AGGIORNAMENTO DEL 18/08 15.00 (Thunderstruck)

Vi riporto  quanto affermato da monsignor Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto e Sacile, in merito alla vicenda.

SACILE. Il giorno dell’Assunta, nella cappella alpina del passo San Boldo, al confine tra le province di Treviso e Belluno, il sacerdote che celebrava la messa per le penne nere di Cison non ha permesso la recita della tradizionale “preghiera dell’alpino”, perché intrisa di riferimenti alle armi, e ha proposto una versione più pacifica. L’Ana si è rifiutata di leggere il testo in chiesa e l’ha, invece, fatto all’esterno, seguendo tuttavia il brano originario.  […] E proprio un vescovo, il presule di Vittorio Veneto e Sacile, monsignor Corrado Pizziolo, è intervenuto oggi sulla vicenda per gettare acqua sul fuoco delle polemiche e tende idealmente la mano alle penne nere, invitando gli alpini a un dialogo che eviti altri episodi analoghi. “Mi sono accuratamente informato, da persone presenti, sui fatti accaduti al San Boldo. La stampa parla di proibizione di leggere la preghiera degli alpini, di “censura” e così via. In realtà il sacerdote celebrante (un padre Servita da poco giunto in diocesi) si era limitato a chiedere, in una celebrazione dell’Assunta in cui gli alpini erano non più del 30-40 per cento dei presenti, la sostituzione della parola “armi” con “animi” e della parola “contro” con “di fronte”. “Questo non è stato accettato dai responsabili che hanno deciso di far leggere la preghiera all’esterno della chiesa. Mi è stato segnalato che, probabilmente per disattenzione, l’invito a lasciare la chiesa e la conseguente uscita degli alpini sono avvenuti prima della normale conclusione della messa, con evidente disagio e disorientamento degli altri fedeli presenti. Ciò mi sembra molto spiacevole”. “Desidero aggiungere che, volendo rispettare una tradizione lunga qualche decennio e facendo conto sul buon senso delle persone, io finora non ho emanato, nella mia diocesi, nessuna indicazione sul fatto di leggere o non leggere o come leggere la preghiera degli alpini. Evidentemente questo fatto e la risonanza mediatica assolutamente esagerata che sta avendo, mi costringerà a intervenire per trovare, ovviamente in dialogo con gli alpini, una posizione che eviti il ripetersi di questi fatti”.

Quindi non è censura della preghiera, non è divieto a leggerla in chiesa. E’ solo la richiesta di modificare POCHE parole: “Rendi forti le nostre armi contro i nostri animi di fronte a chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“.

Mi pare che il senso non cambi molto. Cambia, però, la percezione che ne hanno i fedeli. Sebbene le armi a cui fa riferimento la preghiera siano fede e amore, queste vengono menzionate alla fine della frase precedente e i fedeli non appartenenti al corpo degli alpini, che quindi non conoscono la preghiera, potrebbero male interpretare quel “rendi forti le nostre armi”.
Vi lascio infine con una mia personalissima considerazione. Ma se gli immigrati sono principalmente di fede musulmana secondo voi il 15 di agosto sanno che è giorno di festa per i cattolici? E soprattutto parteciperanno mai a una S. Messa?  Mi sembra che voler rifilare agli immigrati anche la colpa di un cambio di parole in una preghiera sia un tantino eccessivo…

Aggiornamento del 19/08 ore 00:03 di maicolengel:

Quanto riportato qui sotto è impreciso, anche se il senso cambia poco i fatti, come specificato la mia fonte è stato il sito dell’ANA di Roncegno, che riportava la Preghiera e si suoi aggiornamenti fino al 2005. Alle 23 del 17 agosto, le informazioni disponibili erano solo quelle che forniva la rete, e tutto quanto riportato da Thunderstruck non era ancora noto. Ma sono in vacanza, e l’unico orario che posso concedere a Butac (a parte qualche risposta ai commenti di sfuggita) è quella. Se devo poter attendere l’apertura degli uffici per trovare conferme Butac si ferma per le prossime due settimane. La notizia del Giornale era e rimane pseudogiornalismo, ma i fatti sulla preghiera mancavano di un capitolo, di cui si è molto dibattuto sia qui che sui social:

6 settembre 2007: l’Arcivescovo Ordinario Militare, Mons. Vincenzo Pelvi, ha reinserito, nel testo della preghiera modificata nel 1985 (quella, per intenderci, recitata dagli alpini in servizio) il riferimento alla  “nostra millenaria civiltà cristiana”.Per gli alpini in servizio, dunque, il ““Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera” diventa “Rendici forti a difesa della nostra Patria, della nostra Bandiera, della nostra millenaria civiltà cristiana”.

Mentre io qui sotto continuo a riportare solo fino al 1985. Continuo a discordare sull’interpretazione che si fa del testo qui sopra, ripreso dall’ANA, ma è corretto riportarlo. Ciò non toglie che i fatti siano decisamente meno pesanti ed accesi o indirizzati verso fantomatici immigrati di quanto ci raccontava il Giornale.

Post originale

L’ufficio liturgico diocesano ha proibito a un gruppo di “penne nere” di leggere in chiesa la loro storica preghiera. Anzi: armata di sacro fuoco della censura, la diocesi ha imposto di sbianchettare una frase giudicata troppo dura nei confronti degli stranieri: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana“.

Così ci raccontava ieri il Giornale, e così hanno riportato tantissime testate nazionali. Senza che nessuna andasse davvero a raccontarci la storia di questa “Preghiera degli alpini”.

Papà, classe 1941, è penna nera, va a tutti i raduni nazionali, e ne organizza in piccolo solo per i suoi commilitoni. Ha amato il suo periodo sotto le armi, e ha stretto amicizie che durano da quasi 50 anni. Quando ha letto la notizia anche lui era in qualche modo scandalizzato: ma come? Ci viene censurata una preghiera che non ha nulla di razzista?

La cosa mi ha incuriosito, ma l’ora in cui posso dedicarmi a Butac durante queste vacanze è sempre così breve che mi è impossibile chiamare sacrestie e uffici per avere conferma dei fatti. Quindi ho deciso di armarmi di santa pazienza e fare qualche ricerca.

Ma che cos’è esattamente la preghiera degli alpini? Ce lo racconta in maniera abbastanza dettagliata l’associazione nazionale alpini di Roncegno, dove per puro caso sono stato fino alla settimana scorsa in vacanza.

Nel 1947 viene ritrovata dalla famiglia del colonnello Gennaro Sora una lettera alla madre datata luglio 1935. La preghiera che riporta è questa, scritta alla madre dal colonnello mentre si trovava presso Malga Pader:

Fra pascoli e pinete, sulla nuda roccia, sui ghiacciai perenni della grande cerchia delle Alpi, che la bontà Divina ci ha dato per culla e cresta e baluardo sicuro delle nostre contrade; nel torrido estate come nel gelido inverno, l’anima nostra, purificata dal dovere pericolosamente compiuto, è rivolta a Te, o Signore, che proteggi le nostre madri, le nostre spose, i nostri figli lontani e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri Avi. Salvaci, o Signore, dalla furia della tormenta, dall’impeto della valanga e fa che il nostro piede passi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti, sui crepacci insidiosi. Fa che le nostre armi siano infallibili contro chiunque osi offendere la nostra Patria, i nostri diritti, la nostra bandiera gloriosa. Proteggi, Signore, l’amato Sovrano, il nostro Duce, concedi sempre, alle nostre armi, il giusto premio della Vittoria.

Non c’è traccia in questa versione delle parole che sarebbero state censurate… chissà come mai. In compenso vediamo che si parla del sovrano e del duce.

Come mai questa stranezza? Beh, perché nel 1949 si decise ad un ammodernamento della preghiera, per renderla meno truce e più attuale e per permettere che venga recitata al termine della messa al posto della Preghiera del soldato.

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi. Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana. E tu, Madre di Dio, candida più della neve, tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli alpini vivi ed in armi, tu benedici e sorridi ai nostri battaglioni e ai nostri gruppi. Così sia.

Notate come nell’ammodernamento scompaiano i sovrani e il duce, ma appaia la millenaria civiltà cristiana. Nulla però che abbia a che vedere con l’originale. Ma procediamo perché la nostra preghiera dell’alpino non ha evidentemente gestazione facilissima, visto che nel 1972 viene proposta un’ulteriore modifica come riporta sempre il gruppo ANA di Roncegno:

mons. Pietro Parisio, cappellano capo del 4° Corpo d’Armata alpino, chiede e ottiene dall’ordinario militare, mons.  Mario Schierano, di sostituire alcune frasi ritenute non più consone al momento che l’Italia sta vivendo.  Perciò il “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana…” diventa “Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera”.

Ops, la millenaria civiltà cristiana è sparito, e siamo nel 1972, più di quarant’anni fa: un prete, un monsignore, quindi non l’ultimo degli atei, aveva già pensato che la frase che oggi lamentiamo esser stata censurata fosse anacronistica e troppo pesante per venire inclusa nella preghiera. Ma la storia non finisce qui, nel 1985 il testo di mons. Parisio diventa ufficiale, ed è l’unico riconosciuto come testo della preghiera dell’alpino. Ma non è finita, almeno non del tutto, il presidente dell’ANA Caprioli decide negli anni novanta di fare richiesta che la preghiera riprenda la sua forma del 1949 nelle cerimonie in presenza dei soli iscritti all’ANA, e usare invece il testo del 1985 in tutte le altre occasioni.

La diocesi di Vittorio Veneto, accusata da Giornale e mille altre testate del menga, non ha fatto altro che prendere alla lettera le decisioni di Caprioli: la messa che si è tenuta domenica 16 agosto non era in presenza di soli iscritti ANA, quindi la preghiera andava letta nella sua forma del 1985, dove di riferimenti alla millenaria civiltà cristiana non ce ne sono.

Ma fare il giornalista d’estate dev’esser una pacchia, nessuno verifica la fuffa che scrivi e ti pagano pure.

Un breve riepilogo: la preghiera con la frase che sarebbe stata censurata è del 1949 e si è usata fino al 1972, poi è tornata in auge dagli anni 90 ad oggi  per messe solo con iscritti ANA. Quindi la preghiera “storica” che sarebbe stata modificata per non “offendere gli immigrati” in realtà è un falso, redatto post guerra e che è stato usato da tutti i reparti per meno di trent’anni prima delle modifiche ulteriori.

maicolengel at butac.it

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