Buona giornata stellina

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Su Butac mi è capitato svariate volte di tirare le orecchie all’Ordine dei giornalisti, senza che nessuno mi abbia mai risposto una singola volta. Io posso capire che chi presiede l’Ordine eviti di rispondere alle critiche, d’altronde sono lì proprio per difendere i giornalisti dagli attacchi, e BUTAC non è che stia proprio simpaticissimo alla categoria.

Quello che secondo me non è chiaro è che io ho sempre avuto un’adorazione immensa per il buon giornalismo, da quando ero un ragazzetto. A 11 anni misi insieme la mia prima “testata”, fatta a mano e fotocopiata. Costava 100 lire, e quando andava bene ne vendevo 10/15 copie a scuola. In prima pagina c’era la cronaca, seconda terza e quarta erano dedicate al gossip di classe, le recensioni dei film e cartoni e le lettere alla redazione. Lo facevo con passione, tanta. E per un po’ anche all’università ho cullato l’idea di tentare quella strada.

Alla fine ho fatto altre scelte in quel percorso a bivi come una storia di Topolino, e il giornalismo è rimasto solo una passione fino ai 40 anni. Poi è arrivato BUTAC, e con il blog la mia passione per i bravi giornalisti è tornata ad ardere. Leggo tantissimo, non seguo le “firme”, poco m’importa se l’articolo che ho davanti è scritto da uno famoso o meno, se è ben fatto, se mi fa arrivare fino in fondo senza sforzo e fornendomi tutti i dati importanti per me è buon giornalismo, a priori.

Poi mi capita di venire taggato in un tweet che mi incuriosisce. Il tweet da cui si parte è del segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti che scriveva:

In un Paese civile non si danno fondi pubblici per fare festini e non si tagliano gli stanziamenti per i . Da vergogna.

Ma come, se ne ho parlato anche io di quanto fosse malfatto il servizio delle Iene, com’è possibile che il segretario nazionale dell’OdG cavalchi la vicenda con così tanta approssimazione? Per farvi un riassunto breve, UNAR non finanzia associazioni ma progetti, nel caso in questione era stato stanziato un finanziamento da 55mila euro per un progetto presentato da ANDDOS in collaborazione con La Sapienza. Il servizio delle Iene ha evidenziato come tra i club affiliati ad ANDDOS ce ne possa essere uno che organizza festini gay, ma non ci vuole una laurea per capire che ANDDOS è solo un’associazione a cui il club sotto accusa è affiliato. Non vanno soldi da ANDDOS al club (semmai il contrario) come non vanno soldi da UNAR al club. Il finanziamento serviva per pagare uno sportello anti discriminazione. Nulla di più. Bastava chiedere lumi per capire la storia.

E invece troviamo il segretario dell’Ordine che raccoglie i giornalisti italiani condividere una notizia senza inquadrarla nella maniera corretta. Esattamente come hanno fatto le Iene. E per non farsi mancare nulla il segretario lega i finanziamenti UNAR al taglio di fondi per i disabili, come se le due cose fossero collegate. Come se la seconda affermazione non fosse una bufala già trattata da tanti.

LEGGI ANCHE:  L'Ordine dei giornalisti le bufale e la stampa copia incolla

E a me cascano le braccia. Quest’uomo è stato votato dai suoi colleghi dell’Ordine per essere segretario nazionale, dovrebbe perlomeno aver ben presente che il suo ruolo è importante. Certo non è un “garante” di nulla, e ha tutto il diritto di dire quello che gli pare, ma condividere bufale? Sarei curioso di sapere cosa ne pensa di #bastabufale ma ho quasi paura a chiederlo.

Ma il tweet di partenza del segretario ha scatenato un botta e risposta che ritengo sia interessante.

Un primo utente fa notare al segretario che la notizia è maldocumentata:

@puroQuore: e voi sareste giornalisti ? Ma quanta disinformazione create es avallate … ma documentarsi mai?

la risposta è decisamente diretta:

@pirovano_paolo: si documenti lei e lo chieda a che a chi dopo questa vicenda si è dimesso. La colpa è sempre dei giornalisti… bella questa

Ha ragione il segretario, è vero che chi dirigeva UNAR si è dimesso, ma perché l’ha fatto? Per colpevolezza dimostrata o perché schifato dalla macchina del fango delle Iene? Io direi la seconda, ma non posso metterci la mano sul fuoco, il segretario invece è decisamente convinto che le dimissioni siano chiara dimostrazione di colpevolezza. Sia chiaro, qui non si tratta di mancata verifica dei fatti, ma proprio di mancata analisi della storia passata dalle Iene. Ma procediamo oltre. Il commentatore su Twitter non cede e risponde al nostro segretario:

@puroQuore: io leggo la sua affermazione qui ed è frutto di disinformazione .. basta poco per comprendere le regole bandi unar: leggerle

Che è esattamente quello che anche noi di Butac abbiamo provato a fare, ma il segretario non ci sta:

@pirovano_paolo: basterebbe poco controllare che chi si aggiudica i fondi ne fa un uso appropriato. Non è successo.

I fondi come vi abbiamo detto poco sopra erano stanziati (ora non più perché la Boschi ha deciso di sospenderne l’erogazione, conto vengano fatte le dovute verifiche, e nel caso tutto in regola riattivato il finanziamento) per un progetto preciso, non per club gay, per scoprirlo ci volevano 30 secondi, 30 secondi che evidentemente mancavano.

Il botta e risposta procede, tra accuse di analfabetismo funzionale da PuroQuore e perculate da parte di Pirovano. PuroQuore tagga anche noi nella discussione, linkando il mio articolo del 22 febbraio. Ma Pirovano non credo lo legga, l’unica sua risposta che sancisce la fine della discussione è:

buona giornata stellina.

Ironico? Offensivo? Non lo so, ma non mi piace affatto, si partiva da un suo tweet, decisamente populista, più da politico dell’opposizione che da segretario dell’Ordine. E si finisce con quello che può sembrare un saluto bonario, ma quell’uso della parola “stellina” a me fa rabbrividire. Voleva esser simpatico? Non ci è riuscito.

Ma andiamo un secondo ad analizzare il primo tweet da cui scaturiva tutto.

In un Paese civile non si danno fondi pubblici per fare festini e non si tagliano gli stanziamenti per i . Da vergogna.

Il problema non sono i fondi pubblici dell’UNAR, ma appare chiaro come il problema siano gli stanziamenti per i disabili, notizia che abbiamo visto circolare su più testate giornalistiche, evidentemente portata all’attenzione del segratario Pirovani dai suoi colleghi.

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Nel 2014 la storia ve la provavo a spiegare così:

Il fondo per i non auto sufficienti esiste dal 2006, inizialmente con 100 milioni stanziati per il 2007, poi 300 per il 2008 e 400 per il 2009, 400 per il 2010, e zero nel 2011 e 2012. Per il 2013 si erano stanziati 275 milioni e nel 2014 275 (più 75 per interventi di assistenza domiciliare per le persone affette da disabilità gravi e gravissime, che  introduceva l’erogazione nel 2014, senza però prevederne un seguito), oggi la Legge di stabilità per il 2015 ne ha stanziati 250, 100 (complessivi) in meno di un anno fa, 25 in meno di due anni fa, 250 in più rispetto a 3 e 4 anni fa. Ma chissà come mai gli stessi che oggi si lamentano nel 2011 e 12 stavano zitti, oggi paladini dei disabili, due anni fa, quando un altro governo aveva azzerato del tutto quel fondo, zitti e muti. Davvero curioso!

Ma la storia tornava fuori anche nel 2016, e anche allora ce ne eravamo occupati:

il “taglio dei fondi ai disabili” è in realtà un taglio alle province…

…un conto è affermare che sono stati stanziati più soldi per quest’anno, un conto è dire che ne serviranno di più, altro conto ancora sostenere che siano stati tolti dai fondi per classi deboli, come i disabili.

Si tratta di arte della manipolazione, vecchie tecniche applicate per parlare alla pancia dei lettori, che purtroppo abboccano come pesci all’amo.

Evidentemente anche il segretario dell’Ordine è un pesce all’amo ed ha abboccato alla perfezione.

Anche su NextQuotidiano avevano cercato di fare chiarezza sui tagli ai fondi per disabili, ma ovviamente chi legge solo i titoli dei giornali e non fa alcuna verifica non è sicuramente andato a cercare fonti più autorevoli di quelle populiste che l’hanno convinto di questa sciocchezza. Sia chiaro, Pirovano nel suo profilo Twitter apre così:

Segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Giornalista tv. Autore di 3 libri. Tweet strettamente personali. Tutti parlano, pochi sanno.

Quindi al mio “attacco” potrà sempre dire che lui lì non rappresenta l’Ordine, ma solo se stesso. Questo a mio avviso conta poco, come spiegavamo con l’appello #bastabufale tutti dovrebbero fare la loro parte nell’evitare di diffondere disinformazione, che siano segretari dell’Ordine dei giornalisti o che facciano il fornaio poco importa. Diffondere notizie non verificate è uno dei cancri della società attuale, è grave non rendersene conto specie se si lavora nel settore.

Lo so, non mi faccio amici con articoli come questo, anzi, ma proprio perché amo il giornalismo non smetterò mai di andare a fare le pulci a questi soggetti. Finché me lo permettono sarò la loro spina nel fianco.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.