L’omicidio di Fermo e lo pseudogiornalismo

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Alcuni lettori mi hanno fatto presente che forse l’articolo sull’omicidio di Emmanuel, l’immigrato morto dopo una rissa in strada, andava aggiornato visto che finalmente si è arrivati ad una sentenza.

Purtroppo un semplice aggiornamento non basta, perché in contemporanea con la sentenza arrivano ulteriori bufale (o meglio le stesse della prima volta tirate a lucido per l’occasione) a smuovere gli animi degli indignati.

Omicidio di Fermo: la vedova di Emmanuel patteggia ammettendo la falsa testimonianza

Così titola PrimatoNazionale, testata online registrata, quindi che dovrebbe in teoria sottostare al codice deontologico dei giornalisti, ed evitare di pubblicare fuffa, ma si sa, quel codice serve giusto da paravento, come dimostrano le tante notizie che vengono pubblicate quotidianamente senza la minima verifica. Ad oggi Primato nazionale ha modificato l’articolo, senza spiegarlo da nessuna parte, cambiando il titolo e parte del testo, ma su GoogleCache è ancora visitabile in originale.

Questo è quanto ci racconta PN:

Il giudice ha confermato l’accordo tra le parti e la rinuncia da parte dei legali della moglie del nigeriano a qualsiasi azione civile. In questo modo la vedova ha indirettamente ammesso di aver detto il falso sulla ricostruzione dei fatti (dichiarò di aver visto Mancini divellere un palo della segnaletica stradale per offendere Emmanuel il tutto condito dall’aggravante degli insulti razzisti -nonostante alcuni testimoni non avessero riportato questo particolare-.)

Che partiva dalla dichiarazione lanciata a mezzo social network dalla giornalista Sandra Amurri del Fatto Quotidiano:

A riprova di quanto la mia cronaca sul caso omicidio di Emmanuel, a dispetto delle accuse ricevute qui e inviate al mio direttore, sia stata puntuale e attinente ai fatti, che man mano emergevano dalle indagini ,oggi è stato firmato il patteggiamento in cui: la vedova Chinery rinuncia al risarcimento (azione civile, ammettendo di fatto di aver mentito sulla ricostruzione dei fatti) e Mancini rinuncia a denunciarla per falsa testimonianza.
Aggiungo che la curva sud, cioè gli ultras della Fermana calcio, pagheranno, grazie alla sottoscrizione, il trasferimento della salma in Nigeria, come da volere della vedova versando 3mila euro subito e 2 mila entro un mese.

Peccato però che da nessuna parte si trovi traccia di questa ammissione da parte della vedova. Ma non è l’unica imprecisione, anche sostenere che rinuncia al risarcimento e quindi all’azione civile è una sciocchezza. Nel patteggiamento non è permessa la costituzione di parte civile. Mancini è stato condannato per aver commesso il fatto, condannato per omicidio preterintenzionale con l’aggravante dell’odio razziale, aggravante rimasta nella sentenza pur con l’applicazione di varie attenuanti. E come spiega Cronache Fermane:

Chinyere, compagna di Emmanuel, oggi ha rinunciato ad ogni azione risarcitoria nei confronti del Mancini, a fronte del pagamento dell’unica somma di 5.000 euro, richiesta per il rimpatrio in Nigeria della salma di Emmanuel, essendo l’unico desiderio espresso dalla parte offesa.

Quindi non c’è una rinuncia di risarcimento vera e propria, Chinyere aveva un desiderio, il riportare a casa il corpo di suo marito, i soldi raccolti glielo permettono, tanto le basta.

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Non si trova ammissione di aver detto il falso nella sentenza perché la versione falsata è stata da sempre solo la versione data dai giornalisti, giornalisti che non avevano nessuna intenzione di raccontare la verità, fin dall’inizio. E che avevano fatto, consciamente o meno, confusione tra le varie testimonianze riportate.

Come spiegavamo a luglio 2016:

Non è che fosse così difficile districarsi tra bufale e verità, bastava leggere i giornali (quelli seri, non i blog fuffari e i siti che rappresentano l’estremismo italiota) nei giorni successivi per rendersi conto quanto la testimonianza della sposa di Emmanuel fosse confusa. Ma non è su quella che si sono basati i magistrati.

In prima battuta sembrava che a seguito delle offese che l’italiano, oggi in stato d’arresto, ha lanciato nei confronti dei due nigeriani lo stesso si fosse scagliato contro di loro, mentre la versione che viene riportata dalla sposa ieri (14 luglio 2016) dice che è il nigeriano ad aver alzato le mani per primo, per zittire l’italiano che la offendeva. E da lì è scattata la rissa che ha portato alla morte di Emmanuel.

Quindi a luglio 2016 sapevamo già che la versione della vedova era questa, suo marito era stato il primo ad alzare le mani, difendendo la moglie dalle offese ricevute da Mancini. Non c’è una seconda versione rilasciata ai magistrati, quindi non può esserci un’ammissione di falsa testimonianza. Sostenerlo è sciocco, ma serve a continuare a dare ad intendere ai propri lettori che non si fossero raccontate bugie la prima volta che si è trattata la storia.

E questo è triste.

Cronache Fermane riporta in maniera molto completa la sentenza e i pareri degli avvocati, e anche da loro da nessuna parte si parla di ritrattazione o ammissione di falsa testimonianza. Falsa testimonianza non c’era stata sin dall’inizio, solo cronache poco corrette di quanto affermato sin dall’inizio. Sicuramente c’era stata molta confusione all’inizio di questa brutta storia. Ma chi ha contribuito alla confusione sono stati proprio i giornalisti che hanno ascoltato versioni differenti date da testimoni poco attendibili. La vedova di Emmanuel già dal 14 luglio riportava le cose in maniera corretta, quindi sostenere oggi che abbia ritrattato qualcosa che già 7 mesi fa era esposta in maniera corretta è ridicolo.

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Manipolare i lettori è grave.

Non credo serva aggiungere altro, so che nessun ordine sanzionerà mai la giornalista Amurri o gli autori di Primato Nazionale, ma almeno BUTAC, che non è testata registrata, già dal 15 luglio cercava di fare chiarezza.

Non credo serva aggiungere altro.

Qui trovate i due articoli precedenti scritti su questa brutta storia di cronaca:

maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.