BUTAC incontra i poteri forti (e due)

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Probabilmente quest’articolo interesserà solo gli abituali lettori di BUTAC, ma ritengo sia interessante per gli spunti di dibattito che può dare.

Come alcuni di voi sanno a fine giugno 2017 sono stato alla Camera dei Deputati, per un’audizione da parte della Commissione per i diritti e doveri di Internet. L’incontro è durato due ore, abbiamo parlato in tanti; riassumere tutto è complesso, per chi avesse voglia suggerisco di guardarlo, è lungo ma è decisamente l’unico sistema per coglierle appieno tutto quanto detto senza perdersi nulla.

Per comodità vostra qui potete trovare il timing degli interventi, così da poter saltare quelli che non ritenete importanti (ma sbagliate, andrebbe ascoltato tutto per davvero).

0:13:12. Paolo Attivissmo

0:24:45. Giovanni Boccia Artieri, docente di sociologia dei media digitali.

0:39:10. Walter Quattrociocchi, direttore del Computational Social Science Imt di Lucca.

0:47:40. David Puente, debunker.

0:55:25. Michelangelo Coltelli, debunker.

1:04:45. Michele Mezza e Toni Muzi Falconi di Digidig.it.

1:22:00. Antonio Palmieri, deputato.

1:30:00. Paolo Coppola, deputato.

1:34.00. Anna Masera, public editor de La Stampa.

1:38:50. Juan Carlos De Martin, componente della Commissione.

1:43:00. Stefano Quintarelli, componente della Commissione.

1:48:00. Repliche di Quattrociocchi, Puente, Attivissimo, Michelangelo Coltelli, Michele Mezza.

Ammetto che dopo la prima volta che sono stato alla Camera l’emozione è decisamente passata, avevo ponderato attentamente se andare o meno, non convinto dell’utilità dell’incontro. Ma la presenza di David, Paolo e Walter mi ha convinto a partire. La giornata non è cominciata benissimo, hanno tamponato il taxi dieci metri dopo che eravamo partiti da casa mia (per fortuna con lievi danni e possibilità di arrivare in stazione in tempo), il mio treno è partito in orario ma ha accumulato venti minuti di ritardo, a Roma la coda per i taxi fuori da stazione Termini era infinita.

Gli interventi sono stati tutti interessanti, farne un sunto sarebbe sminuirli, come detto sopra va visto il video nella sua interezza se si vuole cogliere quanto abbiamo detto in quelle lunghe due ore. Quello però che ritengo interessante più di tutto è riportare le parole di un nostro lettore, il Sig. Carunchio, che da tempo ci segue con affetto e attenzione. Carunchio si è guardato tutto  l’incontro alla Camera e ne ha tratto delle osservazioni, io purtroppo in parte condivido con lui, e insieme abbiamo deciso che potesse esser utile riportare a tutti voi la sua riflessione.

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Vi lascio alle sue parole.

maicolengel at butac punto it

Se devo essere sincero, l’impressione ricavata dalla visione dell’incontro alla camera è pessima ed intravedo (sai che sono spesso pessimista), quasi un tentativo da parte di politici, stampa e ditte, di appropriarsi di quella che sarebbe una splendida iniziativa.

I politici: mi ha colpito l’intervento dell’esponente di Forza Italia, quando si vantava di aver avviato una azione “anti-bufale” già diversi anni fa, per difendere il SUO partito. Capisci? Non per difendere la corretta informazione, ma il suo partito; per fare argine alle balle sparate contro uno che vedeva ristoranti pieni e ridisegnava l’albero genealogico della famiglia Moubarak. Non ce l’ho con F.I.: le lacrime di coccodrillo sono il fluido più usato, assieme alla saliva, dai parlamentari di tutto lo schieramento. L’altro esponente politico (non ricordo chi), si è “politicamente” mantenuto sul “vedremo”, “faremo”…
La sensazione è che questi personaggi continueranno ad imperversare sui social, come tu dici, ma si pavoneggeranno facendosi manto della “bella iniziativa” che, se ben gestita, può portare tanti voti quanto li portano le invettive e le condivisioni selvagge.

La stampa: mi sarei aspettato la presenza del presidente dell’ordine, o di qualche membro importante, incazzato nero, a fare richiami alla deontologia, a minacciare punizioni. Invece c’erano dei professionisti che si sono destreggiati fra tesi varie, plaudenti e volenterosi, ma che si sono bem guardati dal dare un’occhiata all’interno delle proprie redazioni e forse anche ai propri vecchi articoli. Aderire al “basta bufale” può essere un certificato, una patente di veridicità, in realtà uno schermo che consente di continuare con il solito vecchio sistema.

Le ditte: non conosco il Sig. Mezza, né la società di informatica per cui opera, quindi posso prendere un clamoroso abbaglio, ma mi dici cosa cambia se a fabbricare bufale è una persona in carne ed ossa, oppure un boot (comunque calibrato ad hoc)? Dal punto di vista quantitativo forse un automatismo aumenta la produzione, ma dal punto di vista etico non vedo disparità. Però c’è la socetà giusta, con le competenze, le conoscenze, gli algoritmi… insomma: la lotta alle fake news può diventare anche una ottima possibilità di lavoro.

E sulle migliaia di influencer citati da Attivissimo? Sulla necessità di conoscere meglio il fenomeno come evidenziato da David? Sulle tue critiche? Sulle dinamiche illustrate da Quattrociocchi?

A parte le domande di una impacciata Boldrini che voglio credere ancora in assoluta buona fede, SILENZIO ASSORDANTE. La richiesta istituzionale è: come arginare o fermare questi fenomeni? Cioè: come mettere una toppa efficace e rapidamente? Serve anche quella chiaro, ma un accenno ad iniziative di lungo respiro?

Ad iniziative come quelle dei ragazzi di Montaigne ad esempio, che portano nelle scuole il dibattito?

Riprendo il tema iniziale: da “Basta Bufale” tutti, secondo me, pensano di guadagnare qualcosa in termini di visibilità, di credibilità ed anche economicamente: che poi le fake news non si ridimensionino forse per costoro è meglio.

Sicuro che non vi ha avvicinato nessuno dicendo:

“Ok, ragazzini: avete fatto un bella cosa, ma ora andate a casa che i professionisti devono lavorare.”?

Che ne pensate? Io onestamente non riesco a trovarmi in disaccordo con Carunchio, e l’ho fatto presente in più di un’occasione, qui c’è gente che sta cercando di sfruttare il tema per dare a intendere ai propri elettori di stare facendo qualcosa, ma quelli che davvero ci stanno mettendo impegno e volontà sono decisamente pochi, l’interesse personale per tanti viene prima di tutto, anche quando sarebbero pagati per tutelare l’interesse della collettività.

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Attendo un bel dibattito nei commenti.

maicolengel at butac punto it