L’articolo presenta un aggiornamento in chiusura

La settima scorsa (oggi è il 28 giugno 2017) sul Corriere del Ticino è apparsa un’inchiesta, a firma Stefan Müller. Inchiesta su un documento riservato che il giornalista Müller avrebbe recuperato, non è ben chiaro come.

Terrorismo: così Berlino nasconde le notizie

ESCLUSIVA DEL CORRIERE DEL TICINO – Un documento “strettamente riservato” della Polizia criminale federale-BKA mette a nudo i meccanismi con cui l’autorità politica controlla l’informazione da presentare all’opinione pubblica -Il caso sospetto di Dortmund

L’articolo online è breve (e ora è stato rimosso, ma permane la copia sulla cache di Google) e sono riuscito a fare uno screenshot:

La parte importante è questa:

Il Corriere del Ticino quest’oggi, sulla propria edizione cartacea, pubblica in esclusiva un documento “strettamente riservato” di venti pagine uscito dai cassetti della Polizia criminale federale (BKA), in grado di mostrare nero su bianco come le autorità politiche tedesche – a maggior ragione nell’anno elettorale 2017 – pilotino l’informazione sul terrorismo, a tal punto, in alcuni casi, da indurre i consulenti governativi a costruire storie ad hoc in grado di non destare sospetti di autenticità nell’opinione pubblica e con il duplice fine di tenere basso il livello d’allarme, senza provocare danni d’immagine a chi gestisce il potere.

Io vivo a Bologna, non ho avuto modo di comperare il Corriere del Ticino in edizione cartacea col documento segreto, quindi dello stesso posso dire poco, mi incuriosiva però capire la fonte della notizia. Ho scritto alla Polizia tedesca, quella che segue è la laconica risposta ricevuta il 26 giugno:

Dear Mr. Coltelli,

everything I can say, is, that these so-called “BKA-Documents” are not authentic.

Best Regards.

Marianne Falasch
Bundeskriminalamt

Voi mi direte: beh, se il documento è segreto è normale che neghino. Benissimo, ma allora come mai il Corriere del Ticino ha rimosso l’articolo?

Come ho già ripetuto più volte gli articoli non andrebbero rimossi, ma nel caso serva andrebbero sostituiti dalla spiegazione del perché quell’articolo non si trova più lì, spiegazione che per ora manca. Gas.Social (portale ticinese di informazione) aveva fin da subito chiesto spiegazioni alla direzione del Corriere, senza però ricevere alcuna risposta su fonti e verifiche. Il 23 giugno hanno quindi pubblicato un pezzo che comincia così:

L’assenza di repliche da parte del Corriere del Ticino dopo le novità pubblicate ieri da Gas riguardo lo “scoop” sui documenti della BKA tedesca non fa bene né ai lettori, né al concetto di trasparenza. Per stimolare una risposta, poniamo cinque domande a Marcello Foa, amministratore delegato del gruppo, e a Fabio Pontiggia, direttore responsabile del quotidiano.

Oggi (27 giugno) La Regione Ticino riporta una prima risposta:

«Non dico nulla. Prenderò posizione – ci dice il direttore del ‘CdT’ Fabio Pontiggia – in un pezzo che verrà pubblicato sull’edizione di domani».

Quindi se tutto è andato come doveva andare oggi dovremmo trovare risposte alle 5 domande che ponevano i ragazzi di Gas.Social. Come BUTAC quello che vorrei dire a voi lettori è che una testata che pubblichi uno scoop di quel genere dovrebbe perlomeno riportare anche una dichiarazione della Polizia tedesca che sarebbe all’origine del documento, sarebbe onesto chiederla e pubblicarla, lasciando al lettore la facoltà di scegliere se fidarsi dell’inchiesta o della presa di distanze da parte della Polizia. Il Corriere del Ticino non ha chiesto nulla alla Polizia tedesca, ha pubblicato lo scoop senza nessuna verifica, e quando è stato interrogato sui fatti ha rimosso l’articolo; ma chi ha comperato il CdT il 20 giugno in edicola, senza esserne un lettore abituale, probabilmente non capiterà mai di fronte a un’eventuale smentita/spiegazione. Lo capite dov’è il problema d’aver diffuso una notizia in quella maniera?

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Aggiornerò l’articolo non appena uscirà la replica di Pontiggia. Curioso di sapere cosa salterà fuori.

Purtroppo del Corriere del Ticino ci siamo già trovati a dover parlare in altre occasioni, spesso per merito del suo amministratore delegato Marcello Foa e del suo blog su Il Giornale, che spesso ripropone articoli passati dal CdT. Io non metto in dubbio le capacità giornalistiche di Foa, lui sa scrivere, io pigio le dita sulla tastiera, lui insegna, io nella vita là fuori faccio il commerciante. Ma che qualcuno che più volte è caduto in notizie non verificate venga invitato a parlare sul tema fake news in quanto giornalista esperto nelle verifiche, perdonatemi, ma mi lascia sbalordito.

AGGIORNAMENTO

Oggi dopo otto giorni dalla pubblicazione del documento sul Corriere del Ticino è apparso un comunicato:

Non è piacevole dover rimettere in discussione un servizio giornalistico realizzato con impegno e passione, in ore di ricerca e di lavoro non privo di qualche rischio. Ma quando, confrontati con critiche e obiezioni che si dimostrano fondate, la realtà ci dice che qualcosa è andato storto, occorre l’onestà di farlo. È quanto dobbiamo fare con il servizio pubblicato nelle pagine del Primo piano di martedì 20 giugno sulla Germania, realizzato da…

Da qui in poi l’articolo è riservato agli abbonati, e questo perdonatemi ma è grave, la smentita di un articolo che non era riservato agli abbonati deve essere aperta a tutti. E le sue versioni alternative (come quella su Il Giornale) devono esser molto chiare nel riportare la smentita, cosa che per ora mi pare fatta in maniera non perfetta. Detto ciò attendo ancora la smentita sui 150mila riservisti e altre amenità in cui è incappato il Corriere del Ticino negli ultimi mesi… ma non trattengo il fiato. Per completezza qualche lettore di BUTAC ci ha fatto arrivare una copia dell’articolo completo, la smentita di oggi:

Sia chiaro, le parole usate sono tutte corrette, e se venisse fatto sempre così sarei contento. Purtroppo sappiamo bene che non succede quasi mai.

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maicolengel at butac punto it

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