Il motore magnetico di Perendev
la promessa dell’energia infinita e la realtà dei fatti
La segnalazione era arrivata via Twitter: un motore capace di produrre energia senza consumare nulla, sfruttando soltanto la forza dei magneti permanenti. Energia pulita, risparmi enormi e una rivoluzione tecnologica apparentemente ignorata dai mezzi d’informazione. Il protagonista della storia era il motore Perendev, promosso da Mike Brady.
Il messaggio segnalato, diffuso su un forum nel 2007, annunciava una svolta epocale. A sostegno della scoperta proponeva filmati, collegamenti a siti dedicati alla cosiddetta “energia libera” e un documento presentato come brevetto. Nel testo si leggeva:
«Sfrutta l’energia magnetica direttamente e cioè, in pratica, NON CONSUMA NULLA!»
È proprio questa la promessa da verificare. Un dispositivo che produce continuamente energia utile senza riceverne dall’esterno e senza esaurire una riserva interna sarebbe una macchina a moto perpetuo.
I magneti permanenti esistono, così come esistono motori elettrici che li utilizzano. Ma la presenza di un magnete non elimina la necessità di alimentare il motore. Il Dipartimento dell’Energia statunitense spiega, per esempio, che nei motori dei veicoli elettrici l’energia della batteria viene trasformata in energia meccanica: i magneti partecipano al funzionamento della macchina, senza sostituire la fonte energetica. Fonte: Department of Energy.
Il principio di conservazione dell’energia chiarisce il problema: una macchina può trasformare energia, trasferirla o utilizzare quella che ha accumulato, ma non crearla dal nulla. Se un dispositivo torna ciclicamente nelle stesse condizioni, l’energia che cede deve essere compensata da un apporto esterno. Attriti e altre perdite rendono il bilancio ancora meno favorevole. La promessa di ottenere energia inesauribile dai soli magneti contraddice questo principio. Fonte: OpenStax, First Law of Thermodynamics.
Per questo sarebbe impreciso limitarsi a dire che il Perendev “senza una batteria non esiste”: una batteria è soltanto una delle possibili fonti di alimentazione. La domanda corretta è da dove provenga l’energia che il dispositivo dovrebbe fornire.
Anche il presunto brevetto merita attenzione. Il documento WO2006045333A1, intitolato Permanent magnet machine, esiste: indica Mike Brady come inventore, riporta il deposito del 27 ottobre 2004 e la pubblicazione del 4 maggio 2006, non del 6 maggio citato nel messaggio. Si tratta della pubblicazione di una domanda internazionale di brevetto. Fonte: documento WO2006045333A1.
La distinzione conta. Come spiega l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, la procedura PCT permette di presentare una domanda internazionale; la concessione della protezione richiede poi il passaggio attraverso gli uffici nazionali o regionali competenti. La pubblicazione della domanda, quindi, non equivale alla concessione di un brevetto e non costituisce una verifica sperimentale delle prestazioni dichiarate. Fonte: WIPO, guida alla procedura PCT.
C’è poi la vicenda commerciale e giudiziaria. Nell’aprile 2010 il quotidiano tedesco tz riferiva che Brady era stato arrestato in Svizzera il 29 marzo e successivamente estradato in Germania. L’articolo parlava di 61 clienti tedeschi che avevano versato denaro senza ricevere i dispositivi promessi. La cronaca descriveva anche il suo tenore di vita in Svizzera, ma per ricostruire l’esito della vicenda è più utile guardare alla successiva notizia della condanna. Fonte: tz, 20 aprile 2010.
Il 23 novembre 2010 Merkur, riportando una notizia dell’agenzia dpa, diede conto di una condanna a cinque anni e nove mesi di reclusione, per 36 casi di truffa consumata e 19 di tentata truffa. Secondo il resoconto, che citava una portavoce della giustizia, Brady aveva incassato oltre 600.000 euro e aveva falsamente dichiarato ai potenziali clienti che la produzione in serie fosse già iniziata. Fonte: Merkur/dpa, 23 novembre 2010.
Questi fatti vanno distinti dalla questione scientifica: la condanna documenta la vicenda fraudolenta, mentre il problema dell’energia prodotta senza apporti si valuta attraverso la fisica e le misurazioni.
Un filmato di un rotore in movimento, da solo, non permette di stabilire il bilancio energetico di una macchina. Servono controlli sulle possibili fonti di alimentazione, misure dell’energia in ingresso e in uscita, prove sotto carico e risultati riproducibili da soggetti indipendenti. Allo stesso modo, un’offerta di vendita o un contratto di assistenza non dimostrano che le prestazioni pubblicizzate siano reali.
Il desiderio di avere energia meno costosa e meno inquinante è comprensibile. Proprio per questo merita informazioni affidabili. Nel caso Perendev, i documenti citati non sostengono la promessa di un generatore inesauribile: una domanda di brevetto e dei filmati non bastano a trasformarla in una scoperta.
Prima di condividere l’ennesimo annuncio di un motore che “non consuma nulla”, chiediamo dunque le prove: chi lo ha verificato, con quali strumenti e con quali risultati?
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