La tassa coloniale dei Paesi africani alla Francia

maicolengel butac 14 Giu 2018
article-post

 

In pochissime ore siete stati in tanti ad avermi chiesto delucidazioni riguardo una fantomatica tassa coloniale che 14 Paesi africani pagherebbero alla Francia. Uno degli articoli che mi avete segnalato di più è apparso su Globalist a fine agosto 2017.

Titolo:

14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese

E potremmo già fermarci qui, perché messa così è quella che a Roma chiamano una fregnaccia. Ma so che non sareste soddisfatti quindi cercherò di dare fonti e spiegazioni di quello che si può recuperare con una semplice ricerca in rete su siti affidabili.

Non è mia intenzione analizzare tutto il contenuto dell’articolo di Globalist, quello che ci interessa è l’affermazione, molto definita, del titolo.

È vero che 14 Paesi africani pagano una tassa coloniale alla Francia?

No. L’articolo pubblicato da Globalist è un brutale copia e incolla del suo originale (o meglio, una copia dell’originale pubblicato su SiliconAfrica e riportato su Africa News) a firma Mawuna Remarque Koutonin, un giornalista africano. L’articolo di Mawuna è già stato trattato in Francia, dai colleghi di Les Decodeurs, sito francese di fact-checking legato a Le Monde, che ha analizzato la storia in maniera approfondita. Curioso che Le Monde abbia una squadra apposita per questo genere di verifiche e in Italia siano pochissime le testate con una sezione fact-checking all’interno.

Cosa dicono Les Decodeurs

Solo due dei 14 Paesi citati hanno ancora rapporti con la Francia che prevedono restrizioni economiche di qualche tipo: si tratta della Guinea e della Repubblica Centroafricana. Nessuna tassa anche in questo caso, ma comunque qualche impedimento per i due Paesi in esame. Tutti gli altri citati non devono pagare nessuna tassa: hanno scelto, liberamente, di fare parte del gruppo di paesi che utilizza il franco CFA. Una valuta speciale, legata al valore del franco francese (quindi oggi legata all’euro) che fu istituita all’inizio della Seconda guerra mondiale.

Le regole dell’accordo

Sono quattro le regole che vengono applicate al franco CFA:

  • La Francia garantisce la convertibilità illimitata del franco CFA e del franco delle Comore in qualsiasi valuta straniera;
  • il tasso di parità con la valuta francese – prima il franco, poi l’euro – è fisso;
  • i trasferimenti di capitale all’interno dell’area valutaria sono gratuiti;
  • in cambio di questi primi tre principi, il 50% delle riserve valutarie dei Paesi della zona monetaria del franco CFA e il 65% delle riserve del franco delle Comore sono depositate in un conto di transazione della Banque de France a Parigi.

Quindi niente tassa coloniale, ma solo un accordo che i 14 Paesi posso recidere quando vogliono. Non ci sono obblighi a restare nel sistema, se un Paese lo fa è perché trova conveniente farlo.

500 miliardi?

Mawuna (senza fonti) fa una dichiarazione molto precisa:

E’ un sistema malvagio denunciato dall’Unione Europea, ma la Francia non è pronta a spostarsi da quel sistema coloniale che muove 500 miliardi di dollari dall’Africa al suo ministero del tesoro ogni anno.

Le Monde dice:

Le riserve in franchi CFA presso la Banque de France sono stimate in circa 10 miliardi di euro – 4,6 miliardi per CEMAC a gennaio 2016 e 5,1 miliardi per WAEMU a dicembre 2015.

Non è chiaro a cosa faccia riferimento Mawuna, ma la cifra totale che si ricava è 10 miliardi di euro, che sono decisamente lontani dai 500 miliardi di dollari citati di sopra. Si parla di confisca del denaro, ma anche qui non viene portata alcuna prova a supporto.

I colpi di stato

Nell’articolo di Mawuna sono riportate un po’ di teorie sui colpi di Stato nei Paesi africani addossando la colpa alla Francia, se non addirittura per aver organizzato omicidi di Stato.

Ho cercato tracce che potessero confermare questi golpe francesi costruiti per obbligare questi stati al giogo dei CFA. Non ne ho trovate di valide e affidabili a supporto di queste teorie.

Sia chiaro, Les Decodeurs non danno il sistema dei franchi CFA come perfetto, evidenziano anche le criticità. Ma spiegano chiaramente che quel titolo è una bufala, completando l’opera con fonti approfondite.

Oltretutto non solo la redazione di Le Monde ha trattato l’argomento in maniera completa.

Liberation – Desintox

Anche Liberation, altra testata francese con una redazione dedicata alla verifica dei fatti (Desintox), sempre l’anno scorso confermava grossomodo quanto riportato da Le Monde/Les Decodeurs. Liberation oltretutto lo fa usando parole di persone molto critiche verso il sistema del franco CFA. Ma il titolo resta decisamente chiaro:

No, i paesi africani non “pagano una tassa coloniale alla Francia”

Nell’articolo le critiche sono ben presenti:

Nessun paese in Il mondo non può avere una politica monetaria immutabile per settantuno anni. Lo stesso vale per Nubukpo, l’economista togolese, per il quale “la parità fissa tra franco CFA ed euro” penalizza fortemente lo sviluppo economico dei paesi interessati: “Oggi, il franco CFA attraverso il suo attaccamento all’euro è molto più determinato dagli eventi nell’area dell’euro che dalla situazione nella zona del franco. È un’eresia!”

Ma anche la conclusione è decisa:

Ma qualunque cosa si pensi del sistema, non ha nulla a che fare con una “tassa coloniale”

Concludendo

Per quelli che leggono con la bava alla bocca in attesa di arrivare nei commenti a offendere perché sto difendendo qualcuno che gli sta poco simpatico: chiedo solo una cosa, leggete, rileggete, ponderate.

Non sto difendendo le posizioni francesi sull’immigrazione o sulle ex-colonie.

Non sto difendendo “gli immigrati” o i francesi, sto facendo un’analisi dei fatti. Anzi, sto sfruttando le analisi fatte da colleghi per dare delle informazioni aggiuntive su quanto riportato da una testata italiana.

Per finire…

Il fatto che Globalist (e tanti altri) abbiano copiato e incollato pari pari un articolo del 2014 (avranno chiesto il permesso all’autore originale?) per me non è sinonimo di affidabilità. Ho pensato fosse utile mostrarvi cosa ne pensano dei colleghi (dopo aver a mia volta verificato l’affidabilità delle loro fonti).

Respirate, contate fino a dieci, e poi venite a commentare.
maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un  caffè!

Il 19 febbraio è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano un articolo a firma Mario Del Corno, ve lo ricordate? L’avevamo già incontrato trattando proprio della situazione economica in Russia: per chi volesse una panoramica vi rimandiamo all’articolo dedicato. Capitolo I: l’analisi del CREA Chi ricorda il nome del giornalista non si stupirà leggendo che da Mosca […]

RC | 07 mar 2024

Recentemente, in Italia e su vari social media, è stata ampiamente condivisa un’immagine raffigurante un graffito con due bambini: uno situato dietro a del filo spinato, rappresentante i bambini palestinesi, e l’altro dall’altra parte della recinzione, a rappresentare gli ebrei. Ecco l’immagine in questione: Molti tra coloro che hanno condiviso l’immagine hanno anche attribuito l’opera […]

maicolengel butac | 13 ott 2023

Su tante testate italiane è apparsa la notizia di questa signorina americana che, su TikTok, ha raccontato di come avrebbe ricevuto 50mila dollari dalla sua banca, senza averne diritto, e di come sia riuscita a non restituirli. I classici articoli fratti con lo stampino e senza alcuna verifica: TPI: La banca le accredita 50mila euro […]

maicolengel butac | 13 giu 2023

Imparare a fare ricerche serve anche a evitare di cascare nella condivisione di materiale non verificato. Il post di cui stiamo parlando è stato pubblicato sulla pagina Facebook del dottor Michele Cassetta, medico chirurgo e giornalista che il 31 gennaio 2023 ha pubblicato una foto accompagnata da questo testo: UMANITÀ Lavori in un ospedale californiano. […]

maicolengel butac | 02 feb 2023