In carrozza: prossima stazione? Brexit!

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Il giornalismo sensazionalista continua a mietere vittime in Italia, La Repubblica titola:

Effetto Brexit sui treni in Uk: tariffe sei volte più alte che nel resto d’Europa

La notizia è corretta solo in parte come dimostrano le ricerche veloci che chiunque può fare. Repubblica ci dice:

L’erba del vicino non è sempre più verde. Mentre in Italiai pendolari liguri protestano contro l’aumento del 5% dei biglietti e degli abbonamenti ferroviari regionali ai “colleghi” britannici non va meglio. Dopo l’ultimo aumento dell’inflazione che ha fatto salire il prezzo delle tariffe, i passeggeri delle ferrovie della Gran Bretagna subiranno una nuova ondata di incrementi. Un +2,3 per cento che farà pagare ai passeggeri delle ferrovie inglesi fino a sei volte di più rispetto ai viaggiatori nel resto d’Europa, Italia inclusa.

Quindi l’aumento di quest’anno è del 2,3%, la metà in percentuale di quello avuto qui da noi e di cui si lamentano i pendolari liguri. Colpa della Brexit? Non ne ho idea, ma sicuramente non è colpa della Brexit il fatto che i trasporti ferroviari costino sei volte di più che in Italia, anche perché al momento non è cambiato a livello comunitario il Regno Unito è ancora parte dell’Unione esattamente come lo era prima del referendum. Come qualcuno di voi sa ho moglie inglese, di Londra per la precisione, e capita che da quelle parti ci capiti. Proprio oggi (6 gennaio) sono tornato da una mini vacanza, e sui giornali britannici la notizia della disparità di prezzo tra UK e resto d’Europa era circolata.

British rail passengers spend six times more on train fares than European counterparts

Lo notate vero, che da nessuna parte si usa la scusante Brexit nel titolo? E allora perché deve farlo Repubblica? Non lo fa neppure la BBC, che titola:

Train fares rise by an average of 2.3%

La BBC oltretutto spiega attentamente le ragioni degli aumenti, con un articolo come sempre impeccabile, la Brexit non è nominata neppure una volta, e l’aumento del 2,3% paragonato ad altri avuti negli anni è irrisorio.

Sia chiaro, ciò non toglie che i treni britannici costino sei volte di più che quelli di altri paesi europei, Italia inclusa, ma il referendum sull’uscita dall’Unione, in questo caso, c’entra come i cavoli a merenda.

L’articolo di Repubblica nel testo riporta dati per lo più corretti, ma quel titolo è decisamente fuorviante, senza che ve ne sia una ragione.

L’ottimo David Puente aveva già fatto una disamina della storia, qui.

maicolengel at butac punto it


Se questo è un blog – libere considerazioni non correlate

Quanto segue non ha nulla a che fare con la sbufalata, che è finita là sopra, quanto segue sono mie considerazioni personali; Butac rimane pur sempre il mio blog, credo di averne il diritto.

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Quest’articolo, insieme ad altri sul Regno Unito e la stampa britannica, era tra quelli che mi proponevo di fare, dopo una decina di giorni in terra albionica. Ma oggi ha rischiato di non venire scritto, perché?

Perché le segnalazioni che mi sono arrivate in pagina erano tutte di questo tono:

  • DOVE SONO BUTAC – Bufale un tanto al chilo Bufale Bufale e Dintorni? Dov e Grillo quando serve???
  • Ma ormai abbiamo capito: si sbufala in maniera selettiva… e la post truth è solo quella dei social fasciogrillini
  • Ma quindi secondo Butac è vero che il rincaro è dovuto alla brexit?
  • Provo a scrivere semplice magari capite: – Biglietto costare di più per questioni di gestione – Repubblica invece dare colpa a brexit = Repubblica detto bufala per portare avanti determinata agenda politica .
  • potete cominciare a scrivete l’articolo sulla BUPHALAAA!!!111!!! di Repubblica?
  • non lo faranno mai, molto meglio il pitone mangia uomini

Tutti i commenti vengono dalle stesse due/tre persone, sostenitori di Fratelli d’Italia (o partitelli similari), compagni di merende di altri arrivati in pagina a ridosso del referendum e mai più andati via. Gente furbetta, che evita quando può di commentare sotto ai nostri articoli, sanno che verrebbero ricoperti per lo più d’insulti, quindi si taggano nei post alla pagina (quella colonnina che leggiamo quasi solo noi e che invece risulta nelle bacheche di chi vi scrive e dei suddetti amici), hanno disperato bisogno di dare ad intendere ai loro lettori/elettori/compagni di partito che noi siamo una pagina di disinformazione pagata dalla sinistra, e giocano sulla cosa quanto più possono.

Ieri avevo scritto un piccolo post sulla mia pagina, è collegato a come la penso su questi soggetti, non mi renderà particolarmente popolare, ma credo sia corretto riportarlo anche qui, sia mai che almeno certi amici lo leggano:

Faccio outing, nella vita ho votato da quando ho 18 anni, da bolognese che non si trovava affatto bene con la politica della propria città ho iniziato dando il mio voto a quelli che oggi definiremmo di destra (anche estrema), soggetti che oggi vediamo tra le fila di Forza Nuova e Fratelli d’Italia (ma anche col Movimento), poi sono passato a dare il mio voto ai Radicali ma c’è stata anche Forza Italia. Crescendo (e forse maturando) ho cercato di passare a quelli che partiti non erano (pur non avendo mai preso in considerazione il Movimento) come Fare per fermare il declino. Oggi onestamente non so a chi darei il mio voto ma ho capito che non voterò più i partiti ma solo persone (se ne trovo che mi piacciano). La “fede politica” è peggio di quella religiosa. Quello che mi dispiace è vedere come i tanti amici sostenitori (o militanti) di quei partiti, persone care che so non essere ignoranti, facciano finta di niente, evitino di diffondere la disinformazione dilagante ma senza schierarsi contro, il silenzio pur di difendere la propria fede politica. Diceva un saggio: il contrario di Fede è Ragione, il contrario di Ragione è Torto (cit. Luca Piersantelli).

E sempre con un commento scritto da Noemi a conclusione di una discussione di qualche giorno fa vorrei chiudere la parentesi Se questo è un blog:

Vi è già stato detto che Butac non agisce a vostro comando, venire qui con questo atteggiamento e questo modo di argomentare che non porta da nessuna parte non dimostra niente, se non che avete del tempo da perdere. Noi ne abbiamo già perso abbastanza per non cavare un ragno dal buco, tanto niente di quello che potremo dire potrà farvi cambiare idea su quello di cui siete già convinti. Quello che ci interessa è che quelli che ci leggono e che vogliono DAVVERO avere uno scambio di opinioni costruttivo sappiano che possono farlo, con voi non è possibile e mi pare che sia stato ampiamente dimostrato, da adesso in poi il tempo lo perdiamo in un altro modo, tanto anche giocare alla lippa sarebbe più costruttivo che parlare con voi. La discussione finisce qui, continuate pure a suonarvele e cantarvele da soli e festeggiare perché è così evidente che adesso quelli di Butac non sanno più cosa dire! La realtà è che non siamo qui per farvi sfogare le vostre frustrazioni, abbiamo provato a instaurare un dialogo ed è sotto gli occhi di tutti, ma voi pensate pure quello che vi pare. Buona vita! – Noemi

D’ora in poi questa sarà la policy standard.

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Michelangelo Coltelli aka

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.