La più grande epidemia di Ebola mai registrata

PA 3 Ago 2014
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EBOLAVIRUS

In questi giorni sempre più si sente parlare di una epidemia di virus Ebola nell’africa Subsahariana.

Cerchiamo di capire insieme di cosa si tratta e della sua portata.

Il virus Ebola è un virus ad RNA della famiglia dei Filoviridae, genere Ebolavirus. Venne scoperto per la prima volta nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) in un ospedale missionario condotto da suore olandesi nei pressi del fiume Ebola, da cui prese il nome.

Ad oggi sono conosciute cinque sottospecie di virus, di cui quattro sono risultate capace di infettare e sviluppare la malattia nell’uomo. Queste sono l’Ebola virus (Zaire ebolavirus); il Sudan virus (Sudan ebolavirus); il Taï Forest virus (Taï Forest ebolavirus, formalmente Côte d’Ivoire ebolavirus) e il Bundibugyo virus (Bundibugyo ebolavirus).

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Si tratta di un virus in grado di infettare i primati, tra cui l’uomo e porta a sviluppare una febbre emorragica con un periodo di incubazione che varia tra 2 e 21 giorni. La trasmissione avviene attraverso il contatto diretto con liquidi corporei infetti. La patologia presenta una mortalità variabile dal 50 al 89% dei casi infetti in dipendenza dalla sottospecie di virus.

I sintomi di febbre emorragica sono febbre, vomito, diarrea, dolore o malessere generalizzato e a volte emorragia interna e esterna. La morte sopraggiunge per shock ipovolemico o a causa di insufficienza multiorgano. Ad oggi non esiste una terapia diretta a contrastare efficacemente l’agente patogeno, ma il trattamento consiste nel correggere gli squilibri che la malattia apporta. Si pone quindi il paziente sintomatico in un regime di terapia intensiva, monitorando e mantenendo i valori vitali (pressione sanguigna, valori idrici e salini, etc.) in modo da permettere di superare il periodo critico della patologia.

Dal 1976 ad oggi si sono osservate diverse epidemie e casi sporadici in Costa D’Avorio, Gabon, Sud Africa, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Sudan. In totale si hanno avuto 1590 casi di decesso dovute all’infezione per quanto riguarda le epidemie registrate sino al 2012.

A marzo del 2014 si sono registrati i primi casi di quella che risulta essere la più grande epidemia ad oggi conosciuta. Al momento i paesi interessati sono Liberia, Guinea, Sierra Leone. La sottospecie infettante è risultata essere il Zaire ebolavirus (EBOV), dotato del più alto tasso di mortalità tra quelli conosciuti. Il principale serbatoio dell’infezione sembrerebbero i pipistrelli della frutta della famiglia dei Pteropodidae.

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Si sono registrati circa 1300 casi di infezione con un totale di 730 decessi (al 31/07/14).

Al momento sono attivi oltre 120 staff medici, localizzati principalmente nelle zone hot-spot, ma poiché non risultano essere sufficienti per arginare il fenomeno il 1 agosto la WHO ha annunciato un nuovo piano da 100 milioni di dollari per portare altro personale medico e materiale nelle zone interessate.

Il piano principale consiste nel riuscire a individuare i focolai principali di infezione e isolarli, fornendo alle persone malate ogni supporto necessario alla sopravvivenza, ma riuscendo allo stesso tempo a interrompere la catena di trasmissione del patogeno.

Questo risulta ad oggi il quadro generale dell’epidemia.

In tutto il mondo l’allarme e la preoccupazione risultano essere molto alte per questa epidemia, definita senza termini come “senza precedenti” tra quelle di Ebola. Ma non bisogna farsi prendere dal panico. Attualmente i controlli sui viaggiatori agli aeroporti sono stati intensificati in queste zone ed è sconsigliato recarsi in loco dalle autorità sanitarie di tutti i paesi.

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Attualmente sul suolo Europeo non si sono ancora registrati casi di infezione. Nel Regno Unito è stato posto in isolamento un atleta della Sierra Leone, Moses Sesay poiché al suo arrivo all’aeroporto di Glasgow presentava segni di malattia, quali stanchezza, dolore e febbre. Le analisi però sono risultate negative per l’Ebola e quindi è subito cessato l’allarme di un possibile focolaio sul suolo inglese.

La tensione rimane alta ed è proprio in questi casi che nascono molte bufale che possono rapidamente fare il giro su Internet e social media in generale. Per questo motivo noi di BUTAC (con l’aiuto del buon PA e magari il contributo di Paolo Costa finché in forze all’OMS) vorremmo postare aggiornamenti regolari sull’evoluzione della epidemia, cercando di rendere sempre limpido il quadro davanti al quale ci si trova.

Per ogni approfondimento ci si può rivolgere a questi siti:

In inglese

http://www.who.int/en/

Qui trovate l’ultimo bollettino WHO aggiornato al 31 Luglio

http://www.cdc.gov/

In italiano

http://www.epicentro.iss.it/problemi/ebola/aggiornamenti.asp

 

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