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Riprende il mio umile viaggio verso lo smantellamento di alcune certezze proposte da questo sito. Anche questo sarà un lungo post, perciò vi chiedo molta pazienza. Sono aperto ai vostri commenti: scrivetemi pure una volta letto l’articolo.

PUNTO TERZO: LA GUERRA PREVENTIVA NON È MAI LA SOLUZIONE

You know that pre-emptive war is never the answer. When we realize that self-defense is the only acceptable form of violence, then we become awakened human beings. To suggest war because someone is different from you, or they may pose a threat in the future is simply ludicrous. And when did the idea of bombing civilians become humanitarian? No one wants war except for the immoral creeps that benefit from it.

Sai che la guerra preventiva non è mai la soluzione. Quando si comprende che l’unica forma accettabile di violenza è l’autodifesa, ci si risveglia. Ipotizzare una guerra perché qualcuno è diverso da te, o perché potrebbe rappresentare una minaccia nel futuro, è semplicemente ridicolo. E da quando l’idea di bombardare civili è “umanitaria”? Nessuno vuole la guerra, eccetto i lecchini senza morale dalla quale traggono benefici.

Esiste una legge non scritta che lega l’argomento “guerra” al numero di morti che una qualsiasi di esse causa. Ci si concentra così tanto sui morti da dimenticare le distinzioni essenziali. Succede, quando non si ha la minima idea dell’argomento trattato o, addirittura, si vuole confondere il lettore.
Ho lasciato volutamente il termine “preventivo” nella traduzione di preemptive war (notare la grafia diversa). Primo, perché questa è la traduzione letterale. Secondo, perché decontestualizzando la parola “preventivo” si ottiene quella grande vaghezza di termini sulla quale marciano siti di questo tipo. In inglese come in italiano, la confusione fra preemptive e preventive regna sovrana.

Una guerra di tipo preemptive è una risposta bellica votata alla neutralizzazione di un attacco o invasione prima che questi si concretizzino. Perché un attacco sia considerato preemptive, è necessario che l’intento della nazione avversaria sia chiaro e ben delineato.
Immaginiamo di giocare a Risiko con gli amici. A un certo punto, un vostro amico conquista l’Africa del Nord; date le rotte marittime del gioco, è palese che il primo stato che il vostro amico potrà attaccare sarà il Brasile, ora in vostro possesso. L’intento si palesa quando vi dichiara guerra. Ora supponiamo per assurdo che abbiano aggiornato Risiko e abbiano introdotto una regola che recita pressapoco così: “se ti stanno per attaccare, tu puoi rimuovere un carro armato avversario senza lanciare dadi. Puoi usufruire di questo vantaggio solo alla prima dichiarazione di guerra dell’avversario”.

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Ecco, questa è la guerra di tipo preemptive: una nazione può attaccare le forze nemiche per rispondere a un intento bellico concretizzatosi. Consideriamolo un “primo attacco” atto a indebolire le forze nemiche. Se persistono buoni motivi per poter attaccare o, come nella migliore e più utopica delle ipotesi, l’intento bellico è palese, una nazione ha tutto il diritto di difendersi. Gode anche, però, di scegliere la modalità con la quale rispondere all’attacco. Siamo nel 2014, pensiamo fantascientifico: un attacco hacker che possa destabilizzare la computeristica militare avversaria, o l’utilizzo degli impulsi elettromagnetici (EMP) per mandare l’elettronica nemica in blackout. Con un simile vantaggio, la nazione minacciata può guadagnare una posizione più favorevole nell’ottica.
L’attacco ha avuto il solo compito di destabilizzare momentaneamente le file nemiche: è stato un attacco preventivo perché è stato capace di prevenire un danno più ingente dall’avversario. In parole povere, se sapessi che qualcuno è pronto a darmi uno schiaffo, io potrei dargli un calcio nei testicoli per mandarlo a terra. È una risposta violenta, ma è servita allo scopo di indebolire l’avversario e guadagnare una posizione di privilegio. (E poi c’è un innegabile vantaggio: il calcio alle palle è pur sempre un calcio alle palle).

La guerra sbandierata da quel sito e per esteso molti altri “pseudoattivisti” è di tipo preventive, una teoria paranoide e complottara secondo la quale una nazione potrebbe attaccarne un’altra senza le prove definitive di una minaccia. La differenza tra preemptive e preventive sta proprio nella percezione della minaccia. Se io sapessi di essere minacciato, agirei di conseguenza. Se mi sentissi minacciato, tuttavia, avrei moltissimi problemi a dimostrare la validità della mia ipotesi. Le sensazioni non sono mai una buona ragione perché soggettive e spesso dettate dalle circostanze. Molte volte non sono altro che il frutto della paranoia. Il presupposto della preventive war sta proprio in un attacco scaturito dalla sola percezione.

È come se io volessi picchiare uno sconosciuto per strada solo perché ho la sensazione che, prima o poi, quella persona mi darà fastidio. Non ho le prove per dirlo, non posso dimostrarlo: so che mi ha guardato storto ed è stato più che sufficiente.

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Se fosse davvero così facile interpretare le intenzioni dietro ogni singola strategia bellica, a questo punto non ci sarebbe bisogno del segreto militare. Con buona pace di chi vuole sollevarlo su questioni spinose – cosa che auspico, francamente parlando – il segreto militare è nato proprio come controdifesa per lo spionaggio internazionale.

Fin dalle lezioni scolastiche si insinua l’ideologia pseudopacifista della guerra come invasione e illogica violenza; il legame diventa ancora più ovvio quando si entra nel periodo ’39 – ’45 del Novecento. La pace è un nobile intento, è il sogno di tutti gli uomini e le donne sulla faccia della Terra; come diceva Leonard Courtney, però, “il prezzo della pace è l’eterna vigilanza”.
Per quanto possa sembrare un ossimoro e pur essendo l’ultima delle ipotesi, la guerra è talvolta necessaria per mantenere o ripristinare la pace perduta. La Seconda guerra mondiale ci ha visti dal lato dei perdenti, complici la nostra alleanza con la Germania e la strabordanza del ventennio fascista. Oltre ad altri validi motivi, abbiamo perso perché ci siamo allineati col nazismo – con tutto ciò che ne è conseguito. Abbiamo rotto la pace del primo dopoguerra per pareggiare i conti con ciò che non eravamo riusciti a ottenere durante la Prima guerra mondiale. Ovvio che il mondo si sia sentito minacciato dalle azioni dell’Italia fascista e della Germania nazista, e abbia agito di conseguenza. La guerra si era resa necessaria perché inevitabile dopo l’escalation dovute alle azioni del Giappone. Se davvero si parla di preventive war, allora i Giapponesi della Seconda guerra mondiale sono un ottimo esempio. Come riportano moltissime fonti storiche, gli Stati Uniti avevano preferito una politica isolazionista; sono entrati in guerra solo dopo l’attacco di Pearl Harbour. Non potevano sapere che le proprie flotte avrebbero subito un attacco così violento, proprio perché non vi erano prove per dimostrarlo! I giapponesi attaccarono senza dichiarare guerra.

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È vero, nessuno vuole la guerra, ma essa può accadere per svariate ragioni. La nostra Costituzione recita così all’articolo 11, che riporto nella sua interezza.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

La guerra non è accettabile come “strumento di offesa” sia nei confronti di altri popoli che come puro attacco indiscriminato. Ciononostante, l’Italia può intervenire inviando i propri militari nel caso in cui è necessario limitare la sovranità invadente. Se per assicurare “pace e giustizia” fra le Nazioni si corre il rischio di entrare in guerra; se per difendersi da un esplicito attacco nemico significherebbe compiere un atto di guerra; se per un desiderio di pace si scatena una guerra, questo la Costituzione non lo vieta. Sta alle forze diplomatiche prima, militari dopo, prepararsi a ogni evenienza. Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum: dunque, chi desidera pace, prepara la guerra (Vegezio, Epitoma rei militaris). Non esiste pace senza prima un conflitto, che sia un litigio tra amici o la difesa da un’invasione. È una triste eventualità, che per fortuna non è sempre probabile.

Adesso alzerò un bel polverone con le mie parole, ma lasciatemi spiegare.
Per quanto concerne la mortalità dei civili in guerra, a mio avviso si tende a usare i morti per argomentare l’inefficacia delle guerre umanitarie. Ogni guerra ha il suo prezzo, anche in vite umane. Ogni morte è tragica, specialmente quelle dovute a un conflitto. Tuttavia, il fatto che possa morire un civile non denigra in alcun modo l’intento umanitario. Le uccisioni sono sempre collaterali e in qualsiasi guerra, anche quella che inizia con le più pacifiche tra le intenzioni, c’è il rischio che si avverino. L’eventualità che possa accadere non denigra, e sottolineo “non”, l’intento umanitario. Questo perché è facile commettere errori, ma si tratta di errori umani. Inaccettabili, certo, ma non sono certo errori voluti o disegnati da una malvagia volontà superiore!
Se qualcuno ha difficoltà ad accettare la questione morti e guerre, allora dovrebbe avere difficoltà ad accettare la Seconda guerra mondiale solo per i milioni di morti che essa ha causato. Tra i caduti ci sono anche soldati che combattevano per riportare la pace nel mondo, i partigiani che resistettero; gli ebrei, gli omosessuali, i malati e i “diversi” perseguitati da un regime totalitario. Ci sono anche civili – tanti civili – e la loro morte è servita da “lezione” ai posteri. Le loro morti non erano necessarie, ma sono servite alle generazioni future perché si attivassero in questo senso: non commettere più l’errore di uccidere civili “per caso”. Sono stati fatti progressi in tal senso, la tecnologia militare avanza spedita. Finché non saremo capaci di leggere nella mente o le intenzioni implicite di ciascun essere vivente sulla faccia della Terra, cerchiamo perlomeno di apprezzare il duro lavoro svolto per limitare queste morti inutili.

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Arthur C. Clarke con “Le Fontane del Paradiso” (The Fountains of Paradise, 1979) racconta la storia di un ingegnere che vuole costruire un “ponte” – o meglio, un elevatore – verso altri pianeti. Perché tutti i calcoli siano esatti, fa riferimento al crollo del ponte di Tacoma avvenuto nel 1940. La società che ha costruito quel ponte, nella finzione appartenente a quella del protagonista, ne ha incorniciato i drammatici momenti con l’effigie “Il nostro prodotto meno riuscito”. Non è una battuta, ma una constatazione sarcastica. Ogni situazione comporta rischi, e ogni rischio non calcolato comporta disastri irreversibili. Il disastro deve essere visto, però, come un motivo per evitare che si ripeta di nuovo.
Negare una guerra per il numero di morti che essa porta significa, a mio avviso, negare il senso del progresso in merito – evitare proprio quelle morti collaterali. Significa soprattutto negare la buona volontà dei soldati inviati sul campo, etichettandoli a priori come “macchine di morte” senza scrupoli. Anche loro rischiano di morire, sapete? O fanno forse parte di una categoria a parte? Può morire un civile come può morire un soldato, anche per mano di un civile esaltato!
Non fraintendetemi: denunciare le morti collaterali in una guerra è nobile, specialmente se serve a limitarle nel futuro. È da evitare la denigrazione totale in virtù della denuncia.

PUNTO QUARTO: TI STANNO AVVELENANDO, TI VOGLIONO MORTO

You know that you’re being systematically poisoned, how, by whom, and why: Admittedly, there’s a lot to learn in terms of how we are secretly being poisoned. But the fact remains that we are being systematically poisoned, and it is likely for the deliberate purpose of dumbing us down and, ultimately, culling the population. Who could believe anyone is so evil to do that to innocent people, you may ask. Well, once you begin to seek the answer to that question, you’re one step closer to enlightenment.

Sai di essere metodicamente avvelenato, come, da chi e perché: a dire il vero c’è molto da imparare su come veniamo segretamente avvelenati. Eppure vige il fatto che siamo metodicamente avvelenati, ed è verosimile per l’intento deliberato di istupidirci e, infine, decimare la popolazione. Vi potreste chiedere chi sarebbe così malvagio da far questo a gente innocente. Be’, una volta iniziata la ricerca per la risposta al quesito, siete vicini di un passo dall’illuminazione.

Ammetto la mia ignoranza in fatto di chimica, ma ho letto che ogni giorno siamo costretti ad assumere solfati, silice, nitrati, fluoruri, ammoniaca e nitriti. Una volta saputo questo, ho deciso di “combattere il sistema” che mi vuole morto. Risultato? A momenti mi ricoveravano per disidratazione. Sapete perché? Perché solfati, silice, nitrati, fluoruri, ammoniaca e nitriti fanno parte del residuo fisso dell’acqua minerale in bottiglia. Non mi credete? Allora prendete una bottiglia qualsiasi di acqua minerale e leggete l’etichetta.
Soddisfatti? Certo che no. Vi ho solo detto cosa contiene l’acqua minerale. Non vi ho detto, per esempio, che i nitriti vengono usati per conservare al meglio la carne e che “il Comitato Scientifico per l’Alimentazione della Commissione Europea ha valutato l’assunzione giornaliera accettabile di nitriti nell’ordine di 0,06 mg/kg di peso corporeo e di 3,7 mg/kg per i nitrati” (Wikipedia). L’ammoniaca è irritante per le vie respiratorie e può provocare anche la morte; eppure il nostro corpo assume ed espelle quotidianamente ammoniaca in varie forme. Questo perché è la dose che fa il veleno. Tutto ciò che assumiamo è regolamentato da leggi specifiche studiate da comitati di esperti affinché le quantità rientrino sempre nel limite di sopportazione del corpo umano. Chi asserisce il contrario lo fa disinformando in malafede – è per questo che esistiamo noi, no?
Generalmente parlando, tutto ciò che assumiamo è potenzialmente pericoloso per la nostra salute. Troppi zuccheri potrebbero causare una forma di diabete, troppi grassi porterebbero all’aumento del colesterolo. Per questo è necessario un regime alimentare supervisionato da un vero esperto.
Vogliamo dare un respiro più ampio? Ne abbiamo trattato più e più volte: scegliete quello che più vi aggrada.

Questo post sta diventando lungo e francamente potrebbe coprire un sacco di argomenti. Non voglio tediarvi oltre. Vi lascio però con un bel po’ di dubbi.
Se è vero che è in atto un progetto per la depopolazione mondiale, allora come mai siamo cresciuti fino a oltre la soglia dei 7 miliardi di persone al mondo? E come mai abbiamo avuto, nel 2010, un tasso di crescita pari al 10,5% in Europa, al 60,5% in Asia e del 14,4% in Africa?
Certo, voi potreste dire che il piano è in atto da tempo immemore, progredisce con l’avanzare della tecnologia e riguarda solo una fetta della popolazione mondiale. Se così fosse, allora come mai questo tasso si mantiene stabile e non subisce alcuna variazione sensibile nelle stime decennali? E ancora: se è vera la storia delle scie chimiche o di altre forme di avvelenamento, quanto potrebbe costare il mantenimento di un simile piano? E viste le scarse probabilità di successo, perché ostinarsi? Perché non spendere tutti quei miliardi in qualcosa di più efficace? Soprattutto, chi ha tutti questi soldi da spendere? E se li avessero, come li giustificherebbero?

Ma no, quel sito vuole solo raccontarvi che vi state svegliando, mica vi vuole dire che sbagliate in tronco! Qui l’unico avvelenamento che vedo è l’ignoranza sugli argomenti trattati! Ragionate, Dio santo, ragionate!

Il Ninth

(Continua…)