La guerra del grano vol. 3

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Ci è capitato più volte quest’anno di parlare di grano, complici alcuni sensazionalismi lanciati da GranoSalus che eravamo stati costretti a trattare. Tutt’oggi il dibattito è ancora acceso, e proprio in questi giorni è apparso un articolo su Repubblica che ha riportato il faro sulle contaminazioni del grano importato.

Spiega Repubblica:

L’Aidepi, Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, ha fatto sapere che “Il Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine (cioè sostanze chimiche tossiche prodotte da funghi n.d.r.)  pubblicato il 18 settembre 2017, non ha rilevato irregolarità in alcun campione di grano importato analizzato. Nel dettaglio – precisa Aidepi – sono stati analizzati e risultati conformi ai controlli sulle micotossine (aflatossine, deossinivalenolo, ocratossina A, zearalenone) sia i campioni di grano duro proveniente da Messico, Canada, USA, Ucraina, sia quelli di grano tenero proveniente da Ucraina, Canada, Russia, Usa, Moldavia e Kazakhstan”.

Nello stesso articolo però viene riportata anche la voce di Coldiretti che dice:

“Che i campioni analizzati dal ministero della Salute siano conformi ci fa piacere – commenta Rolando Manfredini, responsabile sicurezza alimentare di Coldiretti – se fosse stato il contrario il problema sarebbe stato gravissimo. Però lo stesso ministero della Salute, nel 2016, ha diffuso un rapporto sui fitofarmaci, nel quale si attestava che nel grano canadese il limite era tre volte superiore a quello stabilito in Italia”.

Quindi benissimo per le analisi fatte oggi, ma l’anno scorso, spiega Coldiretti, i dati erano differenti. Sarà davvero così? A me non sembra, e neppure a Il Fatto Alimentare che ha dedicato un articolo alla questione.

Noi ce ne eravamo occupati ad inizio 2017, con un articolo che criticava i dati che l’associazione GranoSalus stava facendo circolare sul web. I dati erano corretti ma era sbagliata la loro interpretazione. Oltretutto come spiega Il Fatto Alimentare:

Nel rapporto relativo alla presenza di residui di fitofarmaci del 2013 le analisi su 440 campioni di cereali analizzati, hanno evidenziato solo 1 risultato irregolare. Nell’ultimo dossier pubblicato nel mese di giugno 2017 riferito ai dati 2015 le analisi sul frumento (senza precisare l’origine) riguardano 525 campioni. I campioni con valori superiori ai limiti di legge sono due (!) pari allo 0,4%, mentre l’84,7 % non presenta residui e il 15,3% ne ha una quantità inferiore ai limiti di legge (vedi tabella sotto).

Questa è davvero una battaglia politica, spacciata sui giornali come una battaglia per la salute dei cittadini, ma i fatti dimostrano che l’interesse è solo economico e politico, della salute purtroppo non gliene frega nulla a nessuno. È onestamente un peccato che anche la giornalista di Repubblica si sia limitata a riportare le parole di Coldiretti e delle altre associazioni senza cercare di verificare chi avesse torto o ragione. Così, invece di dare un servizio al lettore, visto che nessuno fa chiarezza, lo si spaventa e basta.

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maicolengel at butac punto it

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