La SIAE e i telefonini

Spider Jerusalem 26 Feb 2016
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Questi i fatti così come li riporta il Resto del Carlino:

 

«Il funzionario Siae si è presentato verso la 16 – racconta il barbiere mentre sta radendo un cliente – è rimasto qualche minuto probabilmente per verificare che io avessi tolto effettivamente l’impianto stereo».Laiso infatti pagava 170 euro ogni anno di abbonamento per la diffusione di musica nel locale, «fino all’anno scorso, quando ho deciso di eliminare l’impianto, anche perché con il phon – aggiunge la moglie Anna – la musica si sentiva poco». Nel salone attualmente si vedono le prese e i fili staccati delle casse agli angoli. La coppia di parrucchieri però non aveva fatto i conti con i telefonini. Mentre l’ispettore è ormai dentro da qualche minuto, irrompe la scatenata suoneria della collaboratrice.

Il funzionario Siae si illumina, punta lo smartphone e chiede: «E’ il telefonino della proprietaria che manda musica in diffusione?». Gli viene spiegato che non è musica in diffusione, ma una suoneria che sta squillando. «Non c’è stato verso – spiegano Anna e Giuseppe – ci ha fatto il verbale e poi ha chiesto alla collaboratrice come si chiama la canzone, la stagista non lo sapeva e lui sul verbale ha indicato, non sappiamo perché, ‘Love to love you baby’ di Donna Summer che non c’entra nulla».

Ora il format compilato è finito nella sede Siae di Sassuolo in via Mazzini dove valuteranno se applicare la sanzione. «Per fortuna – allarga le braccia Laiso – non è squillata la suoneria del cellulare di mia moglie, altrimenti ‘Per un pugno di dollari’ ci avrebbe potuto fare prendere un altro verbale... Dovrò fare attenzione a non canticchiare molto, perché altrimenti potrebbero dirmi che sto intrattenendo la gente».

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Ora, personalmente sono d’accordo sul fatto che la SIAE faccia il possibile per non farsi amare particolarmente dal pubblico, e che sia uno dei tanti carrozzoni statali dove i ricavi servono per la maggior parte ad autoalimentarne l’esistenza piuttosto che a retribuire i proprietari dei diritti d’autore che loro difendono con tanto accanimento, ma che i suoi ispettori fossero anche così spregiudicati da andare contro la legge per la soddisfazione di fare un verbale in più, pareva strano anche a me. Così mi sono preso la briga di controllare se qualcuno avesse mai scritto alla SIAE per verificare che la versione del proprietario fosse corretta. Ed ho scoperto che qualcuno mi aveva preceduto. Ecco infatti la risposta – ad onor del vero anche pronta ed efficace – della SIAE alle lamentele degli utenti Facebook sulla propria pagina ufficiale:

 

Non c’era un cellulare che squillava, bensì uno smartphone inserito in una dockstation che diffondeva musica nel locale. Come saprai, il diritto d’autore è un diritto del lavoro e va pagato; ma ovviamente nessuno multerebbe un telefonino che squilla! Il Resto del Carlino si è già confrontato con noi per chiederci la nostra versione dei fatti, che speriamo potrai leggere domani sul giornale.

 

Le cose già cambiano: abbiamo l’ennesimo caso di furbata all’italiana, con un commerciante che dichiara di non trasmettere più musica nel proprio locale attraverso lo stereo e di conseguenza non pagare più la tassa forfettaria SIAE per poi aggiungere alla bisogna una dockstation per sostituire lo stereo. Ora, la smentita di cui parlano dovrebbe apparire oggi sui giornali, ma sono già pronto a scommettere che nessuno darà lo stesso risalto che è stato dato alla “falsa notizia” precedente, perchè al lettore tipo non piace scoprire che le sue lamentele sul governo ladro sono in realtà infondate, ed il populismo premia – almeno a livello di popolarità – molto più del saper fare il proprio lavoro con onestà intellettuale e competenza.

 

Spider Jerusalem

 CONSIDERAZIONI DI MAICOLENGEL

Io in negozio ho un vecchio TV a schermo piatto, collegato solo ed unicamente ad un lettore multimediale, mi serve per mostrare video autoprodotti sul mio lavoro, video che usano solo ed unicamente immagini che ho realizzato io. Ma la legge è chiara se ho un televisore in negozio devo pagare il Canone speciale alla RAI, e io lo pago, di malavoglia, ma lo pago. Mi scoccia, non lo trovo giusto, ma mi tocca, devo pagarlo anche se non trasmette nulla, l’antenna arriva in negozio l’impianto può ricevere segnale, devo pagare. Lamentarsi di queste cose è giusto, ma ricordiamoci sempre che il detto “fatta la legge trovato l’inganno” è una frase tipicamente italiana, come sempre italiana è la concezione che la parola furbo abbia valenza positiva, nel resto del mondo esser furbo non è un complimento.

AGGIORNAMENTO 27/02/2016

La SIAE ha pubblicato sul suo sito una dichiarazione ufficiale sulla faccenda. Ecco un estratto

Che cosa è successo davvero nella barberia del Sig. Laiso e della sua consorte, Sig.ra Dinota? E’ successo che un accertatore SIAE (ex sottoufficiale dei carabinieri) ha riscontrato la presenza di un impianto di amplificazione che diffondeva nel locale musica tutelata. C’era sì un telefonino, dunque, ma collegato con casse. Nessuno multerebbe una suoneria, tantomeno SIAE. La notizia – ma sarebbe più calzante definirla bufala – è talmente assurda che si commenta da sola. E spiace rilevare come tanta stampa seria l’abbia ripresa senza verificare come siano andati davvero i fatti.

Nessuno si sognerebbe mai di entrare nella barberia dei Signori Laiso e Dinota, farsi tagliare i capelli e uscire senza pagare. E allora ci chiediamo sulla base di quale diritto gli stessi signori Laiso e Dinota pretendano di non pagare per la musica diffusa nel loro locale: musica che altri hanno composto e prodotto e che dà valore aggiunto alla qualità del servizio che questa barberia offre ai propri clienti. Concludiamo offrendo una rapida suggestione in cifre. Per mettersi in regola col diritto d’autore, la barberia di Fiorano avrebbe dovuto pagare un abbonamento annuale di 71 euro (IVA compresa). Vale a dire 20 centesimi al giorno.

Alcuni giornali hanno riportato anche che i proprietari avevano rimosso l’impianto centralizzato che avevano in precedenza, così da non dover pagare più l’abbonamento SIAE, ma l’utilizzo di una docking station per riprodurre musica è esattamente la stessa cosa, quindi a quanto pare il verbale è legittimo.

Vedremo se la querelle andrà avanti…

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