Come ragionare meglio (e2m2): “La maschera”

1
52

 cmrb-episodevii-8

EPISODIO VIII

“Tono e modo”

“Guarda, potresti anche aver ragione, ma se la smettessi di dare addosso a chi non la pensa come te, forse potrei anche condividere ciò che dici.”

“All’inizio ero un po’ scettico su quella tipa che mi avevi consigliato. Sai, non mi fido di queste “diete alternative”. Poi però mi son lasciato convincere dai suoi modi, dalla dolcezza e dalla sua premura di sapere tutto… e aveva anche un faccino carino! Come poter dire di no?”

Nel 1983 esce in traduzione italiana il libro più noto di Raymond Queneau, scrittore e matematico francese: Exercises de style. Il libro è una raccolta di ben 99 racconti, ognuno dei quali è diverso per stile e registro usato. Novantanove storie all’apparenza diverse, in realtà identiche nella trama: su un autobus pieno fino all’orlo, un uomo si lamenta di essere continuamente spintonato prima di trovare un posto libero; un paio d’ore dopo, lo stesso soggetto si trova alle prese con un bottone del soprabito. Una sequenza di eventi senza alcuno spessore, ma che il genio di Queneau porta alla vita attraverso uno stupendo divertissement letterario.

115266708

Come accade negli “esercizi di stile”, il nostro modo di apprendere notizie e nozioni, per non parlare del modo in cui le formuliamo agli altri, è fortemente legato all’impressione. Inutile girarci intorno: per quanto si riesca a negarlo con tutta la forza in corpo, siamo “schiavi” dell’apparenza in ogni sua forma – dallo sguardo alla voce, dalla profondità verbale ai piccoli gesti. Non riusciamo a sfuggire da questo trabocchetto, neppure quando il mezzo di espressione è puramente testuale: possiamo restare affascinati dallo stile di scrittura come dal suo tono, mentre altri potrebbero non condividere e bocciare in tronco a prescindere dalla genuinità di quanto scritto.

Più che una fallacia logica

– che è possibile commettere, come capirete – questa è una distorsione nel giudizio personale. Le distorsioni, dette anche bias, sono forme pregiudiziali alle quali ricorriamo, più o meno inconsciamente, nel momento in cui adoperiamo la nostra capacità razionale. Nel nostro caso, la bias si traduce in un vizio del nostro giudizio verso qualcosa per cui nutriamo una forte simpatia. Se ci sentiamo frustrati o se nutriamo una forte disillusione verso ciò che percepiamo come “autorità”, che a sua volta intendiamo nella sua accezione più brutale e totalitaria; sistematicamente, la bias della simpatia ci porterà a cercare tutto ciò che possa avvalorare la nostra avversione a prescindere dalla veridicità delle nostre critiche (confirmation bias: prossimamente in questa guida).

Anche chi si trova dall’altra parte della “barricata” potrebbe incappare nello stesso rischio: solo perché una persona o una figura ci appare degna della nostra stima, non vuol dire che dobbiamo per forza essere d’accordo con ciò che dice o scrive. Sapete quante bufale circolano su Facebook, Twitter, Google+ e l’Internet tutto, solo perché “non ci credo, ma l’ha scritto X, che è uno che conosco, dunque dev’essere vero”?

Siamo circondati da siti che professano di diffondere l’informazione libera, altri che vogliono informare per resistere; c’è chi ti chiede se lo sai, e c’è chi pretende di divulgare una “fantomatica” scienza di confine. Tutti i crimini degli immigrati vengono coperti, curiosamente, da una cricca politica per la quale si chiede a gran voce “dimissioni e tutti a casa” – e le cronache nazionali non aiutano. Nel frattempo c’è chi ancora crede alla venuta del Grande Cocomero, addormentandosi nello stesso campo di chi vorrebbe “mostrare l’integrazione”.

Il trucco è sempre lo stesso. Chi gestisce quelle pagine strizza l’occhio al lettore compiacente, che vuole “sapere” ciò che in realtà vorrebbe sentirsi dire. Questi si riconosce nel linguaggio personalissimo, o meglio dire “su misura”: violento e “manganellante” per chi “non è razzista ma”, ironico-sarcastico per chi metterebbe volentieri una bomba in Parlamento, spettacolar-pubblicistico per i figli di Fox Mulder. Argomentare i pro e i contro facendo leva solo su questo trucco non è sufficiente ed è fallace: “non posso accettare ciò che dici perché non mi piace il tono” è più o meno equivalente a “non mi piace la cioccolata perché adoro la marmellata”. Se ragionaste così, non andreste davvero a fondo nella notizia né aiutereste chi vorrebbe capirne di più. Esattamente come chi si ferma al tono e alle prime righe.