Kalashnikov e giornalismo

maicolengel butac 18 Set 2017
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Quest’articolo nasce da un’indagine in collaborazione con David Puente che ha a sua volta pubblicato un articolo sul tema.

Venerdì scorso incappo in un articolo dei Il Giornale che mi mette una certa curiosità:

Cina, kalashnikov in piazza Tienanmen. Xi nel mirino dei militari

L’arma che viene mostrata nell’articolo è bellissima, perfettamente pulita, la stessa fotografia è bella, ben fatta, segno che non è uno scatto rubato ma uno scatto “posato”, a mio avviso. L’articolo de Il Giornale sostiene che l’arma sia stata appoggiata in terra quasi come minaccia nei confronti del governo Xi:

La notizia è questa: un kalashnikov è stato ritrovato in piazza Tienanmen, in Cina.

Un luogo presidiato da telecamere e forze dell’ordine. Come è potuto finire lì? E, soprattutto, chi l’ha messo? L’immagine dell’arma è subito rimbalzata sui social, censurata da Pechino, commentata e condivisa dagli utenti.
Uno sguardo alle notizie di cronaca degli ultimi mesi ci può aiutare a capire il perché di un gesto simile. Il primo agosto scorso, il presidente Xi Jinping ha tenuto un discorso in occasione del novantesimo anniversario della fondazione dell’Esercito popolare di liberazione. In quell’occasione, il leader cinese ha detto: “Come indicato dal compagno Mao Zedong, il nostro obiettivo è quello di avere un partito che controlli l’esercito e non un esercito che controlli il partito”. Un messaggio fin troppo chiaro, esplicitato dall’esautorazione di ben 120 ufficiali delle forze armate. Tra questi anche alcuni membri della Commissione centrale militare, il cuore delle forze armate cinesi. Alcuni ufficiali sono stati esautorati per raggiunti limiti di età, altri, invece, perché accusati di corruzione.
Quindi secondo il giornalista italiano l’arma è stata (di nascosto) appoggiata in terra quasi a minacciare il governo, a causa di attrirti tra i militari e Xi Jinping. A me l’articolo aveva fin da subito incuriosito, una ricerca dell’immagine in rete mi riportava a testate orientali che fornivano tutte le stesse informazioni dando come fonte Reuters. Io su Reuters la foto non la trovavo, come non trovavo nessuna testata a parte quelle italiane (e qualche testata russa) che riportasse i fatti.
Insieme a David ci siamo messi a verificare la foto, e proprio David è arrivato a trovarla in un archivio di Reuters, scollegata da articoli di qualsivoglia genere, la didascalia racconta:
“A member of honour guards prepares for a welcoming ceremony for Brunei Sultan Hassanal Bolkiah (not in picture) outside the Great Hall of the People in Beijing, China September 13, 2017. REUTERS/Jason Lee”
Da nessuna parte in tutta la serie di scatti viene sostenuto che quell’arma sia stata abbandonata lì o che sia una minaccia nei confronti del governo, no, Reuters dice solo che è il fucile di una guardia d’onore, appoggiato a terra mentre il soldato si prepara per la cerimonia di benvenuto del sultano del Brunei. Tutto il “complottismo giornalistico” che vorrebbe quel fucile appoggiato lì di nascosto si scioglie come neve al sole, le foto di Jason Lee non mostrano complotti e minacce contro il governo cinese, ma solo un bello scatto di un AK-47 appoggiato a terra prima di una cerimonia.
Qualche domanda io onestamente me la farei fossi in redazione, anzi, qualche domanda me la farei fossi all’Ordine dei Giornalisti. Come è possibile che qualcosa di innocuo come lo scatto di Jason Lee sia stato trasformato da alcune redazioni in una minaccia all’attuale governo cinese?
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