La Svizzera, gli ebrei, le docce e il freezer

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La notizia di cui sto per parlarvi è vera, ma quella che ho visto circolare sui social e su molti giornali italiani è solo parte della storia, pertanto ritengo sia il caso raccontare tutti i fatti, quelli che sarebbe stato facile verificare con poche telefonate o anche soltanto leggendo testate un po’ più serie. Innanzitutto vorrei chiarire fin da subito che i cartelli di cui stiamo per parlare sono molto equivoci e discutibili, ma le cose non sono andate esattamente come descritto da molti blog, testate e quant’altro. Prima di attaccare e accusare la direzione della struttura ho voluto capire di più: perché sì è vero che “To our Jewish Guests” può sembrare offensivo, ma è importante comprendere il contesto.

Svizzera, l’avviso in hotel: “Gli ebrei devono farsi la doccia prima di entrare in piscina”.

Così titolava il Fatto Quotidiano, ma lo stesso hanno fatto tanti altri. I toni degli articoli, come potete immaginare, erano decisamente negativi verso l’albergatore svizzero. Sia chiaro, visto il cartello che era stato esposto nell’hotel la critica, anche forte, poteva starci.

I cartelli apparsi sono due, entrambi rivolti ai clienti ebrei. Solo di uno ho trovato la foto:

“To our Jewish guests, women, men and children, please take a shower before you go swimming. If you break the rules I’m forced to [close] the swimming pool for you.”

Ai nostri ospiti ebrei, donne, uomini e bambini, per favore fate una doccia prima di entrare in piscina. Se non seguirete le regole sarò costretto a chiudere la piscina per voi.

Il testo dell’altro cartello viene riportato su alcune testate anglofone, come il Guardian.

“To our Jewish guests you could only access the facility’s freezer between 10 and 11am and between 4.30 and 5.30pm. I hope you understand that our team does not like being disturbed all the time,”

Ai nostri ospiti ebrei, potete accedere al freezer tra le 10 e le 11 di mattina e tra le 4:30 e le 5:30 di pomeriggio. Spero capirete che il nostro team non ama essere disturbato a tutte le ore.

Ruth Thomann, manager dell’albergo, ha più volte spiegato alla stampa che è conscia dell’uso infelice delle parole, ma non era loro intenzione risultare antisemiti. E ammetto che dopo aver letto un po’ di più sono anche io dell’idea che ci troviamo di fronte ad un grosso fraintendimento generato da un uso errato delle parole.

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Come spiega il Guardian:

The hotel is reportedly very popular with ultra-orthodox Jewish guests because it has been accommodating to their needs, including providing access to a freezer to store kosher food.

L’hotel è molto popolare tra gli ebrei ultra ortodossi perché permette loro di ricevere un’accoglienza che soddisfa le loro esigenze, incluso l’accesso a un freezer dove immagazzinare il cibo kosher.

Sempre il Guardian ci racconta che il freezer si trova nell’area riservata allo staff, quindi dove mangiano i dipendenti della struttura, era quindi necessario specificare che non è possibile accedervi a ogni ora del giorno e della notte. Si poteva dirlo meglio? Sicuramente. Lo stesso vale per l’accesso in piscina: altri ospiti hanno segnalato che il gruppo di ebrei ortodossi contravveniva alla regola e di conseguenza ha esortato la manager a prendere provvedimenti. Sia chiaro, la regola, come spiegano altre testate, è la stessa per tutti, è una prassi in quasi tutte le piscine che anche io ho frequentato, prima di immergersi una doccia va fatta. Certo che l’accostamento tra ebrei e docce è orrido, ma potrebbe essere che nessuno ci abbia pensato?

Cercando online, su siti israeliani guarda caso s’iniziano a trovare alcuni ospiti che hanno frequentato l’hotel che confermano la mia impressione:

“I personally know the owners of the hotel and the woman in question who is accused of anti-Semitism. I have been to this hotel several times and they are as far from anti-Semitism as the far east is from the west,” Shlomo told Arutz Sheva.

Meir, a religious Jew from central Israel who also stays at the hotel from time to time, agreed with Shomo. “I know the hotel staff very well and the last thing you can say about them is that they are anti-Semites.”

Nel frattempo ovviamente tra le richieste di scuse del primo ministro israeliano e la richiesta di chiusura della struttura da parte del direttore del centro Simon Wiesenthal, l’hotel non sta passando un bel momento. Io onestamente ritengo che siamo di fronte a del sensazionalismo, che causerà danni gravi alla struttura (che sicuramente doveva stare più attenta). Ma il problema principale resta l’aver voluto mettere alla gogna l’hotel su internet invece di contattare la direzione, trasformando un pessimo uso della lingua in un caso internazionale.

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So che questo mio articolo scatenerà critiche da ogni lato, ma ritenevo corretto riportare tutto quanto trovato.

maicolengel at butac punto it

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