Disinformare le masse – s1e487

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Flüchtlinge

Stamattina un amico olandese mi contatta via mail, su Twitter sta diventando virale un video che viene dall’Italia e lui mi chiede una mano per demistificarlo. L’amico è un professore universitario che come noi di BUTAC ha per passione la demistificazione delle notizie in rete, fa anche corsi proprio in merito al problema delle fake news, conscio che la manipolazione della realtà sia un grave problema.

Il video non è un fake, è vero, ma viene fatto circolare da qualche giorno sulla rete olandese e americana con questa didascalia:

Illegal migrants in set up roadblocks to collect fees from passing automobiles.

Immigrati illegali in Italia mettono su posti di blocco per far pagare pedaggio agli automobilisti di passaggio.

L’autore del post sembra esser un utente americano, @kwilli1046, che si descrive come:

Husband, Father, and Grandfather. Blessed with amazing Spouse, Children and Grandchildren. All opinions are my own. Lets Hope for the Best

Peccato che si sia dimenticato di inserire nella descrizione anche che è un condivisore di notizie senza alcuna verifica. Io e Peter Burger (l’amico olandese) ci siamo messi alla ricerca del video, per cercare di comprendere da dove arrivasse, e subito ci siamo accorti che non risale ai giorni scorsi, ma che già in dicembre era diventato virale (sempre all’estero):

Su vari canali YouTube ai primi di dicembre circolava parlando di blocchi stradali, senza far riferimento al pagamento di pedaggi ma solo al fatto che gli immigrati stessero bloccando una strada, andando più indietro lo si ritrova, postato da canali russi, a settembre 2016, e anche loro parlano di blocchi stradali per farsi pagare un pedaggio. Vi risparmio i commenti che è possibile trovare su tanti di questi canali, potete immaginarli.

Il testo che accompagna il video è sempre in tedesco anche se siamo su un canale video con dominio .ru:

ITALIEN IM CHAOS. Flüchtlinge errichten Strassensperren und verlangen ‘Durchfahrtgebühr’ Italienische Polizei machtlos.

ITALIA NEL CAOS. I rifugiati hanno istituito posti di blocco e chiedono una ‘tassa di passaggio’, impotente la polizia italiana.

Peter è velocissimo nel rintracciare l’origine del video a quel punto, un articolo di QuiLivorno ne parlava proprio a settembre 2016, e spiegava:

Un gruppo di circa 30 migranti, che risiede nel centro di accoglienza in via Sant’Anna, è sceso in strada per protestare contro la mancanza di acqua e della diaria giornaliera. Dopo essersi insidiati in via della Cinta Esterna (nei pressi della Ztl), hanno formato una piccola barricata usando quello che trovavano: bici rotte, ventilatori e alcune sedie. Qualcuno ha voluto “sfondare” questa barricata con il motorino e si è sfiorato il contatto fisico. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri per provare a riportare la calma. Intorno alle 16.45 è arrivato un tecnico Asa per riallacciare l’acqua mentre il capo della Digos ha assicurato che la diaria (che a quanto pare non arrivava da circa due settimane) sarà “consegnata” nei prossimi giorni.

Per cui gli stranieri che vediamo nel video non stanno chiedendo una tassa di passaggio, ma solo il rispetto di quanto il centro di accoglienza deve loro: prima di tutto l’acqua che nella struttura dove erano accolti mancava, e a seguire la diaria (di 2,5o euro) che la struttura riceve dal governo e che non era ancora stata loro consegnata.

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Concludendo

Voi lo capite che se sei ospite in una struttura che riceve finanziamenti per tenerti lì, e la stessa non adempie a quanto promesso, è chi gestisce la struttura ad essere colpevole, vero? Che ogni discorso che comincia con “già diamo loro un tetto dovrebbero starsene zitti” è solo dimostrazione di non capire decisamente nulla?

Vorrei inoltre portare alla vostra attenzione che la storia così messa in circolazione ha chiaramente una regia, perché non è possibile che chi ha trovato il video in rete il 5 settembre, collegato alle parole di QuiLivorno, possa essersi sbagliato. Sia il canale GermaniaOggi (scritto in cirillico però) su ok.ru sia i vari profili Twitter sono gestiti da soggetti che hanno deciso di creare il caso, usando un video reale e aggiungendoci una descrizione manipolata, perché è così che si modifica la percezione della realtà, è così che si creano i razzisti.

Condividere il video spiegando che i soggetti ritratti stanno protestando per la mancanza d’acqua e di quanto dovuto dall’associazione ridimensionerebbe molto la vicenda agli occhi del lettore straniero medio, perché anche da loro avvengono queste proteste e le reti qualificate spiegano sempre come il problema sia a monte, le persone contro cui puntare il dito non sono gli immigrati, ma chi ne ha fatto un business, come ripetiamo da ben prima che giovani esperti di marketing virale ne facessero uno strumento di ulteriore propaganda.

Dietro questo genere di disinformazione ci sono grandi interessi, ben più grandi di quelli dello xenofobo sotto casa. Comprenderlo prima che sia troppo tardi è importante.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.