Il direttore del museo egizio e gli emigrati italiani

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direttore museo egizio

Non guardo mai i video di dibattiti, gente che asfalta gente, indignazione e fai girare. Quindi non avevo mai guardato neanche il video dell’incontro tra il direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco e la segretaria del partito Fratelli D’Italia Giorgia Meloni. Avevo letto ovviamente dello scontro e delle differenti opinioni dei due, ma un lettore attento ci ha segnalato il video per un dettaglio importante:

Il video dovrebbe partire dal secondo corretto, altrimenti potete saltare al minuto 1 e 15 secondi. Ecco la trascrizione della parte che ci interessa:

“Fra l’altro le ricordo una cosa, lei lo sa benissimo, negli anni venti fu letta una petizione al congresso americano in cui si dicevano “puzzano, hanno i pidocchi, violentano le nostre donne, rubano” e si parlava degli italiani. sa come rispose il Metropolitan? Fece una mostra su leonardo da vinci con tutti i cartelli in italiano per coinvolgere gli italiani”

Storie d’emigranti

A me sta storia ricorda qualcosa, a voi no? In effetti sul nostro sito ci sono letteralmente migliaia di articoli, ma non è passato molto tempo da quando abbiamo (altri in realtà molto prima) trattato questa storia, e credo di capire a cosa si riferisca il direttore Greco:

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito settimane.
Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro presso appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina.
Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10.
Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti.
Molti bambini vengono usati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti .
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro.
Dicono che siano dediti al furto e se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.  I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere, ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali.

I fatti

L’immagine sopra e alcune le varianti che si trovano in giro spostano la data più vicina al 1920, ma copiaincollando quanto vi scrissi un anno fa:

  1. La “relazione sugli immigrati italiani dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti” non esiste. Quello che è esistito in quel periodo è stato lo United States Congress Joint Immigration Commission e non era sugli italiani, ma su tutti gli immigrati. Intendo dire che non esiste una relazione su ciascuna delle etnie, ma la relazione è unica e tratta tutte quelle etnie che in quel periodo entravano negli USA.
  2. Il rapporto della Commissione, conosciuta come la Dillingham Commission dal nome del suo responsabile, è stato realizzato raccogliendo dati dal 1907 al 1911 e stampato in quell’anno, quindi anche il 1919 è un dato sbagliato. È formato da 41 volumi. Migliaia e migliaia di pagine.
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Inoltre, non era una “petizione” ma un’enorme raccolta di dati sulle varie etnie di immigrati presenti negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso. A parte le formalità su date e formato rimane che in quei documenti non viene detto ciò che scrivono le immagini e ciò che dice il direttore. Vi invito a leggere il mio vecchio articolo o cercarlo online e guardare le migliaia di pagine che lo compongono, e scoprirete che di nessuna delle etnie analizzate si parla in quel modo. Non possiamo escludere che in molti lo pensassero e lo dicessero. Scavando sicuramente troveremmo molte testimonianze negative sugli italiani, ma collegare documenti ufficiali a queste valutazioni è sbagliato.

Non così male

Sbagliato soprattutto perché nella Dillingham Commission la valutazione complessiva degli italiani è alla fin fine buona. Parsimonia, laboriosità e pacificità degli italiani nel tempo avevano conquistato l’ammirazione anche di chi inizialmente aveva un atteggiamento ostile nei loro confronti. Chiaramente da zona a zona la situazione poteva essere anche molto diversa.

Qualche anno prima dello studio, nel sud degli USA, e soprattutto a New Orleans, gli italiani erano visti malissimo per via di scontri con la popolazione italiana sulla quale era stata fatta ricadere la colpa dell’omicidio del capo della polizia della città. Inoltre gli italiani non erano molto amati dai commercianti di quelle zone in quanto tendevano a comperare solo da altri italiani, a differenza della popolazione afroamericana, che gradualmente gli italiani stavano sostituendo nella coltivazione del cotone.

Fluttuazioni

Senza dubbio l’opinione sugli italiani negli USA ha avuto una fluttuazione importante, soprattutto per via delle associazioni criminali di New York e Chicago nate negli anni Venti, delle quali i prodromi erano ben evidenziati nella Dillingham Commission, un non facile periodo negli anni Settanta e con una tolleranza e accettazione come retaggio positivo a partire dagli anni Ottanta. Vi invito di nuovo a leggere lo scorso articolo.

La mostra del Metropolitan

Secondo il direttore Greco il Metropolitan avrebbe organizzato una mostra in quel periodo come risposta al trattamento degli italiani, o quantomeno organizzato una mostra su Leonardo Da Vinci per mostrare supporto agli italiani. Nella cronologia ufficiale delle mostre del Metropolitan di New York la prima esposizione su Leonardo da Vinci è del 1952. Ci sono mostre precedenti con dipinti italiani nel 1912 e xilografie italiane nel 1917, poi arte rinascimentale italiana nel 1923 e nel 1931, e così via. Che non fosse una mostra su Leonardo Da Vinci quella che intendeva Greco?

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Qua però non posso più andare oltre nelle mie ricerche. Accedere all’archivio del Metropolitan Musem risulta un po’ complesso. L’archivio storico del New York Times potrebbe essere utile, ma è a pagamento. In internet non ho trovato nulla a riguardo, ma potrebbe esserci qualcosa a riguardo su libri relativi a quel periodo. Decisamente aiuterebbe sapere esattamente a quale mostra si riferisse dato che le informazioni fornite sono incongruenti.

Tutti possono cascarci

Ovviamente questa storia raccontata da Greco aggiunge poco al dibattito sulla questione degli ingressi del Museo Egizio di Torino. Non credo che ci fosse un intento “bufalaro” nel raccontare questa storia, ma invece credo che il direttore sia una vittima eccellente del diffondersi delle bufale. Questa del rapporto al Congresso gira da decenni, su libri, articoli e anche in TV. Non voglio pensare che abbia inventato di sana pianta la storia dei cartelli in italiano. Magari sono solo due storie diverse che si sono mischiate in una nuova storia dai toni verosimili.

Questa è la dimostrazione che anche piccole storie manipolate o modificate, bufale, leggende metropolitane, miti, fattoidi, “mio cuggino” e così via a furia di venire ripetute entrano nel pensiero comune. Diventano reali, influenzando il nostro modo di vedere e percepire la realtà, indifferentemente dal proprio livello culturale. 

Ora, se il direttore Greco vorrà fornire più dettagli sulla sua dichiarazione saremo ben lieti di aggiungerli all’articolo.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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