Fake News Awards – Elogio della controinformazione

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Caro lettore, anche oggi un editoriale, ma ci sono notizie che vanno trattate anche quando bufale non sono. Come ricordo spesso questo è un blog, gestito come un collettivo, ma nato come un mio spazio per comunicare; e a volte mi piace provarci, con la speranza di non annoiarti troppo, d’altronde si parla sempre di fake news.

L’impero segreto

Sto leggendo proprio in questi giorni una saga della Marvel, una di quelle da cui probabilmente faranno un film degli Avengers, si intitola Secret Empire e c’è Capitan America che, dopo aver eliminato Teschio Rosso, diventa il leader supremo dell’Hydra. Anche se non leggete i fumetti e quindi non sapete chi siano questi personaggi, Hydra non fa mai venire in mente nulla di buono…

Hydra - fonte DevinatArt @sandara

Capitan America, quindi, da capo di tutte le difese americane istituisce una dittatura sotto il marchio di Hydra, di stampo chiaramente repressivo fascista (nello stesso fumetto viene accusato di essere fascista dai suoi ex compagni di squadra).

D’altronde se pensiamo che questa a destra è l’immagine del capitano Steve Rogers, leader supremo dell’Hydra, non era proprio difficile fare il paragone. L’ho presa alla larga, perché non mi è facile commentare quello che sto vedendo succedere in un Paese che amo moltissimo, gli Stati Uniti.

Un attacco all’informazione

Donald Trump, l’attuale presidente in carica di uno dei Paesi più potenti del mondo, non il personaggio di un fumetto. Ha istituto i Fake News Awards e questo è un vero attacco all’informazione, quella bilanciata, quella basata sui fatti.

Dev’essere dura quando gli stessi membri del tuo partito si sentono di commentare così:


Che tradotto:

10 anni fa ero addetto stampa per il Partito Repubblicano. Ci sono un sacco di brave persone che ci lavorano oggi. Sto lavorando duramente per aiutarli a eleggere i repubblicani nel 2018. Ma queste tattiche di Donald Trump non sono utili a nessuno, tranne che a Chuck & Nancy. (I leader dell’opposizione di Camera e Senato, NdR)

Quale è il problema? Innanzitutto Trump ha fatto un elenco di undici notizie monocentriche su di lui, la maggioranza delle quali non ha avuto grande diffusione. Nessuno mette in dubbio che le undici notizie evidenziate dal presidente fossero inesatte e che possano essere ricondotte per i capelli al termine fake news, ma c’è un lungo elenco di bugie, pubblicato dal New York Times, che attende risposte dal 14 dicembre 2017. Sono tutte affermazioni dello stesso presidente, affermazioni che si sono rivelate false. Trump su queste non ha mai commentato alcunché, e sono molte più di undici.

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Perché i Fake News Awards sono pericolosi per l’informazione?

Questo uso del termine fake news da parte del presidente degli Stati Uniti delegittima quanto voleva rappresentare. Capiamoci, al primo posto tra i candidati al premio messo in palio da Trump c’è questa notizia:

Paul Krugman says Markets will “never” recover from Trump

Ed è vero, Paul Krugman (l’amico dei “no euro”, che ritiene Trump un ignorante e non so che parere abbia dei politici nostrani che spesso lo citano) subito dopo le elezioni fece un’affermazione del genere. Ma non era una fake news, non si trattava di un cronista che dava una notizia, bensì di un’opinione in un editoriale a firma dello stesso Krugman, opinione che comunque veniva espressa in maniera decisamente più approfondita. Nessun titolone da prima pagina, nessun carattere cubitale.

Editoriale ≠ Notizia

Comprendere la differenza tra editoriali e notizie è importante. Sostenere che si trattasse di “fake news” significa non avere minimamente capito cosa s’intende con il termine, o forse, significa saperlo perfettamente ma cercare di passarlo per quello che non è agli occhi dei propri elettori, trovare il modo per usarlo a proprio favore, delegittimare.

Guarda caso il senatore John McCain dell’Arizona, strenuo oppositore dei modi scelti da Trump per difendersi dagli attacchi della stampa, ha detto:

The phrase ‘fake news’ – granted legitimacy by an American president – is being used by autocrats to silence reporters, undermine political opponents, stave off media scrutiny and mislead citizens,” McCain wrote.

“We cannot afford to abdicate America’s longstanding role as the defender of human rights and democratic principles throughout the world.”

L’espressione ‘fake news’ – legittimità garantita da un presidente americano – viene utilizzata dagli autocrati per mettere a tacere i giornalisti, minare gli oppositori politici, impedire l’esame dei media e fuorviare i cittadini“, ha scritto McCain.

“Non possiamo permetterci di rinunciare al ruolo di lunga data dell’America come difensore dei diritti umani e dei principi democratici in tutto il mondo”.

Ed è esattamente così, lo vediamo anche nel dibattito politico italiano: sui giornali tifosi di questo o quest’altro schieramento, chi cerca di minimizzare dando a intendere che le fake news siano solo sciocchezze e chi invece le cavalca come Trump, ma l’approccio è lo stesso.

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Il Russia Gate

Trump comunque oltre a dieci singole “bufale” (di cui solo una sembra essere ad oggi una vera fake news) ci tiene a rimarcare quella che per lui è la madre di tutte le bufale, il Russia Gate. Ovvero i sospetti e le accuse di una possibile collusione coi russi durante la campagna elettorale, finalizzata a farlo vincere. Io ovviamente non posso pronunciarmi sui fatti, c’erano veramente accordi di quel genere? Lo diranno le indagini e il procuratore incaricato di portarle a termine. Ma quello che sarebbe importante da capire è: davvero è così importante capire se ci siano legami tra Trump e la Russia? Non sarebbe molto più importante, prima di tutto, comprendere il ruolo che possono avere le fake news nella manipolazione dell’opinione pubblica?

Tutti dobbiamo combattere per la corretta informazione

Con BUTAC proviamo da sempre a comprendere e arginare. Pur non amando affatto la politica, ritengo che sia importante cercare di riportare l’informazione e la rete a uno stato di cose più pulito, più corretto, perlomeno per quanto riguarda l’informazione mainstream. La controinformazione, purtroppo o per fortuna, è impossibile da arginare, ma se almeno i grandi media e le testate registrate tornassero a rifiutarsi di pubblicare scoop incompleti, notizie a metà e fatti che riportano una sola fonte non verificabile saremmo già a buon punto. Ma la strada è tutta in salita.

Spero di non averti annoiato, chiunque tu sia grazie di essere arrivato fino in fondo, anche se solo per venire a scaricare rabbia e frustrazione nei commenti.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.