).

The aim of our study was to examine the association between problematic cell phone use (PCPU) for text messaging and substance abuse in young adolescents.

Prevalence of substance use and abuse in late childhood and early adolescence: What are the implications?

The aim of the present study was to assess the prevalence by gender of substance use and misuse in late childhood and early adolescence

In nessuno dei due si fa riferimento ai disturbi dello spettro autistico, ma nel primo si fa riferimento all’uso (abuso) di telefoni cellulari e all’abuso di sostanze. Qui potete trovare le pubblicazioni di Gallimberti scritte finora.

LEGGI ANCHE:  Attualmente Vaccini - la raccolta

Le diagnosi

Una cosa che il Mattino non ci dice è che uno specialista può diagnosticare un disturbo dello spettro autistico fin dai 18 mesi del bambino. Essendo così ampia la gamma di disturbi può essere che un medico non esperto non si accorga fin da subito del disturbo, e che i sintomi si evidenzino col crescere. Ma i segni, se cercati con attenzione, sono già presenti in bimbi di circa due anni. Se non li cerchiamo potremmo non accorgercene fino all’adolescenza. Ma il fatto che l’esperto sia capace di vederli a due anni dovrebbe farci capire che le due cose non possono essere correlate, a quell’età difatti i bimbi ancora non usano il cellulare, non dovrebbero guardare degli schermi e normalmente dormono tutte e 11 le loro ore di sonno (chi più chi meno, chi tutte in una volta chi in più piccoli pisolini).

Ma la conoscenza dei disturbi dello spettro autistico è cosa “recente” nel nostro paese, sono tantissimi i medici fermi ancora a quel poco che hanno studiato all’università, magari 30 o 40 anni fa. Le diagnosi sono in aumento solo perché più siamo capaci di riconoscere i sintomi più siamo in grado di esser precisi nell’identificare il disturbo.

Come spiega Neurology:

it often remains unrecognized and undiagnosed until or after late preschool age because appropriate tools for routine developmental screening and screening specifically for autism have not been available. Early identification of children with autism and intensive, early intervention during the toddler and preschool years improves outcome for most young children with autism.

Concludendo

Quindi no, non esiste alcuna ricerca scientifica che dimostri correlazione tra l’insorgere dei disturbi dello spettro autistico e l’uso dei cellulari, non esiste perché è dimostrato che quei disturbi sono diagnosticabili prima che il bambino posso aver abusato di quel tipo di gadget tecnologici.

Se avete voglia di approfondire sulle teorie della Greenfield c’è anche questo divertente ed interessante articolo sul Guardian del 2014.  Qui un articolo su BigThink che smonta le due teorie americane sulla correlazione.

LEGGI ANCHE:  Due vittorie... e una piccola sconfitta!

Se invece volete vedere il TED di Ben Goldacre sul combattere la cattiva scienza, beh, accomodatevi:

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!