Le autopsie svizzere e i tumori

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L’ignoranza è una brutta bestia, e spacciare bufale senza pigliarsi la briga di verificarle è quasi peggio!

I ragazzi di LoSai.eu questa settimana sono diventati più subdoli, hanno pubblicato alcune bufale debunkerandole da soli, quindi hanno “guadagnato” punti credibilità, poi hanno pubblicato quest’articolo sui tumori e i risultati di non meglio precisati studi sulle autopsie effettuati in Svizzera.

Che dire a me il tutto puzzava già dal titolo e dai nomi citati, quando poi andando a vedere la fonte mi salta fuori esser Disinformazione.it la quasi certezza che si tratti solo di voci di corridoio e nemmeno di un corridoio bene informato mi è subito venuta!

Facciamo un poco di chiarezza: l’articolo di LoSai ci narra la storia (già nota e sentita più volte) che analisi cliniche su dei cadaveri abbiano portato alla (“clamorosa”!!!) scoperta che tanti se non tutti i cadaveri avessero tumori non diagnosticati e regrediti senza intervento medico.

Nulla di così particolare (gli stessi esperti che hanno parlato contro il metodo Stamina hanno spiegato che la regressione naturale è qualcosa che in medicina ESISTE e avviene in certi casi con più frequenza di quanto ci si possa aspettare, non ovviamente in casi di malattie molto gravi, un malato diagnosticato come grave difficilmente regredisce a sano senza intervento medico, ma un malato lieve può regredire, non per meriti esterni ma solo per pura CASUALITA’). LoSai e Disinformazione citano a riguardo gli studi di un dottore, Luigi De Marchi, ma in realtà non stiamo parlando di studi complessi, ma solo di un breve articoletto pubblicato svariati anni fa, tristemente l’articolo e la pagina di Luigi De Marchi sono semi introvabili da tempo, ne abbiamo trovato una copia cache per potervelo riportare qui:

Medicina kaput col mito del placebo ?

Asbjorn Hrobjarteson e Peter Gotzsche, ricercatori presso l’Università diCopenhagen, hanno pubblicato in questi giorni i risultati a dir pocoesplosivi di un loro studio su 7.500 pazienti di 40 diverse patologie. Dallostudio emerge infatti che il famoso “effetto placebo”, cioè il miglioramentoprodotto in qualsiasi paziente dall’assunzione di una qualsiasi sostanzaneutra (dal borotalco all’acqua distillata) e attribuito finoraall’autosuggestione,non esisterebbe affatto e sarebbe quindi esso stesso solo il prodottodell’autosuggestionedella classe medica e del suo scarso spirito critico.A che cosa dunque, secondo questi ricercatori, sarebbe attribuibile ilmiglioramento riscontrato in oltre un terzo dei pazienti trattati con l’acquadistillata o il borotalco ? Ad una pura e semplice regressione naturale(temporanea o definitiva) della malattia. E come sono arrivati a questaconclusione ? Semplicemente confrontando i pochi studi (144 in tutto, dal1946 al 1998 !) in cui i pazienti osservati, anziché solo in due gruppi(quello dei pazienti trattati col placebo e quelli trattati col farmaco dasperimentare) erano stati suddivisi in tre gruppi: quelli trattati colplacebo, quelli trattati col farmaco da valutare e quelli non trattatiaffatto. Ebbene, è emerso che le percentuali di miglioramento tra i trattaticol placebo e i non trattati affatto erano sostanzialmente identiche. E aquesto punto, Hrobiarteson e Gotzsche sono stati costretti a concludere chedietro la leggenda dell’effetto placebo si nascondeva un fatto moltosemplice : una regressione naturale delle varie patologie. Al termine dellaloro ricerca i due studiosi danesi riconoscono che ben difficilmente,tuttavia, la loro o altre ricerche analoghe riusciranno a demolire il mitodel placebo, perché – dicono – si tratta di un mito ormai troppo radicatonella classe medica.Ma il fatto essenziale è che, sebbene i due danesi non sembrino neppuresospettarlo, i risultati del loro studio invalidano non solo il mito delplacebo, ma quasi tutta la ricerca e la medicina ufficiale, Per parte mia,ho dovuto scontrarmi con l’inaffidabilità e il dogmatismo di questa scienzaufficiale quando, negli anni ’80, tentai di condurre una ricerca finalmenteseria sul problema delle terapie anti-tumorali e della loro efficacia.Avevo pensato alla necessità di quella ricerca quando, parlando molti annifa dei miei dubbi sull’utilità delle diagnosi e delle terapie anti-tumoralicon un amico anatomo-patologo in un ospedale veneto, mi sentii risponderetestualmente: “Sì, anch’io ho molti dubbi. Sapessi quante volte, nelleautopsie sui cadaveri di vecchi contadini delle nostre valli più sperdute,ho trovato tumori regrediti e neutralizzati naturalmente dall’organismo: eratutta gente che era guarita da sola del suo tumore ed era poi morta peraltre cause, del tutto indipendenti dalla patologia tumorale”.A quel punto mi si accese una lampadina: “E se -mi domandai – la tantoconclamata diffusione delle patologie cancerose negli ultimi decenni intutto l’Occidente avanzato fosse solo un’illusione ottica, prodotta dalladiffusione delle diagnosi precoci di tumori che un tempo passavanoinosservati e regredivano naturalmente ? E se – mi domandai poi – il tantoconclamato incremento della mortalità da cancro fosse solo il risultato siadell’angoscia di morte prodotta dalle diagnosi precoci e dal climaterrorizzante degli ospedali, sia della debilitazione e intossicazione delpaziente prodotte dalle terapie invasive, traumatizzanti e tossiche dellamedicina ufficiale: insomma il risultato del blocco che l’angoscia delladiagnosi e i guasti della terapie impongono ai processi naturali diregressione e guarigione dei tumori ?”Era e resta un dubbio terribile perché, quando andai a cercare nellaletteratura le ricerche che avessero comparato le condizioni dei pazientitrattati e non trattati, scoprii con vivo sgomento che, mentre esse eranorarissime in ogni campo (come hanno dovuto constatare anche Hrobiarteson eGotzsche per il placebo), nel campo del cancro esse non esistevano affatto.Sì, avete capito bene, non erano né sono mai state fatte !E a quel punto fui folgorato dall’idea d’intraprendere una ricerca chefinalmente chiarisse lo stato reale dell’arte medica e dissipasse ilsospetto terribile che le parole dell’amico anatomo-patologo mi avevanoevocato. Per dissipare quel sospetto sarebbe bastato e basterebbe condurreuna ricerca basata sul confronto tra la mortalità dei pazienti inconsapevolidella propria patologia e non trattati e quella dei pazienti consapevoli etrattati con le tecniche normalmente applicate alle loro patologie.Proposi quindi a un amico, psichiatra del maggior centro oncologicoitaliano, l’Istituto Pascale di Napoli, la realizzazione d’una semplicissimaricerca, che suscitò subito il suo entusiasmo. “Sono molte – gli dissi – lepersone che, come me, in caso di malattia cancerosa, preferirebbero nonconoscere la diagnosi e non sottoporsi a nessuna terapia anti-tumoraleappunto perché temono gli effetti psico-fisici devastanti delle diagnosi edelle terapie e vogliono vivere in pace i loro eventuali ultimi mesi od annidi vita. Basterà quindi organizzare all’Istituto Pascale uno screening deipazienti, migliaia ogni anno, che si presentano per i primi accertamenti,suddividendoli in due gruppi mediante un breve questionario: un primo gruppocomposto dai pazienti che vogliono conoscere la diagnosi e sottoporsi alleterapie e un secondo gruppo composto dai pazienti che non vogliono néconoscere la diagnosi né sottoporsi alle terapie. Poi basterà, negli annisuccessivi, controllare le condizioni di salute e la mortalità degli uni edegli altri”. L’amico psichiatra mi disse che non sarebbe stato difficiletrovare i pazienti del primo gruppo perché, in effetti, una percentuale del5-10 % dei pazienti, pur conoscendo la diagnosi, rifiuta le terapie.Ma quella ricerca non potemmo mai farla perché la direzione dell’IstitutoPascale si oppose sostenendo, in aperto contrasto col principiocostituzionale della libertà di cura, che non curare un paziente che nonvuole farsi curare e neppure farsi comunicare la diagnosi configurerebbe ilreato di “omissione di soccorso”: una tesi che trasforma di fatto la terapiain una vera e propria condanna.Ora però la recente ricerca dei due studiosi danesi viene a confermareindirettamente quella mia ipotesi di lavoro: e cioè che moltissimepatologie, comprese quelle cancerose, regrediscono naturalmente e che,quindi, attribuire alla medicina quella regressione senza nessuna, dicesinessuna prova documentale (anzi ora con molte prove documentali incontrario) è semplicemente antiscientifico.Del resto, da sempre ho pensato che molti dei tanto millantati meriti dicerta medicina sono solo fumo negli occhi. Ogni organismo ha in sé unatendenza naturale a difendersi dalle malattie ed a guarirle con le suedifese immunitarie, con i suoi leucociti, con i suoi linfociti e con i suoivari anticorpi. E queste difese riescono sempre vittoriose, salvo una voltanella vita: e cioè quando l’organismo muore. In queste condizioni,attribuire tutti i miglioramenti e le guarigioni alle terapie è, quasisempre, puro condizionamento culturale. Pensate quanto sembrerebbero bravigli ingegneri edili o meccanici che lavorassero con mattoni o partimeccaniche capaci di autostrutturarsi sempre in edifici o macchineperfettamente funzionali, salvo quando, ogni settanta od ottant’anni,sopravviene un guasto irrimediabile dei processi di automontaggio eautoriparazione.Ma, al di là delle polemiche di principio, credo che questaricerca danese imponga un ripensamento di tutta la ricerca medica ufficiale,e non solo in tema di placebo. E sarò grato ai medici e ricercatori che mileggono, se offriranno la loro collaborazione in questo lavoro dirifondazione di tanta parte della ricerca.

Se l’avete letto notate come il Dottor De Marchi (PSICOLOGO, non medico chirurgo o oncologo) abbia solo ipotizzato la cosa, abbia parlato di farne un esperimento ma senza avere risultato alcuno visto che l’ospedale presso cui avrebbe dovuto fare l’esperimento abbia negato il consenso.

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Ma allora da dove vengono gli studi e le certezze pubblicate da LoSai  e da Disinformazione.it?

Vengono da un’altra “ricerca” a firma Dott. Gianfranco Domenighetti…che Disinformazione.it definisce Direttore Sanitario del Canton Ticino (??!!), peccato che andando a cercare il “dott.” Domenighetti salti fuori che si è stato direttore sanitario, ma che non è medico, ma economista e la sua conferenza citata da Disinformazione era TUTTA contro un certo tipo di pratica marketing tipica delle BigPharma, pratica che sfrutta guarda caso proprio le riviste che spesso LoSai e Disinformazione usano come fonti, The Lancet e NEJM ad esempio che sono quelli attraverso cui l’ex dott. Wakefield ha propugnato la sua lotta contro un vaccino (ma solo perché ne stava per lanciare uno suo sul mercato…cvd). Io quando posso le informazioni mediche le estrapolo da nature, che non è una rivista e basta ma un mondo scientifico a parte, dove si pubblica e si discute su ogni singola pubblicazione, e se i risultati di una ricerca non sono replicabili si rigettano i risultati…e si evita di fare un certo tipo di pubblicità.

Il Dott. Domenighetti nella sua relazione cita e racconta tante cose, alcune condivisibili altre meno, ma rimanendo sempre nel suo campo di economista, e analizzando per lo più dati e fattori economici certi (farmaci che sono stati venduti moltissimo ma che avevano reazioni avverse tenute nascoste dalle riviste tramite cui si consigliavano e cosine così), non è facile trovare riscontri di questa conferenza, ma su un sito che rilascia le slide delle conferenze mediche ho trovato gli appunti del Dott. Domeninghetti, le trovate qui:
http://www.slideshare.net/calmansi/gianfranco-domenighetti-medicalizzazione-della-societ-e-durabilit-dei-sistemi-sanitaria

Non ho modo di controllare i dati dell’economista, ma mi trovo d’accordo nel dire che la sovradiagnosi sia uno dei malanni del nostro secolo, gli strumenti di diagnosi precoce sono sempre di più e sempre meno costosi, quindi tanti si affidano a questi test, sia quando ce n’è bisogno che quando non c’è, e questo porta sicuramente a numeri di diagnosi esagerati…ma da qui a dire che i tumori si autocurano ce ne passa non poco.

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Per darsi forza citano altri studi, sia quello di Hardin B. Jones che un libro del Sig. Mondini …che guarda caso ha come supporto il “Dott.”Simoncini, quello del bicarbonato già radiato dall’albo, che dire ottime presentazioni…Mondini è un “esperto in medicina naturale”, ex croupier del casinò di Venezia…direi un’ottima figura a cui affidare la nostra speranza di guarigione dal tumore…
Qui comunque trovate il PDF del suo libro:
http://caisse.viveremeglio.org/0_sito/il_tradimento_della_medicina.pdf

Non è mia intenzione andare a debunkerare i vari punti di queste pubblicazioni, ma lo scopo di quest’articolo e delle sue fonti era farvi capire su cosa si basa l’articoletto di LoSai e la sua relativa fonte di Disinformazione…e la risposta è che si basano su fonti reali già sbugiardate in buona parte da altri ben più pratici di me in medicina, o addirittura si basano su ricerche reali ma stravolgendone i reali risultati…insomma FUFFA!

Che dire spero sempre che tutta la gente che scrive questa robaccia si curi solo coi metodi che pubblicizza, che magari facciamo un bel repulisti e tra 10 anni di ‘sti personaggi non ne è rimasto nessuno…tristemente predicano bene ma spesso razzolano male, e alla fine quando si devono DAVVERO curare vanno in ospedale!

Qui trovate qualche opinione scritta meglio e da chi di medicina ne capisce più di me:
http://medbunker.blogspot.it/2010/12/la-truffa-dellalternativo-illusione-da.html

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.