La guerra sui social…

maicolengel butac 11 Lug 2014
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HALABI1-GAZA

…20 anni fa i social network non esistevano e le notizie erano veicolate dai giornali e dai tg, non so come fosse l’informazione, ho il dubbio non fosse molto distante dalla (dis)informazione che abbiamo oggi, solo che gli strumenti per verificarla non erano come oggi.

Oggi l’informazione corre sul web, e i post sui social network si susseguono senza fine, tutti sono diventati reporter e giornalisti, tutti sono diventati esperti conoscitori di tuttologia, tutti pensano di fare del bene.

Ma non sempre è così, anzi spesso e volentieri m’imbatto in post sui social network che pur partendo dal presupposto di fare del bene (condividendo quella che l’autore reputa corretta informazione) disinformano male.

È il caso di questa foto che pubblico censurata qui sotto (ma occhio se clikkate la vedete in tutto il suo orrore), che mostra un povero bambino con le gambe distrutte da un qualche tipo di esplosione, il bimbo (per fortuna) è vivo, ma senza speranze di un futuro roseo. Bene questa foto circola sul web italiano come esempio concerto di ciò che sta succedendo in Israele, il bimbo dovrebbe essere (secondo i tanti che l’han condivisa) una povera vittima dei conflitti a Gaza…vittima che avrebbe subito danni con i bombardamenti degli ultimi giorni.

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ATTENZIONE CLIKKANDO SULL’IMMAGINE LA VEDRETE NON CENSURATA.

Peccato che basta sapere usare un poco Google per scoprire che la foto risale a più di un anno fa e che il bimbo sia un Halabi, ovvero un’abitante di una zona di Aleppo, Siria. Capite vero che si tratta di un errore? Poco importa se la causa sia buona e giusta, poco importa se l’intenzione è fatta nel migliore dei modi, ma state spacciando una cosa per un’altra, state facendo vedere il campanile di Bondanello parlando del terremoto nelle Filippine, state disinformando. Lo so, direte, e vabbé ma cosa c’entra, lo si fa per una buona causa! Ma non è così semplice, la buona causa che voi conoscete potrebbe non essere così buona come pensate, perché oggi nel 2014 tanti popoli che hanno guerre civili e non nelle loro aree hanno iniziato ad usare i social network proprio per ingraziarsi i favori del pubblico (come in uno show, la cosa un po’ mi fa rabbrividire), quindi esistono foto di supposti cadaveri che cadaveri non sono, feriti fatti col makeup, foto di zone bombardate che in realtà appartengono ad altra epoca…insomma oggi distinguere per davvero la notizia occorre tanto studio, davvero tanto.

Il mio suggerimento è di NON usare mai siti locali o piccoli blog ma cercare i BIG dell’informazione mondiale, come possono essere Reuters, la BBC, la CNN, Al Jazeera, visitarli tutti, magari leggersi lo stesso pezzo nelle versioni differenti che anche se riportano la stessa notizia spesso inseriscono punti di vista lievemente diversi, ma stanno sempre molto attenti alle fonti (una figuraccia per quelle testate è una cosa seria, che può comportare licenziamenti, la stessa cosa in Italia non ha conseguenze o quasi per il giornalista che passasse una foto per un’altra, il giustificativo: “l’ho trovata così, l’ho presa per buona, io non ne ho colpa”).

Condividere immagini che vengono da territori in guerra è sempre un grosso rischio, volete mostrare per chi fate il tifo? Benissimo, imparate a scrivere e spiegate CON LE VOSTRE PAROLE (e non coi soliti copia e incolla di altri) il perché reputate che sia giusto che A attacchi B; o perché B deve difendersi…ma smettete di usare bambini e immagini come quella in esame per spargere il vostro odio, fate più danni che altro, oltretutto quando mi accorgo che state usando un’immagine errata per coinvolgere il pubblico metto in dubbio qualsivoglia altra cosa abbiate pubblicato sui vostri status/blog/siti…tutto diventa poco credibile, tutto diventa dubbio!

Fact checking, questa è la regola, e magari cercare di evitare certi tipi di immagine troppo violenti (che siano per una causa giusta o meno poco importa, nessuno gradirebbe vedere le foto del proprio figlio menomato dalle bombe girare online per anni, mettevi nei loro panni prima di clikkare Condividi).

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