benvenuto 2018

Si lo so, come editoriale di fine 2017 sono arrivato lungo, abbiate pazienza…

BUTAC non ha fatto un vero bilancio di come è andato l’anno passato, anche perché è desolante guardare indietro, vedere come i giornalisti, i primi che dovrebbero avere a cuore il problema fake news, continuino in buona parte a infischiarsene. Vediamo di capirci, come ho più volte ripetuto concordo in buona parte con le analisi di chi sostiene che il debunking fatto come lo stiamo facendo serva a poco. Ma un conto è convincere il complottaro di turno che condividere l’ennesima boiata sulle scie chimiche sia sbagliato, un conto invece è cercare di mettere in evidenza i meccanismi per cui le notizie, anche quelle che vediamo sui media nazionali, mancano delle basi del giornalismo. La mia speranza era che le redazioni colte in fallo correggessero, migliorassero. So che ci sono tanti ottimi giornalisti là fuori, alcuni seguono tra gli altri anche BUTAC.

Non sono loro i colpevoli, sono le redazioni, gli editori, i titolisti (che però hanno la giustificazione di avere un compito ingrato: far rendere al massimo possibile ogni articolo pubblicato, impossibile non scadere nel clickbaiting se si vuole mantenere il posto) mancano di quell’approfondimento che sarebbe necessario da parte delle redazioni se vogliono raccontare fatti, e non solo storie, basate su voci di corridoio. Un conto è la necessità dello scoop, che può, a volte, far passi falsi. Ma nella cronaca, quella quotidiana, quella basata su comunicati stampa e notizie di diverso spessore bisogna decidere di fare giornalismo vero. Bisogna sempre cercare di verificare e approfondire, perché è così che si informa il lettore. Magari meno articoli al giorno, ma più accurati. Vedo tantissime testate straniere avere scelto la strada del “meno informazione inutile, più informazione di qualità”.

E invece qui per la maggior parte è tutto un copia traduci e incolla da testate straniere di basso livello, senza nessun controllo, tanto poi citiamo loro. O pubblicare comunicati stampa di associazioni d’ogni genere, spacciandoli per notizie degne di rilievo, quando 9 volte su 10 sono fuffa, e in certi casi sono stratagemmi pubblicitari per furbacchioni di vario genere.

Ma no, dai qualche risultato lo si è raggiunto…

…o perlomeno si è messo in evidenza il problema, ora tanti sono a conoscenza dell’esistenza delle fake news.

Ma avranno capito di cosa si tratta davvero? A me non pare proprio,  anzi ne sono sicuro. Ogni testata ha cavalcato il termine (abusato come non mai) per raccontare a sua volta le proprie verità ai suoi lettori. Sono anni che ci occupiamo di storie infondate, pubblicate regolarmente dai giornali, a volte per fame di click, a volte per disinformazione politica, altre ancora pure marchette pubblicitarie (consapevoli o meno) per truffatori di varia entità.

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Il cambiamento per la maggioranza delle testate dopo il #BastaBufale è stato solo nel cercare più visibilità parlando di #FakeNews, senza metterci davvero il cuore. Siti notoriamente ricolmi di notizie fasulle come VoxNews hanno addirittura cominciato a mettere il bollino FactChecking per dare ad intendere che un qualche genere di verifica venga effettuato. Ma basta cliccarne qualcuna per accorgersi che rimandano a siti che a loro volta, spesso, non hanno alcuna fonte verificata.

Insomma, annus horribilis per le fake news o forse dovrei dire mirabilis? Chissà…

Noi nel frattempo abbiamo visto crollare le visite dai social network, che tra le tante strategie hanno ben visto di ridurre sempre di più chi visualizza i nostri post:

Quando invece il numero di nuovi follower è in lento ma costante aumento da sempre:

YouTube

Ma questo non ci scoraggia, anzi, perché in compenso sono aumentate le visite dai motori di ricerca, molto, al punto da non farci sentire così tanto la differenza. E questa è buona cosa. BUTAC nel frattempo ha aperto un canale video, come sa chi ci legge con costanza. Ultimamente mi sono fermato un attimo, ma l’intenzione è ripartire quanto prima anche sul tubo. In 11 mesi abbiamo fatto 85 video, alcuni divisi per serie tematica, io mi sono divertito molto e per me questo era l’importante, se sia utile o meno non lo so. Se non l’avete ancora fatto iscrivetevi al canale (e cliccate la campanellina per le notifiche), non c’è mai niente di bello in tv.

Radio

Per BUTAC il 2017 è stato l’anno della radio, dopo quasi due anni passati a collaborare con Radio Pico (ogni giovedì mattina verso le 11:30 con Peter ed Elena a Passepartout) siamo cresciuti, ed ora oltre a quell’appuntamento abbiamo anche uno spazio su una radio web, Nino Web Radio, ogni giovedì alle ore 12, e tante, davvero tante ospitate, due a cui tengo molto, una abbastanza ricorrente su radio DeeJay, con l’amico Luca Bottura a Tuttorial (quando capita, verso le 19:30) e un’altra invece   con Gianluca Nicoletti a Melog su Radio24, per parlare seriamente di Fake News.

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Libreria

Una cosa che mi fa piacere riportare è che nel 2017 io e BUTAC siamo stati citati su due libri di quelli veri, quelli fatti di carta che si vedono anche negli autogrill, quelli che vendono insomma. Il primo, edito da Feltrinelli a firma Gabriela Jacomella è Il Falso e il Vero – Fake News: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle. Non finirò mai di ringraziare Gabriela per il suo impegno nella lotta per un corretto giornalismo. Il secondo è a firma del Professor Roberto Burioni, forse ne avete già sentito parlare, si tratta de La Congiura dei somari – perché la scienza non può essere democratica.

E poi c’è il “libro” di BUTAC, che non è un vero libro, ma un’antologia, con 50 articoli del blog, le guide più importanti, gli articoli più rappresentativi, uniti in un volume di 270 pagine. Su Amazon al momento è esaurito, ma ordinabile appena disponibile. Un’ottima idea regalo per il compleanno dell’amico complottaro, il san Valentino con la fidanzata appassionata d’astri, o quell’altra fissata con l’olio di palma. No?

E non sia mai che prima o poi esca un vero libro originale di BUTAC, è un sogno nel cassetto che abbiamo da un po’. Chissà…

maicolengel at butac punto it

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