I segni del torpore

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Per questo articolo non tratterò di una bufala vera e propria, quanto di una lista.

Avete presente le top ten? Quelle che dovrebbero dimostrare il gradimento del pubblico, mentre invece provano quanto sia facile influenzare il nostro senso critico? Bene: l’articolo di oggi tratterà proprio di questo.

C’è un sito in inglese chiamato TrueActivist che dovrebbe avvicinare i lettori all’idea di un “vero attivismo”. Qualcuno si chiederebbe quale sia la differenza tra “falso” e “vero” in questo contesto, e tra questi c’è chi si è già dato la risposta. Poiché è necessario spingere a tavoletta sull’acceleratore del gusto personale, i pennaioli di TrueActivist – e uso il termine in mancanza di altri più adatti – hanno pensato bene di stilare una lista in dieci punti che provasse inconfutabilmente il “pieno risveglio” dell’utente medio di questo sito.

L’inizio non è dei migliori, ma si rifà sull’ultima frase:

Non è forse ovvio che sia in corso un importante risveglio globale? Proprio come previsto dai Maya molti anni fa, l’apocalisse diverrà evidente nel 2012. Eppure molti interpretano male l’apocalisse come la fine del mondo, mentre in realtà significa appunto “svelamento, rivelazione di qualcosa di nascosto”.

Per una volta qualcuno che azzecca il significato della parola! “Apocalisse” viene infatti dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis, apo- = separazione, kalypsis = nascosto) e si intende appunto il significato indicato dall’autore dell’articolo. Sto per fare i complimenti all’autore… finché non leggo il resto.

Mentre ancora ci si domanda sulla precisione del calendario Maya, è ormai fuori discussione che un buon numero di persone stiano diventando consapevoli di ciò che gli è stato celato per lungo tempo. Di sicuro questo risveglio non capita dal giorno alla notte. Ci vuole tempo per sollevare i numerosi veli della menzogna e raggiungere il nucleo delle somme verità.

Se per “somme verità” intendiamo un mucchio di scemenze pseudo-New Age, immerse in una brodaglia puzzolente di complotti, qualunquisimo, doppi sensi e logica fallace, stiamo messi davvero bene.

Per quanto riguarda la perdita di tempo per arrivare al nucleo, su questo ci hanno azzeccato. Il debunking porta via un sacco di tempo. Ho iniziato questo articolo il 10 maggio di quest’anno, 2014. Non sono certo un esperto in tutto; il mio compito è quello di aiutare i lettori a ragionare con la propria testa e sfidare questi imbrattacarte a fare di meglio.

Visto che il sito sostiene e si vanta di avere le prove per dimostrare che il lettore è “uno fra quelli che si stanno risvegliando”, mi sono preso la briga di analizzare e discutere i punti di questa lista.

Cosa si deve fare per vivere…

E non vengo neanche pagato!

PRIMO SEGNO: DESTRA E SINISTRA SONO UGUALI

Capisci che non vi è alcuna differenza sostanziale tra i principali partiti politici (Democratici e Repubblicani)[.] È facile lasciarsi trasportare dal dibattito destra-sinistra e credere che esista una differenza fra i due più grandi partiti politici. Tuttavia, una cosa è il dibattito, un’altra i fatti. Voi li riconoscerete dalle loro azioni, ed è indiscutibile come non vi sia alcuna sostanziale differenza tra i partiti politici quando si parla di agire sulle questioni più importanti.

Perché sia comprensibile dove sia l’errore di questo punto, è necessario fare un piccolo excursus storico-filosofico.

Aristotele definisce l’uomo “un animale politico” la cui natura porta a formare comunità. A prescindere dalle immagini negative che ruotano intorno al suo “teatrino”, il concetto di politica nasce proprio in funzione della comunità. Affinché quest’ultima funzioni al meglio, è necessario che l’amministrazione sia funzionale alle necessità dei cittadini. Il problema è che non tutti i cittadini potranno essere contemporaneamente soddisfatti: è probabile che la scelta di pochi sia dannosa per molti.

Col passare del tempo si è introdotta una nuova questione, la rappresentazione politica. Tempo fa potevano votare solo gli aventi diritto, i quali erano scelti in base al ceto di appartenenza o al reddito annuo percepito. Inutile dire che chi votava aveva un certo potere economico alle sue spalle, potere che si rafforzava votando gli esponenti del rango sociale dell’avente diritto. In risposta a questa situazione politica nacquero i movimenti, formazioni sociali i cui partecipanti si riconoscevano in una dichiarazione d’intenti; dal loro humus nacquero i partiti politici, con le evoluzioni che oggi conosciamo (proletario, socialista, liberale, democratico, etc.).

Non voglio nascondermi: anch’io, a volte, penso che i partiti siano tutti uguali. Sembra che tutti dicano le stesse cose, cambiano solo alcune parole. La verità è che, come penso sia lo stesso per una buona fetta dei nostri lettori, non abbiamo la più pallida idea di cosa rientri nel concetto di “buona politica”. Non abbiamo idea della differenza politica perché, da vent’anni, ideologie ben più complesse si sono ridotte a una mera contrapposizione. Un tempo si parlava di socialismo, comunismo, fascismo, liberalismo e progressismo. Questo significava avere un programma elettorale ben riconoscibile, al quale chiunque poteva far riferimento. Al giorno d’oggi, invece, si parla solo di maggioranza e opposizione, quella percentuale tra i “buoni” al governo e i “cattivi” che ostacolano. “Noi” e “loro”.

Affermare l’uguaglianza tra i partiti politici non è affatto un segno di risveglio. Al contrario, è un segnale d’allarme potentissimo di apatia sociale. Ci si disinteressa di una politica dove campeggiano ignoranza e – purtroppo – approfittatori. Quanti di quei politici che sono passati da un estremo all’altro della dialettica politica avevano davvero le idee chiare? Quanti di loro l’hanno fatto per salire sul carro dei vincitori e goderne così dei privilegi?

Perché un uomo diventi politico come nella definizione aristotelica, deve essersi interessato  almeno una volta alla res publica. Alla prova dei fatti, deve aver come minimo espresso la sua opinione attraverso il voto. Quanti di loro e di noi sanno come funziona il Governo? Quanti hanno permesso che questo accadesse, non soltanto per ignoranza?

Per quest’apatia politica la lingua italiana ha un vocabolo perfetto. Si chiama qualunquismo.

La sua prima definizione certa è del 1944, anno in cui Guglielmo Giannini fonda il giornale L’uomo qualunque. Di lì a poco guiderà un partito politico, detto Fronte dell’Uomo Qualunque, che si identifica nella sfiducia delle istituzioni, colpevoli di aver dimenticato i veri bisogni della nazione. Molti dimenticano che lo stesso Giannini partecipò all’Assemblea Costituente. Proprio l’assemblea che saldò le prime basi della Costituzione e permise all’Italia del dopoguerra di muovere i primi passi verso la democrazia. Sebbene vedesse le istituzioni distanti, ciò non ha bloccato il suo spirito comunitario. È grazie alla sua buona volontà, assieme a quella dei “padri fondatori”, se oggi siamo una Repubblica che risponde alla Costituzione.

L’atteggiamento egoistico dei qualunquisti funge da contraltare a una classe politica vista come altrettanto egoistica e nemica del “popolo” – termine quantomai vago per indicare ciò che non rientrava nell’élite politica. Tale ideologia trova le sue radici, fra l’altro, in un movimento politico nato nel XIX secolo in Russia, detto populista. L’analogia risulta evidente nella contrapposizione tra élite – l’aristocrazia russa – e il popolo tartassato, vittima di un governo comandato da inetti insensibili al grido di dolore della nazione. Ricordiamo che si fa riferimento a un periodo e a una situazione sociopolitica diversa dalla nostra, ma la sua attualità sta nel suo continuo rinvigorirsi nei momenti di maggiore crisi governativa.

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Il Fronte dell’Uomo Qualunque nasce nel secondo dopoguerra, un periodo spinoso anche per via dell’eredità di un oscuro ventennio. Latente e serpeggiante nel pensiero politico del cittadino italiano, il qualunquismo trova libero sfogo nel periodo di maggiore crisi del Governo Italiano: la fine della Prima Repubblica.

Negli anni ’92–’93, in piena Tangentopoli, la pancia popolare trova nella crisi politico-giudiziaria, nota anche come “Mani pulite”, il nadir dal quale far salire la propria rabbia. È la prova, per molti, di quell’insensibilità politica votata al proprio compiacimento, ben lontana dalla soddisfazione delle urgenze del popolo. Oggi, alla notizia di un nuovo caso di tangenti con un presunto motivo politico, non è difficile cadere nella trappola del qualunquismo politico. Ciò che una volta doveva essere un segnale di insoddisfazione diretto alla politica, però, ora porta a una cecità consapevole.

I momenti più neri della politica lasciano un segno indelebile nella storia italiana. Con l’avvento di “Mani pulite” si crede di non avere più motivo di votare, proprio perché viene meno quel principio di fiducia verso uomini definiti “onorevoli”. Alla notizia di furti e mazzette, chiunque si indignerebbe. In tempi non sospetti, nel 1977, Berlinguer discusse apertamente della questione morale e della necessità di una “fedina penale pulita”. Se all’epoca, però, un discorso simile poteva essere visto come un riavvicinamento tra popolo e politica nei periodi bui, ora una frase del genere avvierebbe un’inversione di tendenza. È l’animale politico ad allontanarsi dalla politica stessa, non più viceversa; sceglie di isolarsi da tutto ciò che fa politica additando scuse (“non fa per me”, “chi ci capisce è bravo”) se non veri e propri atti d’accusa (“sono tutti ladri”, “dovrebbero buttarci una bomba”).

Poiché il cittadino-elettore opta per l’ignoranza nell’epoca dell’informazione condivisa, i politici cavalcano il dissenso e la memoria negativa nei confronti delle istituzioni. L’intento esplicito è quello di recuperare i voti dei delusi e degli indecisi. Il danno collaterale, però, è dovuto alla presa della “pancia popolare” – quella che ha smesso di impegnarsi attivamente per occuparsi di alternative quasi-messianiche che possano cacciare i mercanti dai templi. Il che non corrisponde, purtroppo, a scelte oculate: così come ci si aggrappa alla più sottile delle speranze nei momenti di disperazione, chi vota sceglie di “non votare” o, peggio ancora, di votare sempre gli stessi, perché tanto “sarebbero tornati ugualmente”.

Nel 1994, sempre durante il periodo Mani pulite, Silvio Berlusconi si fece portavoce di questo dissenso grazie a un’immagine ben costruita e all’appoggio del populismo più oltranzista. Vent’anni e molte controversie dopo, troviamo Grillo e il suo movimento che paventano di mandare a casa “la vecchia politica”.

Forse è qui che non si dovrebbero vedere differenze tra un partito e l’altro…

Mi rendo conto che queste parole escono a ridosso delle elezioni. Non è mio compito suggerirvi per chi votare – qui si discute di bufale, non di politica. Ciò che posso fare è farvi capire come districarsi dal groviglio del “politichese”.

Un cittadino informato è un cittadino attivo, e un cittadino attivo è un uomo politico – responsabile, qui, del bene della propria comunità. Lo sapevate, quindi, che le leggi passate e presenti sono perfettamente consultabili su Normattiva.it, con tanto di storico delle modifiche subite nel corso degli anni? E che tutte le proposte di legge avanzate in Parlamento e in Senato sono visibili sui rispettivi siti, con nome e cognome di chi ha depositato la bozza? Che le presenze dei singoli deputati e senatori sono ben registrate e visibili a tutti?

Cosa ancora più importante: lo sapevate che i partiti possono allearsi in presenza di punti in comune con i propri programmi politici, e non vi è legge che lo vieti? Che la sola opposizione senza proposte concrete può solo che portare a una stagnazione politica?

L’ignoranza è una scelta, eppure informarci è sempre stato un diritto. Se proprio dovete votare, fatelo con scrupolo. Chiedete il programma politico, ascoltate le promesse elettorali. Impegnatevi a uno sforzo comune per comprendere le vere necessità dell’Italia. Votate e siate partecipi nella rimozione di ciò che davvero fa male all’Italia. L’incompetenza non dev’essere premiata. Protestate se la legge non vi piace, ma assicuratevi che abbiate capito bene come funzioni. Protestate anche se il vostro rappresentante non svolge quanto promesso. È un vostro diritto godere del benessere che il voto può darci. Non lasciate che siano gli altri a decidere per voi. “Gli altri” non sono “voi”.

In conclusione: l’incapacità di vedere la differenza fra partiti è solo personale, dettata da una forte apatia politica che può portare a una deriva populista e a scelte ancora più dolorose.

SECONDO SEGNO: LE BANCHE CI RIDUCONO IN SCHIAVITÙ

Capisci che la Federal Reserve, o più in generale le banche centrali internazionali, sono il motore dei nostri problemi economici[.] La schiavitù del debito è la forza totalitaria che minaccia l’umanità intera, non certo una marionetta politica temporanea o qualche avido trader di Wall Street. Quando un gruppo ristretto di persone ha la capacità di creare ricchezza dal nulla e addebitarvi gli interessi, possiede la facoltà di ridurre il pianeta in schiavitù, reclamandone la proprietà a discapito del tipo di governo che una nazione afferma di avere.

Questa frase scivola fra Nuovo Ordine Mondiale, il gruppo Bilderberg e il complotto sul signoraggio bancario. Lascio ad altri, molto più esperti di me, il compito di sfatare questo mito con dovizia di particolari. Il signoraggio esiste, solo non nel modo in cui certi complottisti della domenica vorrebberlo darla a bere.

Il signoraggio altro non è che il modo in cui un governo guadagna spendendo moneta stampata per beni e servizi.

Tutto il resto è fuffa.

Anche questo, come accadrà anche in alcuni dei punti successivi, si fa riferimento alla situazione americana (la Federal Reserve). Lo sapete meglio di me, le bufale sono universali. Quando Mario Monti fu nominato Presidente del Consiglio, tutti gridarono al complotto della BCE. È il tecnico scelto dalle banche, dicevano; e via di storie sul signoraggio bancario. Adesso, leggendo queste frasi, mi rendo conto che basta cambiare un paio di parole perché venga coinvolta anche l’America.

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Umberto Eco sostiene come sia la paranoia a muovere qualsiasi teoria del complotto. Ciò che conta non è la sua riuscita o meno, che venga alla luce oppure resti nell’ombra: l’importante è che esista, nell’immaginario complottista, una specie di “demone hegeliano” assoluto; dotato di poteri quasi divini, egli opera in segreto per portare avanti il piano per la distruzione dell’umanità. Alla luce di ciò, ci verrebbe da dire che in effetti il complotto esiste, ed è portato avanti… da chi grida al complotto!

Pensiamoci bene: molti dei riferimenti che “denunciano” i complotti rientrano in un circuito chiuso. Giusto per farvi un esempio, il testo originale dell’articolo inglese include il link a un blog di “controinformazione”. Questo blog sciorina statistiche, dati, opinioni di “esperti” in merito – che in realtà esperti non sono. A sua volta ciascuna categoria rimanda ad altri siti contenenti, com’è logico, nuove sfilze di dati, a volte anche contraddittori tra loro. Come se non bastasse, da quest’ultimo sito si giunge a un’altra caterva di siti, ancora più confusionaria del precedente, con l’ennesima sequela di opinioni, grafici, aneddoti. Nessuno di questi contenente dati ufficiali, ma solo rimandi a rimandi di rimandi di teorie. Ci si arriva a credere proprio perché la ripetizione ad nauseam si insinua nella nostra testa; attraverso l’illusione dell’informazione, siamo convinti della sua esistenza.

Spesso nessuno fra quelli che scrivono del signoraggio bancario ha studiato le basi di Economia necessarie per comprendere quei grafici che, a sentir loro, dimostrerebbero l’esistenza del complotto. Nessuno di loro è effettivamente autorevole perché non sottopone le proprie idee al confronto con la realtà: tentano di istituire un proprio mondo comandato da un’autoproclamata autorità in merito. Un’autorità di cartapesta che gioca a fare la voce grossa contro un establishment che soffoca le voci discordanti.

A lungo andare ci si rende conto della portata effettiva di queste affermazioni: sono solo illazioni, supposizioni senza fonti attendibili basate su conoscenze economiche ancora più risicate. Ai novizi basta estrapolare una frase o un discorso fuori dal suo contesto per provare l’esistenza del signoraggio bancario. I complottisti “duri e puri”, invece, vogliono radicare più in profondità le proprie convinzioni tirando fuori bieche implicazioni antisemite e giudeofobe.

Volete sapere da dove nasce il complotto del signoraggio bancario? Da una teoria secondo la quale i Rothschild, famiglia nobiliare tedesca di ebrei aschenaziti, vogliano conquistare il mondo con le proprie banche.

Ai loro tempi d’oro, alcune delle battaglie e delle guerre più famose per la storiografia mondiale hanno goduto del finanziamento da parte di questa famiglia. Tra queste si ricordano i finanziamenti alle forze britanniche durante le guerre napoleoniche e la guerra russo-giapponese del 1905, con finanziamenti all’impero del Sol Levante.

Poco dopo la sconfitta, in Russia si solleva una forte ondata di sdegno nei confronti del governo zarista: lo smacco sonoro, assieme all’incapacità dimostrata da Nicola II di compiere quell’espansione in Manciuria necessaria per le terre agricole russe, viene accolta con ira dal popolo. Cavalcando l’onda del disprezzo, nello stesso tempo e in diverse traduzioni dall’originale francese, l’ultima della quale databile 1905, si diffonde un documento scottante. Esso proverebbe l’esistenza di una società segreta, composta da avidi ebrei, il cui unico scopo è quello di dominare il mondo convertendolo all’ebraismo. Il testo in questione è pubblicato sotto il titolo di Protocolli dei Savi di Sion ed è, a tutt’oggi, la balla più credibile per giustificare i turpi sfoghi giudeofobi.

I Protocolli nascono dal pretesto di raccogliere, con dovizia di particolari, una serie di discorsi, scambi epistolari privati e leggi promulgate in segreto dalle comunità ebraiche. Fra i vari piani di conquista era prevista, guarda caso, una forma di schiavitù previa il cosiddetto gold standard. All’epoca la Russia produceva monete basandosi sui tagli dell’argento – di qui il termine “rublo”, che viene dal verbo russo рубить (rubit’, “tagliare”). Per tentare di rendere più competitiva la propria economia e portarla al passo con l’Europa, lo zar propone il passaggio al sistema aureo. In virtù della “rivelazione”, si monta un vero e proprio “scandalo”: passare a un sistema economico misurato sull’oro avrebbe significato, seguendo questa tesi, a una resa nei confronti dei Rothschild, famiglia ebrea che controllava l’oro per lo standard. Arrendersi ai Rothschild, di conseguenza, avrebbe determinato un passo importante nella scalata degli ebrei alla conquista del mondo. Le banche ebree avrebbero messo piede in suolo russo, svalutato il rublo a favore dell’oro, avrebbero fatto schizzare il debito pubblico alle stelle e, dulcis in fundo, sovvertito il governo preesistente sostituendolo con la religione ebraica. Vi ricorda qualcosa?

Il fatto è che questi fantomatici protocolli non sono mai esistiti. Numerosi studi filologici e linguistici – tra cui vorrei ricordare il lavoro svolto dal mio professore di letteratura russa, nonché grande filologo slavo, Cesare Giuseppe de Michelis e il suo Manoscritto inesistente – hanno permesso di dare un volto e una forma a questo documento. La risposta è unanime: i Protocolli sono un collage infantile, per nulla omogeneo, di stralci ricavati da racconti di serie B, romanzi scritti da autori presto dimenticati e pezzi di satira. In più, nulla di ciò che lo compone è attinente al mondo ebraico.

Ancora oggi, quando si parla di schiavitù bancaria e inevitabilmente di signoraggio bancario, il fattore più interessante sta nella presunta origine di questo piano di dominio bancario. Tra gli obiettivi si ricordano le banche Lazard Brothers, Goldman Sachs, Kuhn Loeb e la Lehman Brothers – la famosa banca del crack del 2008. Tutte banche che, in un modo o nell’altro, farebbero parte di un progetto disegnato dalla famiglia Rothschild, la quale è a sua volta proprietaria della banca omonima. Ancora una volta, ebrei e oro.

Mi viene da dire che credere nel signoraggio bancario porti indirettamente a credere alla balla degli ebrei che vogliono dominare il mondo. Ma forse la sto solo sparando grossa… o no?

Il Ninth

(continua…)

NOTE:
1 Il riferimento è al velo di Maya. http://it.wikipedia.org/wiki/M%C4%81y%C4%81#Il_velo_di_Maya

2 Eco da Matteo 7,15: “Voi li riconoscerete dai loro frutti”, con la qual frase Gesù si riferisce ai falsi profeti.

3 Mi si perdoni se non affronto e, anzi, “censuro” il link inerente John Cusack, scrittore di truthout.org. Se l’ho fatto è solo per motivi logistici – questo articolo è troppo lungo.

4 Inteso come debito pubblico.