Bambini a scuola senza pasto

maicolengel butac 5 Nov 2014
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DIGIUNO-SCUOLA
Questa storiella in realtà non necessita di una vera sbufalata, è già stata fatta dal Corriere che si è preoccupato di andare ad intervistare il dirigente scolastico che avrebbe lanciato il sasso. La storia è leggeremente diversa da come può sembrare, e, onestamente mi trova d’accordo con il preside.10582352_10204201234344218_1832118652_n
 

Succede che in una scuola napoletana, l’Istituto Bracco di Soccavo, sia stato diffuso un comunicato per i genitori, dove si spiegava che gli alunni che non avessero presentato il bollettino pagato per i pasti non avrebbero ricevuto nulla. E tutti ad immaginarsi questi poveri bambini a digiuno fino alle 16:30. Ma occorre fare un passo indietro e raccontare tutta la storia, come ha fatto il Corriere:

La direttrice scolastica Irene de Riccardis, da 9 anni al Bracco, spiega: «Non diciamo sciocchezze. Nessun alunno resta digiuno. Ma esiste un piano legale, e riguarda il pagamento della retta di refezione, e uno umano, per il quale ai bambini rimasti senza primo e secondo piatto provvediamo con un panino di tasca nostra. Capito in che situazione ci troviamo?». Perché si è arrivati a tanto? «Perché i genitori – dice la direttrice al Corriere – sono spesso irresponsabili. Iscrivono il proprio figlio al tempo ‘prolungato’, cioè fino alle 16 e 15, e poi non pagano per la refezione, un servizio comunale. E al Comune di Napoli devo ogni giorno dar conto del numero esatto di pasti necessari, non si scherza».

Quindi si tratta di genitori irresponsabili, non di dirigente brutta e cattiva.

Genitori che se ne infischiano molto delle condizioni in cui è il bambino, e usano la scuola come un parcheggio. Capiamoci, l’Istituto Bracco fa pagare i meno abbienti 50 centesimi a pasto, chi molla il bambino a scuola fino alle 16:30 di solito lo fa perché sta lavorando, quindi qualche cosa guadagnerà, togliere 50 centesimi da quello che incassa non credo possa cambiare di molto la cosa. E invece evidentemente per alcuni genitori la cosa cambia, e di molto, e far senza di quei 15 euro al mese è evidentemente un ostacolo insormontabile.

Conosco il problema, alcuni genitori fanno così anche qui a Bologna, e anche qui capita che siano insegnanti, dirigenti scolastici o altri genitori a fare cassa comune per i bimbi che si trovano in quella situazione.

Molti hanno trovato disdicevole il fatto che uno non possa portare il pranzo da casa, li capisco, evidentemente sono genitori che, come me, erano abituati al classico panino al prosciutto fatto dalla mamma. Ma sono cambiati i tempi, c’è l’ansia da malattie, pensateci. Domani vostro figlio torna da scuola con un’intossicazione alimentare, se si sa cosa hanno mangiato TUTTI i ragazzi si può indagare per bene e colpevolizzare subito chi ha fornito il pasto, se invece in classe oltre alla refezione normale hanno circolato altri cibi il dubbio ricade su tutti coloro che hanno portato a scuola altro. Lo stesso vale per le allergie e le intolleranze alimentari. Se a scuola circola solo cibo pre deciso e preparato da altri si sa cosa mangeranno con anticipo, si può avvertire quando nel menù compaiono alimenti non adatti al proprio bambino. Se invece viene lasciata facoltà ai genitori di mandare a scuola i bimbi con cibo di casa gli altri genitori non potranno mai esser sicuri che (a scuola) il proprio figlio non venga accidentalmente in contatto con qualcosa che gli faccia male!

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