Il migrante morto di fame e le fonti

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La notizia del migrante morto di fame ha fatto il giro del Paese, le testate che l’hanno pubblicata sono proprio tante. Tutte hanno accettato indiscriminatamente quanto veniva riportato in prima istanza.

C’è un piccolo problema, la Prefettura di Ragusa già il 13 marzo aveva spiegato con un comunicato stampa che la notizia era scorretta. Il migrante non è morto di fame ma per le conseguenze di una malattia in fase terminale.

Purtroppo come spesso accade in questi casi l’informazione troppo veloce porta a titoli decisamente sbagliati:

Storia di Segen, morto di fame in Italia dopo essere arrivato dalla Libia

Migranti, eritreo 22enne muore di fame dopo lo sbarco. Il sindaco di Pozzallo: “Scene come quelle degli ebrei nei lager”

Ragusa, migrante di 22 anni morto per fame: era sbarcato a Pozzallo

Mentre invece per essere corretti avrebbero dovuto dire:

Storia di Segen, morto di cachessia polmonare  (o tubercolare) in Italia dopo essere arrivato dalla Libia

Perché è di quello che è morto il povero Segen. Sia chiaro, nei testi di alcuni giornali si fa riferimento alla cachessia, come sul FQ, ma viene raccontata così:

Aveva la magrezza di un anoressico, ma la letteratura medica precisa che la sindrome di cui soffriva il giovane africano non ha nulla a che vedere con la patologia del disagio alimentare: il 22enne è morto per fame, anche se il linguaggio medico copre la locuzione con il velo del lessico scientifico che parla di “cachessia”, come è scritto sulla cartella clinica. Ma forse anche su questo andrebbe fatta chiarezza.

Che cos’è la cachessia?

Ci spiega Wiki:

La cachessìa (dal greco καχεξία, composto di κακός, “cattivo”, e ἕξις, “condizione”) o sindrome da deperimento è una perdita di peso, atrofia muscolare, stanchezza, debolezza e significativa perdita di appetito che non ha cause anoressiche. La definizione formale della cachessia è una perdita di massa corporea che non può essere invertita con il nutrimento: anche se l’individuo che ne soffre assumesse più calorie, la massa corporea magra verrebbe comunque persa, il che sta ad indicare la presenza di una patologia primaria.

Sempre Wikipedia ci spiega:

Se possibile, ed accettabile, le cause reversibili e le patologie che l’hanno causata, vengono trattate. Le terapie non farmacologiche che hanno dimostrato di essere efficaci nella cachessia indotta da un tumore includono una consulenza nutrizionale, interventi psicoterapeutici e l’allenamento fisico.

In Europa, il trattamento raccomandato è il risultato di una combinazione di nutrizione, terapia farmacologica e non farmacologica. L’assunzione di steroidi può essere utile nella cachessia neoplastica, ma il loro utilizzo è raccomandato per una durata massima di 2 settimane al fine di evitare effetti collaterali.

Quindi, anche se avesse avuto da mangiare, la situazione purtroppo per lui non sarebbe cambiata. Senza trattamenti farmacologici c’era poco da fare per il povero Segen. Non è la malnutrizione ad averlo ucciso, come spiegava, a parziale rettifica, la Prefettura di Ragusa:

LEGGI ANCHE:  La "verità" sui migranti - vol.2
La Prefettura dei Ragusa, in riferimento alla notizia divulgata da alcune emittenti ed agenzie di informazione relativamente al decesso – “per fame” – di un migrante sbarcato ieri 12 marzo al porto di Pozzallo, a parziale rettifica, precisa che il decesso è intervenuto “per pregressa grave malattia in fase terminale” Ragusa 13 marzo 2018

Sia chiaro, questo non significa che i migranti che vengono salvati nel Mediterraneo stanno bene e che quindi ce ne possiamo infischiare. Ma ritengo sia importante capire come le testate scelgano di sfruttare una notizia. La preoccupazione di fornire corretta informazione al lettore viene dopo, prima è importante il titolone. Solo se avanza il tempo si scende nei particolari. La cosa che mi fa un po’ tristezza è che il comunicato stampa della Prefettura venga a quel punto sfruttato dai tanti che affonderebbero volentieri le carrette del mare piene di migranti.

Quasi come se un essere umano malato o denutrito non abbia diritto di essere soccorso. Questo è grave. Ma al razzismo di certi soggetti ormai ho fatto il callo (e questo forse è ancor più grave).

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.