Le Iene ci ricascano. Un servizio dell’altra sera è un classico caso di giornalismo a tesi, dove le cose non sono esattamente come vengono presentate.

Vediamo di farvi capire le cose al meglio. Partiamo dalla tesi delle Iene: i pescatori italiani vengono attaccati dalla guardia costiera libica, una volta erano difesi dalla nostra Marina, oggi non lo sono più.

La tesi ci racconta di come la Libia abbia deciso un confine a 72 miglia dalla costa, andando contro le leggi internazionali. Viene intervistato il generale De Falco, che accredita la tesi. Viene intervistato il Ministro della Difesa, ma nessuno racconta le cose come stanno.

Vediamo di fare chiarezza. Nel 2009 la Libia ha impostato un zona esclusiva di 62 miglia nautiche dalla costa, ci sono accordi con l’Egitto in merito, e chiunque altro che vuole può pescare, basta che paghi una tassa di pesca. I pescatori intervistati raccontano di aver pescato a 35 miglia dalla costa libica, quindi nettamente all’interno delle 62 miglia in vigore dal 2009. È per questa ragione che viene requisito il pesce, sei arrivato lì a pescare senza il permesso che io ho istituito, ho il diritto di fermarti e requisire il pescato.

Voi mi direte: ma hanno davvero il diritto di farlo? Come sempre non sono un tuttologo, faccio riferimento a quello che trovo nelle mie ricerche, se sbaglio colpa mia. Ma quanto trovo mi fa capire come sia materia complessa. Il Mediterraneo fa storia a parte rispetto ai limiti territoriali internazionali a cui si fa cenno nel servizio delle Iene, qui c’è un documento della FAO, purtroppo poco aggiornato, che spiega come stanno le cose.

Ma la storia delle 62 miglia nautiche di zona di pesca è questione ancor più vecchia. Già ai tempi della crisi nel Golfo di Sirte la Libia insisteva su quel confine.

Nel diritto internazionale, secondo gli accordi delle Nazioni Unite, il limite per le acque di pesca di uno Stato è fissato in 200 miglia dalla costa, ben oltre le 62 della Libia, ma capite meglio il concetto guardando questa mappa:

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Le linee viola sono la linee della EEZ, Esclusive Economic Zone, e identificano il confine massimo oltre il quale uno Stato non può rivendicare diritti di pesca. Il problema, come avrete sicuramente capito, è che nel Mediterraneo l’EEZ non è praticabile, perché saremmo tutti malamente sovrapposti. Quindi? Quindi non c’è una risposta, vigono convenzioni tra Stati, accordi, come quello tra Libia e Egitto. Finché nessuno impugna quelle 62 miglia di zona esclusiva di pesca tocca pagare la tassa, lo fanno già altri Paesi limitrofi, è per questo che la nostra Marina non difende più i nostri pescherecci, perché quel limite è noto da qualche anno. Occorre indignarsi per questa decisione? Sì, probabilmente ci si può indignare, ma non stiamo parlando di un’area sterminata; se prendete la cartina si può vedere al meglio:

Non piccola, siamo d’accordo, ma per chi non vuole sottostare a una regola – che fuori dal Mediterraneo sarebbe legge internazionale – resta comunque molto altro spazio al di fuori dell’area riservata. Le acque territoriali, strettamente intese, della Libia restano a 12 miglia, ma per ora quel confine di 62 miglia non è stato impugnato da nessuno. L’Unione Europea ne ha preso atto e ha spiegato come la legislazione in merito sia particolarmente debole per impugnare una questione come quella attuale. Anche nell’ottica del fatto che le rotte delle principali compagnie passano molto al largo di quell’area, che di fatto non disturba in alcuna maniera il libero traffico internazionale.

Lo capite che schierarsi contro un documento di dieci anni fa (ma con radici ben più vecchie) in cui viene istituito quel confine virtuale significa dichiararsi militarmente ostili a un Paese confinante? Solo con un supporto di altri Stati vicini potremmo avere ragione delle nostre richieste, o con accordi tra i due Paesi. Abbiamo venduto navi alla Libia nell’ottica di un controllo frontiere? Chiediamo che ci diano un bonus pesca, ogni nave che vendiamo 20 pescherecci italiani hanno l’abbonamento alla zona riservata. Senza bisogno di dichiararci guerra. Oppure portiamo la cosa davanti al Parlamento europeo, se davvero riteniamo di avere ragione.

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Non credo sia necessario aggiungere altro, voi che dite?

maicolengel at butac punto it

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