Il patto di corresponsabilità e i gender

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CORRESPONSABILIT

Manca poco più di un mese all’inizio della scuola e già l’allarmismo sulle “nuove materie” d’insegnamento sta tornando in auge. Ignoranti ed allarmisti che non hanno di meglio da fare hanno deciso di far circolare questa immaginetta:

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Sul fatto che da nessuna parte nelle scuole italiane si vada ad insegnare nulla di definibile “Lezioni Gender” avevamo ampiamente parlato, e chi ancora ci crede è una boccia persa per cui è inutile perdere tempo.

Ma vorrei che capiste che firmando il patto di corresponsabilità non perdete alcun diritto ad opporvi ad alcuna cosa che non vi stia bene nell’istituto scolastico che frequenterà vostro figlio. Chi condivide quest’immaginetta sta solo cercando di fare leva su ignoranza e sdegno, e magari un po’ di odio politico (che non ci sta mai male).

Cos’è il patto di corresponsabilità? Che cosa dice che deve fare la famiglia? Non ci vuole molto a verificarlo, ma evidentemente anche se si parla di scuola gli ignoranti che si fidano di più di un post sui social network rispetto a leggersi le cose coi propri occhi son davvero tanti.

Questo che riporto è uno dei modelli ministeriali (ogni scuola ha potuto adattare il proprio alle proprie esigenze, ma il succo resta sempre lo stesso):

PATTO di CORRESPONSABILITÀ EDUCATIVA

LA SCUOLA SI IMPEGNA A:

– fornire una formazione culturale e professionale qualificata, aperta alla pluralità delle idee, nel rispetto dell’identità di ciascuno studente;

– offrire un ambiente favorevole alla crescita integrale della persona, garantendo un servizio didattico di qualità in un ambiente educativo sereno, favorendo il processo di formazione di ciascuno studente, nel rispetto dei suoi ritmi e tempi di apprendimento;

– offrire iniziative concrete per il recupero di situazioni di ritardo e di svantaggio, al fine di favorire il successo formativo e combattere la dispersione scolastica oltre a promuovere il merito e incentivare le situazioni di eccellenza;

– favorire la piena integrazione degli studenti diversamente abili, promuovere iniziative di accoglienza e integrazione degli studenti stranieri, tutelandone la lingua e la cultura, anche attraverso la realizzazione di iniziative interculturali, stimolare riflessioni e attivare percorsi volti al benessere e alla tutela della salute degli studenti;

– garantire la massima trasparenza nelle valutazioni e nelle comunicazioni mantenendo un costante rap porto con le famiglie, anche attraverso strumenti tecnologicamente avanzati, nel rispetto della privacy.

LO STUDENTE SI IMPEGNA A:

– prendere coscienza dei propri diritti-doveri rispettando la scuola intesa come insieme di persone, ambienti e attrezzature;

– rispettare i tempi programmati e concordati con i docenti per il raggiungimento del proprio curricolo, impegnandosi in modo responsabile nell’esecuzione dei compiti richiesti;

accettare, rispettare e aiutare gli altri e i diversi da sé, impegnandosi a comprendere le ragioni dei loro comportamenti.

LA FAMIGLIA SI IMPEGNA A:

valorizzare l’istituzione scolastica, instaurando un positivo clima di dialogo, nel rispetto delle scelte educative e didattiche condivise, oltre ad un atteggiamento di reciproca collaborazione con i docenti;

rispettare l’istituzione scolastica, favorendo una assidua frequenza dei propri figli alle lezioni, partecipando attivamente agli organismi collegiali e controllando quotidianamente le comunicazioni provenienti dalla scuola;

– discutere, presentare e condividere con i propri figli il patto educativo sottoscritto con l’Istituzione scolastica.

Non essendo un contratto non vincola in alcun modo, il genitore che non accettasse determinate lezioni potrà lamentarsene. Ovviamente si parla di dialogo, di rispetto per i diversi da sé (che siano diversamente abili, stranieri, o di altro orientamento religioso o sessuale poco importa), di rispetto per l’istituzione scolastica, come è giusto che sia in un patto che parla di scuola, il luogo dove i nostri figli dovrebbero sopratutto imparare a vivere e stare con gli altri, siano essi compagni di classe, di scuola, di vita.

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maicolengel at butac.it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.