Il formaggio senza latte ci seppellirà?

maicolengel butac 9 Lug 2015
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LATTEFORMAGGIO

Non avevo voglia di parlarne, perché è una di quelle notizie che ho sperato venisse letta nella maniera giusta dai tanti che seguono Butac, e invece da ormai due settimane ogni singolo giorno qualcuno di voi mi chiede lumi in merito.

Oltretutto giusto ieri la Coldiretti è scesa in piazza a manifestare.

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Allora in primis avrei voglia di ricordare a tanti di voi chi sono quelli che manifestano, gli stessi che per trent’anni (no scusate, quaranta) hanno falsificato i dati sulla produzione di latte nel paese, dati che hanno causato le proteste sulle quote latte, di cui abbiamo già parlato tempo addietro, vorrei ricordarvene una frase:

Il problema è alla fonte: nel 1984, le quote per l’Italia furono sottostimate e via via aumentarono. Ovvio che l’imprenditore abituato alla sovrapproduzione, ammazzando il prezzo sul mercato, si sia lamentato; certo che la cosa non gli sia andata bene, ma quel produttore non dovrebbe essere il nostro punto di riferimento, né ieri, né oggi più che mai con i mercati allargati.

Come sempre anche nel caso dell’ordinanza europea che ci CHIEDE di autorizzare la produzione di formaggio fatto usando NON SOLO il latte fresco ma anche quello in polvere quello che vediamo accadere è PROTEZIONISMO. Protezionismo per alcune aziende italiane. Ma è un protezionismo sensato?

Vorrei fugare un dubbio che ho visto ricorrere in tante segnalazioni, il formaggio fatto partendo da latte in polvere non esclude quello prodotto da latte fresco, sono due cose differenti che possono tranquillamente convivere insieme. I costi di produzione sono (lievemente) più bassi per il formaggio che parte da latte in polvere, ma non in maniera così estrema (visto che dall’altra parte sono più alti i costi per produrre latte in polvere). Esiste mercato per entrambi i prodotti, si tratta solo di studiarsi il sistema e la propria nicchia di mercato; come in tutte le attività produttive che prevedono la vendita al pubblico, studiare il mercato e le strategie commerciali è alla base di una produzione pianificata. Nulla di strano.

Una cosa MOLTO importante da spiegare è che già oggi noi in Italia importiamo prodotti fatti partendo dal latte in polvere, e siamo costretti ad importarli perché abbiamo una legge del 1974 che ne limita l’uso sul territorio italiano. Legge che rendeva impossibile per le aziende italiane produrre formaggi usando il latte in polvere. Questa è una limitazione, a protezione della produzione italiana di formaggi ricavati da latte fresco, ma non è una legge che ne vieti la commercializzazione. Quindi qualcuno importa comunque prodotti ricavati dal latte in polvere e li commercializza (facilmente aziende che collaborano con la grande distribuzione) senza che però possa esserci vera concorrenza con aziende italiane.

L’Unione Europea ci chiede solamente di permettere ANCHE la produzione interna di prodotti caseari fatti partendo dal latte in polvere, produzione che porterà lavoro ad aziende italiane, e che se sfruttata nella maniera giusta non farà sparire dagli scaffali dei negozi i formaggi prodotti partendo da latte fresco. Oltretutto l’aver tolto le quote latte ha fatto sì che i prodotti realizzati partendo da latte fresco possano in qualche maniera vedere un abbassarsi dei costi di produzione, visto che da aprile non ci sono più dazi da pagare e non c’è più un controllo dei prezzi.

Ma allora perché fare questo sensazionalismo?

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Chi l’ha detto che scompariranno 487 formaggi? Coldiretti ovviamente…

Ma è un vero rischio? Così Coldiretti cercava di spiegare la cosa:

Con un chilo di latte in polvere infatti, che costa sul mercato internazionale 2 euro – sottolinea la Coldiretti – è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti confezioni di yogurt e tutto con lo stesso identico sapore perché viene a mancare quella distintività che viene solo dal latte fresco dei diversi territori.
“Il pressing esercitato dalla Commissione Europea sull’Italia ha già stimolato – sottolinea la Coldiretti – gli interessi degli speculatori con le importazioni di latte e crema in polvere che sono aumentate del 16 per cento nel primo trimestre 2015 rispetto allo scorso anno, secondo una analisi della Coldiretti. E non è certo casuale – precisa la Coldiretti – che i 2/3 delle importazioni provengano da Francia e Germania, l’asse che detta la linea politica dell’Unione europea”

Il latte in polvere innanzitutto non si crea dal nulla, ma viene prodotto partendo dal latte vaccino (quindi chi produce latte e vede diminuire il suo mercato per il latte fresco può sempre convertirsi a produrre ANCHE latte in polvere, no?). Produrlo costa un po’ di più, ma conservarlo costa MOLTO MENO, e se prodotto nella maniera corretta non ha controindicazioni, se non le stesse del latte normale. Come ci spiega wiki:

Il commercio del latte in polvere avviene in tre tipi: intero, parzialmente scremato e magro. La legge italiana prevede per il tipo intero un contenuto di materia grassa intorno al 26%, per quello parzialmente scremato dal 13 al 17% e per il magro un tenore di grasso non inferiore allo 0,5%. La ricostituzione del latte in polvere deve avvenire con acqua non troppo calda ed inserendo la polvere “a pioggia” affinché non si formino grumi.
Il rapporto polvere-acqua per ricostituire un chilo di latte è fissato in:

  • intero: polvere 100 g, acqua 900 g;

  • parzialmente scremato: polvere 100 g, acqua 900 g;

  • magro: polvere 120 g, acqua 880 g.

Quindi minor costo di stoccaggio, maggiori tempi di conservazione, direi che non sia un prodotto da demonizzare. Ucciderà la nostra produzione casearia? Beh sicuramente alcune aziende che producono prodotti di scarsa qualità partendo da latte fresco si vedranno in crisi, ma per tutto quanto riguarda i prodotti dell’eccellenza italiana io credo che i rischi siano minimi, ma ovviamente in questo caso è solo la mia modestissima opinione. Però si possono guardare gli altri paesi in cui la produzione di formaggi partendo dal latte in polvere esiste da tempo…e non mi sembra che le loro esportazioni di prodotti di qualità siano basse, tutt’altro.
Non credo sia necessario aggiungere altro. Il protezionismo italiota è fatto davvero col paraocchi, ne avevamo già parlato in un’altra occasione, in merito all‘olio di palma
maicolengel at butac.it
 
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