I gattini per gli incendi

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[message_box title=”NOTIZIA” color=”red”]Incendi sul Vesuvio: animali vivi usati per estendere le fiamme[/message_box]

[message_box title=”FATTI” color=”green”]La storia gira da tempo, ogni volta che un incendio è grosso e di difficile controllo salta fuori. Ma di prove confermate ad oggi non ne è stata presentata nessuna. Anche la fotografia che viene mostrata dall’Onorevole Bernini non dimostra affatto che i gatti siano usati come inneschi, ma solo che ci sia un gatto che è morto, probabilmente nell’incendio.[/message_box]

Vesuvio

Me la continuate a segnalare da due giorni, ma onestamente non ritenevo necessario intervenire, avevo già visto gli amici di Next Quotidiano scrivere in proposito, come anche il Corriere della Sera.

 

La notizia credo l’abbiate vista tutti:

“Gatti usati come innesco dell’incendio sotto il Vesuvio”

Questo è quanto sostiene l’onorevole Bernini, come riporta il Giornale:

“I roghi in Campania sono tutti di origine dolosa, ma secondo le nostre fonti gli animali non c’entrano”, scriveva il quotidiano di via Solferino. Vista la diffusione di un dettaglio così macabro, il deputato Paolo Bernini si è recato nei luoghi interessati dai roghi “per verificare con i miei occhi” e quello che ha scoperto è assurdo.

Ieri sera, il grillino, quindi, è andato a Torre del Greco (Napoli) in via Montagnelle e ha scattato una foto che testimonierebbe quello che era stato denunciato in precedenza. Nell’immagine, infatti, si vede la carcassa completamente bruciata di un gatto tra le sterpaglie. Come scrive IlMattino, i gatti verrebbero presi come “povere vittime da sacrificare, cosparsi di benzina e dati alle fiamme, nelle loro disperata e inutile fuga hanno raggiunto la boscaglia più fitta dov’è impossibile intervenire con rapidità”.

Bernini mostra una fotografia che ha scattato lui stesso, la fotografia mostra sicuramente un animale morto e bruciato, ma l’immagine a me pone un interrogativo. Lo stesso che poneva Giovanni Drogo nel suo articolo su Next Quotidiano:

Non è ben chiaro come, dopo un incendio di queste proporzioni, sia stato possibile recuperare le carcasse carbonizzate degli animali. Animali che del resto – ammesso e non concesso che siano stati davvero ritrovatopotrebbero essere semplicemente delle vittime dell’incendio e non le sue causeIl Messaggero ad esempio è molto più cauto del fare ipotesi e parla di otto inneschi differenti individuati dai Carabinieri Forestali. Ma non vi è alcuna certezza sull’utilizzo dei felini incendiari. Quello che è certo invece è che i roghi sono stati appiccati deliberatamente in zone impervie e difficili da raggiungere, in modo tale da rendere più difficile un intervento tempestivo dei mezzi di soccorso e consentire alle fiamme di propagarsi indisturbate.

Ma a parte Bernini con la sua foto, altri che sono davvero sul posto sostengono si tratti di una leggenda urbana; la giornalista Stella Cervasio ad esempio sta denunciando la storia come bufala conclamata dal suo profilo social. Giusto poche ore fa si lamentava così: 

Sta denunciando una pagina fasulla che sotto il nome Carabinieri Forestali diffonde la storia dei felini usati come inneschi viventi.

Sempre Stella Cervasio spiega in toni coloriti che sia il Generale dei Carabinieri Forestali, Sergio Costa, che il Presidente dell’Ente Parco hanno smentito la storia.

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Il 12 luglio ha pubblicato questo post:

Ero la sola giornalista ieri con qualche fotoreporter sul Vesuvio e con Annamaria Chiariello di Canale 5. Ed ero lì anche come garante diritti animali del Comune di Napoli per monitorare la situazione fauna. Non c’era nessun animale “usato come esca per il fuoco”. Se ce ne fossero stati avrei avuto notizia dall’Istituto Zooprofilattico per le autopsie, tra l’altro importanti, semmai, per l’inchiesta giudiziaria. Usare leggende metropolitane come la ricorrente storia del legno delle bare usato a Napoli per cuocere le pizze è sintomo di inutile arrampicamento sugli specchi di certi media. Non si fa. E non ve n’è bisogno: che cosa c’è di peggio di ciò che sta accadendo, per incuria, sul Vesuvio?

Un nostro lettore, Francesco Servino, giornalista come Cervasio, ci scrive:

L’incendio è partito da un focolaio a Ercolano, mal spento, una settimana fa, e si è ingigantito. personalmente ho assistito a come si è propagato, con l’azione del vento che ha trasportato i tizzoni su tutto il parco nazionale. basterebbe un minimo di logica per comprendere l’assurdità della notizia, che ha attecchito velocemente. Che senso ha l’impiego di gattini incendiari?

Sia Stella Cervasio che Servino sostengono che il danno immenso sia colpa dell’incuria, non di criminalità organizzata, ma come avete letto sopra il Messaggero parla di otto inneschi (senza fare riferimento a gatti incendiari).

Se fossero confermati saremmo di fronte a un atto doloso, ma solo le indagini potranno dircelo.

Quello che è sicuro è che a oggi non esiste traccia di un singolo gatto usato come innesco. La foto di Bernini non dimostra alcunché, se non un povero animale che è morto probabilmente inghiottito dalle fiamme.

Non posso aggiungere altro, solo gli inquirenti potranno darci ulteriori ragguagli.

maicolengel at butac punto it

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