Immigrati in Svezia attaccano una troupe australiana

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60 Minutes

La notizia della troupe australiana di 60 Minutes attaccata da degli immigrati in Svezia è vera!

Purtroppo sta venendo usata da tanti siti xenofobi per evidenziare la rabbia pericolosa che covano gli immigrati arrivati in Europa in questi mesi.

Peccato che la maggioranza delle testate che la stanno pubblicando e facendo circolare da qualche giorno evitino accuratamente di raccontare i fatti nella loro interezza. O meglio, raccontano quanto si vede nel video che circola da qualche giorno non in maniera oggettiva ed evitando di spiegare i fatti per bene.

Il video è questo:

Vediamo di fare qualche precisazione.

Partiamo dal principio, la troupe di 60 minutes australiana è andata in Svezia per documentare la crisi degli immigrati, per spiegare al popolo australiano perché la Svezia non vuole più immigrati sul proprio territorio e come la crisi si sia venuta a creare.

Per parlarne scelgono d’intervistare Jan Sjunnesson, insegnante oggi attivista politico, nazionalista, conservatore, gli articoli che lo citano ci mostrano un soggetto che si è scagliato contro l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole, sostiene che l’Unione Europea stia cercando di creare generazioni di trans (ci ricorda qualcuno?), e detesta con tutto il cuore gli immigrati arrivati negli ultimi mesi, lo dice apertamente (ci ricorda qualcun’altro?) sono loro, secondo lui, la rovina della Svezia.

Ecco la redazione di 60 Minutes si è presentata in sua compagnia in uno dei quartieri col più alto tasso d’immigrati di Stoccolma.  Si tratta di una provocazione voluta, un po’ stile Le Iene.

Sia chiaro questa non è una giustificazione, la violenza è sempre la risposta sbagliata.

Ma andiamo avanti col nostro racconto. Come si vede molto chiaramente nel video di 60 minutes la troupe arriva nel quartiere e la prima cosa che ci mostrano sono le telecamere che inquadrano una macchina con all’interno dei ragazzi di colore. Appena gli stessi si accorgono della telecamera abbassano le alette parasole e cercano di non venire inquadrati, lamentandosi sonoramente con la troupe. Le telecamere restano puntate, e dopo qualche urlo, un lancio di sigaretta accesa verso il cameraman la vettura riparte passando su un piede del cameraman. Ripeto, la violenza è sempre la risposta sbagliata, ma voi come reagireste se qualcuno vi puntasse una telecamere addosso e non smettesse dopo che avete detto chiaramente che non gradite?

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A me girerebbero le scatole. E sappiamo bene che succede anche a tanti italioti quando troupe di trasmissioni che non ritengono di loro gradimento insistono nel porre loro domande.

La troupe di 60 Minutes comunque, dopo aver parlato con un poliziotto continua nel proprio lavoro, ed insieme all’attivista Jan entrano in un area pedonalizzata dove riescono ad intervistare in totale tranquillità svariati immigrati della zona. Jan insiste, sono fannulloni, disoccupati che campano di miserie sfruttando l’assistenza dello stato Svedese. Le interviste carine terminano e la troupe comincia ad inquadrare soggetti che si sono intenzionalmente coperti il volto per non venire ripresi.  Soggetti che non hanno nessuna intenzione di venire intervistati, e lo dicono chiaramente, ma le telecamere non smettono di girare (questo è un grande difetto di alcune troupe di questo genere di trasmissioni, essere convinti che siccome “siamo la stampa” godano d’immunità speciali). E invece no, dopo le lamentele partono insulti e quello che sembra un sasso di grosse dimensioni, ma le telecamere non smettono d’inquadrare e la situazione degenera.

I soggetti che hanno manifestato con la violenza  il proprio dissenso a venire ripresi sono da condannare, avrebbero potuto fare lo stesso in maniera corretta, magari chiamando le stesse forze dell’ordine e denunciando la troupe. Ma che nessuna delle testate che hanno ripreso la storia abbia cercato di raccontarla in maniera oggettiva mi lascia davvero dispiaciuto. Le immagini del video sono abbastanza chiare, pur essendo state trasmesse con svariati tagli (in tipico stile Iene) che lasciano qualche dubbio sull’evolversi degli eventi, mostrano chiaramente la troupe infischiarsene delle lamentele degli immigrati che nascondono il volto.

Perché non evidenziarlo?

Come già detto questo non vuole assolutamente giustificare i modi e gli atti di violenza che si vedono, ma dare modo a voi che siete arrivati fin qui di fermarsi un secondo, e magari riflettere.

maicolengel at butac.it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.