Il punto sulla divulgazione

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Da quando è stato approvato il decreto sulle vaccinazioni obbligatorie on e off line si discute, sia nei gruppi pro vaccinazioni pediatriche che in quelle contro. Gli argomenti di dibattito sono davvero tanti, uno fra tutti è il sistema di fare divulgazione.

Io non mi sento un divulgatore, come tanti amici mi fanno notare sono solo un commerciante annoiato che ha scelto di impiegare il suo tempo verificando i fatti di quello che trovavo condiviso sui social network, peccato che la rete degli amici si sia allargata così tanto da ricevere svariate segnalazioni al giorno. Questo fa sì che io e BUTAC siamo visti come fonte autorevole, cosa che, come più volte ho cercato di spiegare, è un grave errore. Noi non siamo fonte di alcunché, BUTAC è sempre e solo un tramite tra le parole e gli studi fatti da altri e il lettore finale, quello pigro da social network.

Il rant

Quest’editoriale però non è per loro, nella mia testa è rivolto a tutti gli altri, colleghi blogger, verificatori di fatti, divulgatori, fino ad arrivare sempre più su, agli Ordini di medici e giornalisti e ai responsabili della comunicazione sanitaria del nostro Paese. Siete di fronte a quello che gli inglesi chiamerebbero rant, che mi piace molto di più che l’italiano filippica o invettiva.

Partiamo dall’inizio, le diatribe online tra i razionali non sono cosa nuova, come spiegavano anche negli studi di Walter Quattrociocchi, le echo chamber dei razionali in poco differiscono da quelle dei complottisti. Negli ultimi mesi la cosa si è inasprita tra i difensori dell’ormai battezzato metodo Burioni (che ringrazio di cuore per averci citato nel suo ultimo libro come fonte attendibile per la verifica dei fatti) e coloro più vicini a una comunicazione più pacata. Premetto, anche io sono tra quelli che non concordano col decreto Lorenzin, sia chiaro, sono felice si sia mosso qualcosa ma si poteva fare decisamente meglio, però come ero contrario al decreto sono anche contrario ai modi con cui da anni viene fatta informazione sui vaccini.

O meglio non viene fatta…

Tempi di reazione? Dato non disponibile

Da quando BUTAC è nato ho avuto modo di vedere come agisce la comunicazione ufficiale, i tempi di reazione, i tipi di risposta. Sembra quasi di vedere un equilibrista che sta cercando di camminare su un tappeto di uova fresche, col terrore di romperne una. Mai che abbia visto intervenire un’autorità sui media dopo che qualche redazione ha titolato “morto per vaccino” “vaccini=autismo” e così via, o meglio mai in tempi stretti. Le “autorità” per problemi tecnico/burocratici rispondono se va bene in  qualche settimana, e usano i social network per comunicare altro. Chi nel corso di questi anni ha cercato di contrastare questa assurda disinformazione sono stati magari medici preoccupati dall’andazzo, genitori convinti dell’autorevolezza della comunità scientifica  (come me stesso, ad esempio) o divulgatori, per caso o per mestiere.

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Controffensiva

Oggi però anche tra gli stessi divulgatori vedo alcuni quasi cercare di affossare quello che è stato il lavoro fatto finora, lamentandosi della rabbia con cui gli antivaccinisti, e i gruppi che li supportano, stanno reagendo al decreto sull’obbligatorietà. A mio avviso questo è un errore, si lamentano sostenendo che si sarebbe dovuti rimanere pressoché immobili continuando a fare la solita comunicazione corretta, magari un po’ ingessata, sicuramente valida scientificamente parlando, ma non sufficiente a contrastare alcunché. Una comunicazione fatta in punta di piedi, per non rompere i gusci: sia mai che quel medico di cui parli se ne abbia a male e ti quereli, sia mai che quell’associazione di truffatori (ma con un largo seguito) ti denunci… Mai farseli nemici, sempre tenerseli vicino, questo è quanto è stato fatto finora, e viene tutt’ora portato avanti in certi ambiti: basta vedere gli spazi che vengono dati su certe testate e da una certa politica ad associazioni che diffondono solo fuffa conclamata.

La considerazione che non viene fatta è che non c’è da sorprendersi: è normale che chi viveva sulle entrate generate dai genitori preoccupati cominci con campagne mediatiche per recuperare il supporto perso, ma questo non significa affatto che quanto svolto finora sia stato un fallimento. Tanti di coloro che divulgano, e commentano, a favore delle vaccinazioni sono monotematici e non si rendono conto che gli stessi che fanno campagne contro i vaccini, sono anche quelli che ne fanno pro omeopatia, pro pseudoscienze varie, incluse alcune più paragonabili all’esoterismo che altro. Non se ne rendono conto perché gli unici articoli di fuffa che leggono sono quelli sulle vaccinazioni.

Social+giornalismo = ricetta per un disastro

Ma il bubbone, causato dal connubio tra la nascita dei social e il giornalismo da clickbaiting, stava per scoppiare, in un modo o nell’altro. Non è colpa del decreto se i dubbiosi della scienza hanno cominciato una lotta mediatica, no, la colpa (merito) è del rinnovato interesse mediatico per scienza e corretta informazione.

Per raggiungere lo stesso aumento della copertura mediatica pro vaccinazioni non sarebbero bastate tutte le campagne informative del mondo, se fatte come abbiamo visto comunicare ministro e ministero. Specie perché quando si cerca di spiegare ai medici che il sistema di comunicazione va rivisto – e che sono più letti siti del genere Mammine Pancine che il portale del ministero o le pagine gestite da noi fact checker, e che bisognerebbe creare una comunicazione di quel tipo per raggiungere il pubblico di riferimento – si viene guardati come alieni.

Mentre invece si dà retta a soggetti che non hanno capito molto della comunicazione nel 2016, non vedo perché dovrebbero capirne nel 2017. Parlo della comunicazione finalizzata al pubblico che si vuole raggiungere, non quella che fa diventare influencer e riempie di like, quella è inutile, raggiunge gente che era già completamente convinta.  La comunicazione che manca è quella che arriva dove è necessario, in quelle pieghe del pubblico dove non sono mitizzati gli Angela, ma magari lo è Paolo Fox. Quella stessa nicchia di pubblico che non leggerà mai la pagina Facebook o il canale YouTube del medico che ci dice quanto sono buoni i vaccini, preferisce guardare i video di gattini o le istruzioni per fare Coca e Mentos, o magari costruire in casa la Leaning Tower.

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Chi segue quel medico, esattamente come chi segue noi, nella maggioranza dei casi non ha bisogno delle nostre pagine e dei nostri siti, sa da solo cosa sia corretto e cosa non lo sia.

Certi comunicatori si sentono superiori, loro divulgano, divulgano forte, senza però capire che il pubblico che dovrebbero raggiungere in questo momento è impegnato a leggere con interesse I 10 segni che dimostrano che sei un gattofilo, o I 5 trucchi per evitare l’hangover o meglio ancora Le 10 citazioni che vi siete persi in Stranger Things.  Non capire come usare a proprio favore i mezzi di oggi, non investire per farli funzionare al meglio o per farsi aiutare, ma  continuare a chiedere aiuto agli stessi che fino a oggi nel campo della comunicazione scientifica popolare non ne hanno azzeccata una di campagne informative, è darsi la zappa sui piedi da soli.

BUTAC pubblica settimanalmente corretta informazione su VERO, settimanale sicuramente non colto o blasonato, gossip e programmi tv al 90%, ma è quello il pubblico da raggiungere. Lo stesso faccio volentieri in radio, su alcune emittenti che mi hanno chiesto se avevo voglia di dare loro una mano, per citarle:  settimanalmente su Radio Pico e Nino Web Radio, a cui negli ultimi mesi si è aggiunta ogni tanto Radio Deejay, nello spazio Tuttorial di Luca Bottura.

Farsi spaventare da campagne antivax è dare agli ideatori della cosa motivo di gaudio. Quando invece la loro campagna è solo il grido disperato di gente che si vede attaccata su tantissimi fronti (vaccini, omeopatia, trattamenti non convenzionali) con conseguenze spesso non gradite (radiazioni dall’albo, richiami dell’ordine, sospensioni). Come i bimbi che piangono perché non vogliono esser lasciati all’asilo, prima o poi smetteranno anche loro, e magari cresceranno capendo l’errore di base…

maicolengel at butac punto it

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Qualcuno mi dirà che quanto riportato sono considerazioni personali, e ha pienamente ragione, checché ne dicano a volte certi amici questo è e resta il mio blog, non una testata giornalistica, un blog che a volte è scritto a più mani, ma basta che guardiate gli articoli degli ultimi mesi per accorgervi che sono quasi solo (no, non preoccupatevi, Noemi è salda al suo posto, e anche Elivet e gli altri esistono ancora, solo che non tutti sono commercianti annoiati) a scrivere la maggioranza degli articoli.

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.