La guerra all’olio e al parmigiano dell’ONU e dell’OMS

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E anche oggi non ci facciamo nuovi amici.

La battaglia della stampa italiana contro il possibile uso di avvertenze e raccomandazioni su certi prodotti alimentari è cominciata. State tranquilli, fino alla fine di settembre troverete ampio spazio dedicato a questa storia su tutti i migliori giornali italiani. Il via alla campagna denigratoria, che poco spiega ma molti indigna, è stato dato (ed è abbastanza palese) dalle solite lobby che smuovono mari e monti nel belpaese.

Tutti i giornali italiani ne stanno parlando, con titoloni di questo genere:

Lotta Onu a grassi e sale: nel mirino il parmigiano

La maggioranza degli articoli che ho visto in giro spiegano davvero poco, ma più che altro riportano parole di altri, quasi mai medici e scienziati. No, per parlare di salute (perché è questo a cui la lotta di ONU e OMS fanno riferimento) si sceglie di usare le parole di politicanti impegnati nella difesa del prodotto italiano.

Prima di tutto ritengo sia importante capire da dove si parte. Repubblica spiega:

Tutto nasce da un report del giugno scorso, ‘Time To Deliver’, in cui l’Oms ha presentato una serie di possibili raccomandazioni ai Paesi per ridurre l’impatto negativo di questi cibi e migliorare la regolamentazione, fra le quali però non viene menzionata una maggiore tassazione, ad eccezione di quella sull’acool e tabacchi, come invece era accaduto con una precedente proposta riguardo alle bibite dolci e gassate. Il tema verrà affrontato il prossimo 27 settembre a New York, in occasione della terza riunione convocata per valutare i progressi compiuti nella lotta alle malattie non trasmissibili.

Come ogni vero giornalista potrebbe insegnarvi, la prima da cosa da fare a questo punto è andare a leggere il report a cui si fa riferimento. Cosa semplicissima nel 2018, lo trovate sul sito dell’OMS. Cosa ci dice? Beh, la prima cosa che dovrebbe saltare agli occhi è che l’analisi è stata fatta con l’obiettivo di ridurre di almeno un terzo le morti nel mondo a causa di NCD, non communicable diseases. Cosa sono le NCD? Non ho trovato una definizione italiana, quindi tradurremo quella  inglese:

non-communicable disease (NCD) is a medical condition or disease that is not caused by infectious agents (non-infectious or non-transmissible). NCDs can refer to chronic diseases which last for long periods of time and progress slowly. Sometimes, NCDs result in rapid deaths such as seen in certain diseases such as autoimmune diseasesheart diseasesstrokecancersdiabeteschronic kidney diseaseosteoporosisAlzheimer’s diseasecataracts, and others.

Una malattia non trasmissibile (NCD) è una condizione medica o malattia non causata da agenti infettivi (non infettivi o non trasmissibili). Le NCD possono riferirsi a malattie croniche che durano per lunghi periodi di tempo e progrediscono lentamente. A volte le NCD provocano morti rapide come quelle riscontrate in alcune patologie come malattie autoimmunimalattie cardiacheictustumoridiabetemalattie renali cronicheosteoporosimorbo di Alzheimer, cataratta e altri.

Quindi non è una brutta cosa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità vuole che viviamo meglio e più a lungo, e per farlo ha pensato di stilare delle raccomandazioni. Ma cosa dicono esattamente nel documento?

The Commission recognizes that a great deal of work has already been carried out in the NCD arena; its recommendations are meant to build on existing work and to suggest areas in need of enhanced action. There is international consensus that deaths from NCDs can be largely prevented or delayed by implementing a variety of cost-effective, affordable, and evidence-based interventions. Member States endorsed a menu of policy options and cost-effective interventions entitled “Best buys and other recommended interventions for the prevention and control of NCDs”

La Commissione riconosce che si sono già fatti passi avanti sulla prevenzione delle NCD; le sue raccomandazioni hanno lo scopo di basarsi sul lavoro esistente e di suggerire aree che necessitano di un’azione rafforzata. Esiste un consenso internazionale sul fatto che le morti delle malattie non trasmissibili possono essere ampiamente prevenute o ritardate implementando una serie di interventi economicamente convenienti, accessibili e basati su prove. Gli Stati membri hanno approvato un elenco di raccomandazioni e interventi economicamente convenienti dal titolo “Migliori acquisti e altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili”

Tra le note oltretutto scopriamo che:

Italy and the United States of America dissociated themselves from operative paragraph 1 of resolution WHA70.11 and did not endorse the updated set of best buys and other recommended interventions for the prevention and control of noncommunicable diseases. They stated, inter alia, that they believe that the evidence underlying certain interventions was not yet sufficient to justify their inclusion. They considered that the proposed interventions should also reflect the view that all foods could be part of an overall healthy diet.

Ovvero:

L’Italia e gli Stati Uniti d’America si sono dissociati dal paragrafo operativo numero 1  della risoluzione WHA70.11 e non hanno approvato la serie aggiornata di migliori acquisti e altri interventi raccomandati per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili. Hanno affermato, tra l’altro, di ritenere che le prove alla base di determinati interventi non fossero ancora sufficienti per giustificare la loro inclusione. Ritenevano che gli interventi proposti dovessero riflettere anche l’opinione secondo cui tutti gli alimenti potrebbero essere parte di una dieta generale sana.

Onestamente trovo l’ultima frase un pugno in faccia, spero vivamente che non sia proprio così che l’obiezione è stata posta. Perché è sbagliata, è noto che ci sono alimenti che non sono assolutamente sani, sostenere che tutti gli alimenti potrebbero essere parte di una dieta sana è una presa per i fondelli. Ma come avete capito i fatti partono da un po’ più lontano, il fulcro della discussione giornalistica (e politica) risiede nel paragrafo numero 1 di un documento del 2017, la risoluzione WHA70.11.

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Anche quella di facile reperibilità. Ma la stessa risoluzione nel paragrafo uno ci rimanda all’appendice 3 sulla prevenzione della malattie non trasmissibili. Anche quella la si trova online. Il punto su cui si dibatte è questo:

…the General Assembly called upon the private sector, with a view to strengthening its contribution to noncommunicable disease prevention and control, to: (a) take measures to implement the WHO’s set of recommendations to reduce the impact of the marketing of unhealthy foods and non-alcoholic beverages to children; (b) consider producing and promoting more food products consistent with a healthy diet; (c) promote and create an
enabling environment for healthy behaviours among workers; (d) work towards reducing the use of salt in the food industry; and (e) contribute to efforts to improve access to and affordability of medicines and technologies in the prevention and control of noncommunicable diseases.

Che tradotto:

L’Assemblea Generale ha invitato il settore privato, al fine di rafforzare il suo contributo alla prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili, a: a) prendere misure per implementare la serie di raccomandazioni dell’OMS per ridurre l’impatto del marketing dei cibi malsani e bevande non alcoliche per bambini; b) considerare il produrre e promuovere più prodotti alimentari coerenti con una dieta sana; c) promuovere e creare un ambiente che consenta più comportamenti sani tra i lavoratori; d) lavorare per ridurre l’uso di sale nell’industria alimentare; e) contribuire agli sforzi per migliorare l’accesso e  la convenienza di farmaci e tecnologie nella prevenzione e controllo delle malattie non trasmissibili.

Io vorrei ci fermassimo un secondo, se avete letto davvero tutto con attenzione. Non c’è alcun attacco diretto a un cibo italiano piuttosto che uno francese o spagnolo. Ogni cucina ha le sue tradizioni, e state tranquilli, industrialmente parlando sono tanti quelli che abusano del sale. Le possibili raccomandazioni colpiscono il mondo intero, ma solo USA e Italia si sono schierate contro. Strano no? Certo che se passerà la proposta, e se poi i singoli Stati decideranno di metterla in pratica colpirà moltissimi prodotti regionali. Ma da nessuna parte si parla di mettere tasse in più, solo di far bene presenti le raccomandazioni alimentari. Che in certi casi diranno che un prodotto può nuocere alla salute. Come se non lo sapessimo già. Il provvedimento dell’OMS nel caso dell’ONU serve a proteggere la salute nostra, ma principalmente dei nostri figli. Peccato che pochissimi giornalisti lo spieghino. Tutti dietro a snocciolare numeri su import-export, perché evidentemente della salute non gliene frega nulla a nessuno, basta che non ci tocchino il portafogli.

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Si potrebbe andare avanti a lungo nello spiegare l’argomento. Ma tanto se siete tra quelli che difenderanno la presa di posizione italo-americana non cambierete idea per le mie analisi personali, se siete tra quelli che invece concordano so che non avete bisogno di me.

maicolengel at butac punto it

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