Il tirocinio e i migranti

108
25

A metà agosto in tanti mi avete segnalato un articolo che stava girando in rete:

“Dalle coop lavoro ai migranti. E così lo tolgono a noi laureati”

Era stato pubblicato da svariate testate dopo che lo sfogo su Facebook di un ragazzo italiano era diventato virale. Permetto, non siamo di fronte ad una bufala, io non sono qui a mettere in dubbio le parole di Mattioli, ma solo per cercare di mettere i puntini sulle i su quello che è stato riportato successivamente senza approfondimento alcuno da alcuni giornalisti.

Il post su Facebook era questo:

UNA DOMANDA AI NOSTRI DIPENDENTI PARLAMENTARI: CI STATE PRENDENDO PER IL CULO?
Un anno fa mi sono laureato in Viticoltura e enologia. Oggi sto facendo un tirocinio in provincia di Reggio Emilia, facendo molti sacrifici: percepisco 450 € di rimborso spese, nulla più.
Ieri, nell’azienda dove sto lavorando, è venuto un rappresentante di una cooperativa di accoglienza della zona. Voleva proporre 3 ragazzi, che grazie al progetto Lift possono essere assunti, con un contratto di tirocinio, con un rimborso spese di 450 € interamente corrisposto dallo Stato, non dal proprietario dell’azienda (come nel mio caso).
Quest’uomo ha aggiunto anche che i ragazzi usufruiscono di vitto e alloggio presso la struttura che lui rappresenta, e percepiscono anche un pocket money mensile di 75 € per le piccole spese.
Io sono in camper da 5 mesi perché con il “rimborso spese” riesco si e no a pagarmi il cibo, loro hanno una camera e gli viene fornito pranzo e cena, oltre alla colazione.
Ma la cosa più incredibile deve ancora arrivare…
Sono andato a leggermi le condizioni di questo “progetto Lift” e leggo che gli immigrati non possono lavorare per più di 30 ore settimanali… Io ne lavoro 40!
Siamo all”assurdo! Da domani chiunque abbia una ditta può avere manovalanza gratuita (che paghiamo noi cittadini) e non assumerà più nessuno, nemmeno un pulcioso neolaureato a 450 €, non gli conviene più. Paghiamo delle cooperative di accoglienza e gli immigrati che accolgono per prendere il nostro posto nel mondo del lavoro, e nessuno dice nulla?

Evidentemente anche dopo che l’amico David Puente è intervenuto nel cercare di fare chiarezza (senza che nessuna testata si è ovviamente posta il problema di rettificare i propri articoli) il post è tornato a circolare, visto che nelle ultime ore me lo state segnalando sia via mail che tramite social network.

LEGGI ANCHE:  L'ameba mangia cervelli

Il Giornale, che il 17 agosto si era appunto occupato della vicenda facendo decisamente poca chiarezza, ci raccontava:

Una denuncia, un appello, un grido di indignazione. Il post su Facebook scritto da Matteo Mattioli, giovane neolaureato italiano, racchiude tutti questi sentimenti.

Giovane neolaureato? Aspettate un secondo, Mattioli è classe 1975, si è laureato nel 2016 (o 2015 a seconda che lo si legga su Linkedin o sul suo CV). Vuol dire che si è laureato a 40/41 anni, definirlo giovane neolaureato perdonatemi ma è prendere in giro il lettore. Un giovane è qualcuno che si trova nell’età della giovinezza; sarebbe corretto usare il termine “giovane” quando si parla di un soggetto tra i 15 e i 24 anni, anche se diverse aree geografiche possono avere forbice differente, magari diciamo fino ai 30. Mattioli si è laureato a 40 anni, possiamo definirlo neolaureato, ma sostenere sia un giovane mi pare decisamente azzardato.

Procediamo oltre, come spiegava David:

Matteo si rivolge ai Parlamentari (immagino si riferisca a quelli di Camera e Senato), ma la questione riguarda la regione Emilia-Romagna e la legge regionale n. 7/2013 che prevede per i tirocinanti un’indennità di almeno 450 euro minimi al mese a carico del datore di lavoro.

Per quanto riguarda il Progetto LIFT messo sotto accusa nel post l’iniziativa è chiusa dal 2015, esistono altri bandi che propongono tirocini simili per giovani immigrati, ma non sono la stessa cosa, non sono rivolti alla stessa fascia di soggetti e hanno altre modalità. Sia chiaro, ritengo che chiunque percepisca rimborsi spese di quel genere non sia in grado di essere indipendente, e posso capire lo sfogo di Mattioli, ma è anche vero che è un rimborso spese per un tirocinio, non uno stipendio. Inoltre definire giovane Mattioli, puntando sul patetismo, è a dir poco impreciso, e soprattutto dare voce a un post su Facebook senza aver fatto nessuna verifica riguardo agli argomenti trattati è grave, specie vista l’evidenza che in agosto era stata data alla notizia.

LEGGI ANCHE:  L'Italia e la top 20 dei migliori Paesi

Per ogni approfondimento ulteriore vi rimando sempre all’articolo di David che se ne era occupato in maniera più specifica.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Anche quest’anno BUTAC è nella lista dei candidati come Miglior sito divulgativo ai Macchianera Internet Awards, se avete voglia di votarci potete farlo qui.

Articolo precedenteIl tweet di Sibilia sull’iPhone 8
Articolo successivoScie chimiche, litio e condivisioni non verificate
45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.