OMEOFITO

Ci è stato richiesto da più parti un confronto tra l’omeopatia e la fitoterapia. Premetto che non voglio farmi influenzare da pregiudizi, in questo articolo guarderemo le basi che si trovano dietro queste due pratiche e cercheremo dei punti oggettivi al loro sostegno.

La Fitoterapia

Per capire a fondo in cosa consistesse ho voluto prendere spunto dal sito della Società Italiana di Fitoterapia.

La fitoterapia consiste in una pratica medica basata sull’utilizzo delle piante in ambito terapeutico. Essa ha origini molto antiche ed è profondamente intrecciata con la medicina popolare. Dalla mole di studi condotti nei tempi passati ha preso origine la moderna farmacologia e ancora oggi molti medicinali contengono principi attivi direttamente estratti da piante di ogni genere. Un esempio è l’acido salicilico estratto principalmente dalla corteccia del salice da cui prende il nome. Risulta molto utile utilizzato sotto forma di unguenti per la cura dell’acne vulgaris o per la rimozione di verruche cutanee (Es: Torrino Medica). Da questo principio attivo si è arrivati alla produzione sintetica dell’acido acetilsalicilico, conosciuto volgarmente come Aspirina.

La fitoterapia però non si ferma al singolo principio attivo, ma guarda al sistema pianta come un insieme complesso di principi attivi e sostanze inerti, i quali esplicano le loro attività terapeutiche in sinergia secondo il principio del Fitocomplesso. Cerca quindi di preservare “l’ecosistema” interno alla pianta anziché puntare all’estrazione e raffinazione del singolo principio attivo.

Molti studi sono stati condotti in merito alla fitoterapia, sia di efficacia che di sicurezza e i prodotti della fitoterapia sono considerati farmaci a tutti gli effetti, infatti lo stesso Ministero della Salute descrive questi farmaci come:

“tutti quei medicinali il cui principio attivo è una sostanza vegetale. Questi medicinali sono stati ufficialmente approvati dall’AIFA, che ne ha verificato la loro qualità, efficacia e sicurezza, e sono venduti esclusivamente nelle farmacie, alcuni dietro presentazione di ricetta medica ed altri come medicinali senza obbligo di prescrizione o medicinali da banco”. (www.sifit.org)

All’interno della fitoterapia rientrano anche l’arte galenica e l’arte erboristica.

La prima deriva dal nome di Galeno e consiste nella produzione di farmaci da parte del farmacista. Oggi questa pratica è severamente regolata e richiede spazi adibiti appositamente alla produzione che soddisfino criteri molto stretti di sicurezza.

L’arte erboristica invece è deputata alla raccolta e preparazione delle piante per poi essere rielaborate, anche se oggi questo concetto si è evoluto. In ogni città si può trovare una erboristeria dove comprare erbe per fare decotti, tisane o altri rimedi per esempio contro l’insonnia. In questo caso i risultati dipendono enormemente dalla preparazione di chi vende questo genere di rimedi e sicuramente non si tratta di terapie efficaci in caso di malattie gravi. Ma le tisane rilassanti la sera sono una vera delizia.

L’Omeopatia

In questo caso ho deciso di fare riferimento alla Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati.

L’origine di questa pratica risale al medico tedesco Samuel Hahnemann a cavallo tra il 1700 e il 1800. Senza entrare nei tecnicismi possiamo dire che i principi alla base di questa pratica sono due. Il primo è “il simile cura il simile”, chiamata anche Legge della Similitudine. Il tutto nacque dall’osservazione che l’assunzione di corteccia di Cinchona in soggetti sani, al tempo usato come antimalarico per il suo effetto anti-febbrile, portava al manifestarsi di uno stato febbrile.

Secondo questa deduzione assumendo una sostanza che scatena un certo effetto è possibile combattere stati patologici simili. Il medico continuò i suoi studi cercando di trovare un metodo per ridurre però gli effetti negativi dell’assunzione della sostanza. E qui si trova il secondo principio dell’omeopatia, la diluizione o potentizzazione.

Diluendo il preparato si ottiene secondo l’omeopatia un potenziamento degli effetti terapeutici e una scomparsa degli effetti nocivi sull’organismo a cui vengono somministrati i preparati. Questi due principi non hanno mai avuto una dimostrazione di veridicità, si tratta quindi di ipotesi senza conferma.

Viaggiando nel tempo si arriva al 1988 quando un immunologo francese, Jacques Benveniste, cercando di spiegare il funzionamento dell’omeopatia parlò per la prima volta di Memoria dell’Acqua. Secondo questa teoria le molecole di H2O sono in grado di mantenere una traccia mnesica delle sostanze con cui sono entrate in contatto, specialmente se l’acqua viene concussa o dinamizzata, cioè agitata, durante la diluizione. Il lavoro venne pubblicato su Nature, ma successivamente venne scoperto che i dati erano stati falsificati e non erano ripetibili e l’articolo fu smentito dalla stessa rivista.

Al momento quindi nessuna delle teorie alla base dell’omeopatia ha un fondamento scientifico valido. I farmaci omeopatici devono riportare secondo la legislazione italiana la dicitura “medicinale omeopatico” in grande evidenza, seguita dalla frase “senza indicazioni terapeutiche approvate” e non sono soggetti a ricetta medica.

Ma allora?

Alla fine di questa presentazione, tutt’altro che esaustiva, possiamo affermare che le due pratiche poco o nulla hanno in comune. Da un lato abbiamo la fitoterapia che si basa sull’utilizzo di principi attivi secondo il principio della concentrazione, dall’altro l’omeopatia che utilizza un sistema più metafisico, basato sulla diluizione.

Inoltre la fitoterapia, da cui ricordo deriva parte della farmacologia moderna, presenta una grande mole di letteratura scientifica in cui si sono analizzate le diverse sostanze presenti nelle piante, osservandone gli effetti in vitro e in vivo, che hanno portato allo sviluppo di un enorme numero di medicinali. Un esempio è il farmaco anti-aritmico Digitale, che prende il nome dalla pianta omonima. Ma gli esempi potrebbero essere molto più numerosi.

L’omeopatia dal canto suo ha portato alla produzione di una grande mole di studi diretti a verificare la sua reale efficacia. Uno studio molto importante è stato condotto in Australia dal National Healt and Medical Research Council (NHMRC). Si è andato a osservare e confrontare l’efficacia dell’omeopatia nel trattamento di 68 tipi di condizioni, tra cui rinite allergica, asma allergica e altre. Il risultato è stato che l’omeopatia non ha una maggiore efficacia del placebo. Una conclusione analoga è quella a cui è arrivata anche la Cochrane Collaboration, un’iniziativa internazionale no-profit il cui scopo è quello di raccogliere dati e redigere meta-analisi per stabilire l’efficacia e la sicurezza di interventi sanitari in tutto il mondo.

Possiamo quindi affermare che la fitoterapia e l’omeopatia sono due pratiche profondamente diverse, con basi scientifiche e risultati molto distanti tra loro.

Non fatevi ingannare!

(Attenzione: I fiori di Bach non sono utilizzati in fitoterapia, ma in floriterapia, una pratica più vicina all’omeopatia).

PA

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