CANIDECAPITATI

Quella di Jason Brown, venticinquenne in quel di Reno, nel Nevada, è una storia vera, sadica e agghiacciante. Ad aggiungere morbosità alla crudeltà ci si mette, purtroppo, il giornalismo altamente emotivo e raffazzonato di DirettaNews. Una scelta che suggerisce l’idea di voler inseguire la condivisione virale a tutti i costi, sputando in faccia alla corretta informazione.

decapitator
“Decapitava cani e si filmava: condannato a 28 anni di carcere” (fonte: DirettaNews)

Tracciamo la storia criminale di Jason partendo da una buona fonte: ABC News. Jason Schilo Brown è il figlio adottivo di una coppia benestante specializzatosi in Psicologia. Dietro la facciata di ragazzo tutto sommato onesto si è nascosto un sadico torturatore: sembra infatti che abbia scelto di rispondere ad alcuni annunci su Craigslist, sito di annunci simile a Bakeka.it Kijiji, proponendosi come dog sitter. Fidandosi di lui, i padroni avrebbero lasciato i cani in mano a Jason; secondo le ricostruzioni emerse nel dibattito giuridico, Jason ha torturato, scuoiato, ucciso e smembrato sette cani. Quattro di questi sono stati decapitati a sangue freddo. Il tutto, filmato dallo stesso Brown. Al termine del processo, durato diversi mesi, Jason Schilo Brown è stato condannato a 28 anni di carcere.

Fin qui la parte generale della storia che, bene o male, coincide anche con la versione italiana di DirettaNews. Sorvolando sul nome errato dell’assassino, che arriva a lordare il buon nome del compianto Padrino del Soul, l’articolista inietta una dose di animalismo steroidato, donandogli un taglio sensazionalistico velato di inutile giustizialismo per cavalcare l’ardore (lecitissimo) per la tutela degli animali.

jasonbrown.jpg20140710Così scrive DirettaNews.

Il giudice Elliot Sattler ha paragonato le azioni di Brown alla pedopornografia, ammettendo di non aver mai avuto un caso come questo in tutta la sua carriera. […] Pensando a recenti sentenze italiane, bisogna riconoscere negli USA le condanne per chi maltratta o uccide animali sono più severe.

Analizzando la chiosa finale, ne possiamo dedurre l’intento denigratorio per alimentare il sensazionalismo.

Nell’articolo, l’artcolista si rievoca con un collegamento l’assoluzione di un uomo di 47 anni, il quale avrebbe schiacciato un gatto con un trattore dopo una lite familiare. Supponendo scontata la veridicità di questa storia, risulta evidente il becero paragone populistico mirato alla “pancia” del lettore: “In Italia le cose non funzionano, i cattivi la fanno franca; altrove, tutto va come noi amanti degli animali vorremmo”.

Un paragone mantenuto con l’omissione di un dettaglio fondamentale: Jason Schilo Brown può infatti godere della liberazione condizionale una volta scontati 11 anni di detenzione. Questo è previsto anche in Italia ed è regolato dagli articoli 176 e 177 del Codice Penale. Come si sente sempre dire in tanti casi, “le sentenze si rispettano, non si giudicano”. È certamente possibile commentarle ed esprimere disappunto. Cinque secondi su Google oltre la prima pagina ed è tutto un fiorire di petizioni online, col valore che hanno, per chiedere una pena più dura. A prescindere da come la si pensa a riguardo, chiosare confrontando due sistemi giuridici con due diverse situazioni al limite, il tutto senza riportare la versione corretta dei fatti, non è giornalismo. Al contrario, suggerisce uno sciacallaggio due-punto-zero dei vostri nobili sentimenti.

In che modo?

Torniamo di nuovo al paragrafo prima citato: avrete sicuramente notato il paragone del giudice a un crimine esecrabile, ovvero la pedopornografia. Purtroppo non ho avuto modo di controllare la veridicità della frase, ma la maggior parte dei siti che la riportano hanno lo stesso impatto di Leggo. In ogni caso, vero o meno: quante volte abbiamo letto o sentito i commenti di amanti degli animali che arrivano a paragonare i propri cani o gatti a figli o bambini veri? Milioni, miliardi di volte. Sulla base di questo, vi chiedo: perché è stato omesso il particolare della libertà condizionale, ma è stato dato risalto a un richiamo “forte” come quello della pedopornografia?

La mia risposta è solo una: pseudogiornalismo mirato a condizionare il lettore. A chi ha scritto questo articolo non interessa informarvi correttamente riguardo un caso di cronaca, anzi: vi vuole in uno stato di perenne misantropia. Vuole che voi condividiate ciecamente con amici e parenti senza una vera base informativa – l’importante è che si clicchi.

Mantenendo vivo quel paragone, l’articolista ha istigato in voi una rabbia impotente su qualcosa dove non avete controllo, nutrita da un inconscio istinto protettivo verso i bambini. Mentre vi trovate a gridare giustizia, l’articolista non vi rende pienamente partecipi del caso, dandovi una falsa sensazione di completezza attraverso il “mito del mondo lontano”. Giocando con i vostri sentimenti, in poche parole, è stato commesso un crimine contro di voi alimentando il vostro odio immotivato e la vostra sfiducia verso le istituzioni nostrane. A chi giova questo pressapochismo? Ovviamente al sito chi ha pubblicato la storia: più click significa più pubblicità, più pubblicità significa più soldi.

Restate scettici, restate diffidenti. Anche di chi parla delle vostre stesse passioni, usando il vostro stesso linguaggio.

Il Ninth
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