L’ex generale dei Carabinieri

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[message_box title=”NOTIZIA” color=”red”]Circola un video in cui si vede un uomo arringa la folla con messaggi abbastanza provocatori, incitando a una prossima ribellione allo Stato.[/message_box]

[message_box title=”FATTI” color=”green”]Quello nel video è davvero l’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, oggi presidente del Movimento Liberazione Italia, tra i creatori di quello che veniva chiamato Movimento dei Forconi qualche anno fa.[/message_box]

In tanti mi avete segnalato un video che riporta come descrizione:

Questo signore è l’ex Generale dei Carabinieri Pappalardo. ASCOLTATELO prima che venga rimosso !!!

Basta cercare Generale Pappalardo per trovare la sua pagina Wiki, ricca di informazioni. La principale è:

Pappalardo presiede dal 2016 il Movimento Liberazione Italia, facente parte della galassia di sigle a cui ci si riferisce impropriamente come Movimento dei Forconi.

Il video mette ansia, sentirlo parlare con quella violenza posso capire che faccia pensare che ci sia un Movimento di arrabbiati così grosso da poter fare la rivoluzione, ma è solo perché la rete ha la memoria corta, anzi cortissima. Prima di tutto è davvero un ex Generale dei carabinieri? Sì, lo è, in congedo dal 2006, la pagina Wiki ci racconta per filo e per segno la carriera militare e politica di Pappalardo. Ma più che Pappalardo stesso, non nuovo ad episodi del genere, ritengo sia interessante vedere cos’è questo Movimento.

Cos’è il Movimento dei Forconi?

Ce lo spiegava il Sole 24 Ore già a dicembre 2013:

Blocchi stradali e ferroviari, assalti urbani, presidi, cortei, volantinaggi. In due giorni, dalle 22 di domenica scorsa, l’Italia si è bloccata a causa della mobilitazione dei «Forconi». Guerriglia urbana a Torino, paralisi dei treni in Liguria, caos a Milano, tensioni in Triveneto e Emilia-Romagna, disagi al Sud, soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia.

Ma chi c’è dietro questa rivolta di piazza, e quali sono le rivendicazioni portate avanti? Non è facile rispondere, anche perché in piazza sono scesi agricoltori e alcune sigle degli autotrasportatori, ma la rivolta si è estesa anche ad artigiani e commercianti, piccoli imprenditori, disoccupati, studenti, semplici cittadini e simpatizzanti di estrema destra.

Si va da “Azione rurale Veneto”, all’Associazione autotrasportatori liberi, fino a Life Veneto, Cra, Cobas Latte, solo per citarne alcune. Tutte realtà che non si riconoscono nei sindacati di categoria. Non ci riconosciamo, spiega Crupi, perché loro, i sindacati, «difendono le categorie, mentre questa è una protesta del popolo. Ci stanno uccidendo con la disperazione, la perdita della dignità, ci stanno togliendo tutto, anche le case».

Ma cosa chiedono, i Forconi? Si contano sulle dita di una mano, le rivendicazioni, secondo quanto c’è scritto in un loro volantino distribuito nelle piazze. Eccole in breve.

1) Protesta contro «il Far West della globalizzazione, che ha fatto sparire il lavoro. L’Italia si ferma, si legge, perché ci hanno accompagnato alla fame».

2) I Forconi sono contro «questo modello di Europa» e lottano «per riprenderci la sovranità dei popoli e monetaria». C’è chi sostiene che bisogna uscire dall’euro, e chi propone la creazione, accanto all’euro, di una moneta locale complementare. In sostanza, si chiede un referendum.

3) Questa è una protesta, si legge,«per riappropriarci della democrazia».

4) Mobilitazione contro il governo, un governo di «nominati», e per tornare a votare prima possibile con una nuova legge elettorale.

5) Per difendere la nostra dignità, contro le politiche di austerità.

In italiano non c’è una Wiki che parli dei fatti del 2013 in maniera abbastanza completa, in compenso la si trova in inglese. I numeri delle persone coinvolte nelle proteste sono poco precisi, ma si parla comunque di migliaia di persone coinvolte nei blocchi stradali, centinaia di studenti in protesta a Roma e altre centinaia in altre città, svariate le sigle rappresentate oltre ai Forconi. Sul totale della popolazione stiamo comunque parlando di una nicchia di soggetti, una nicchia che rappresenta la propria echo chamber. Estremisti arrabbiati, incalzati da gente come l’ex generale Pappalardo, che sa che per fomentare le sue masse deve usare quel genere di linguaggio.

Come BUTAC non posso dirvi altro, quanto segue, come a volte succede, sono le mie personali opinioni, per chi fosse interessato a leggerle.

Per tutti gli altri: BUTAC ha anche un canale video, non tutto quello che trattiamo di qua lo trattiamo anche là, non tutto quello di cui parliamo di là lo facciamo anche qua, non vi siete ancora iscritti?

maicolengel


Gli estremisti sono sempre esistiti, in svariate forme, oggi grazie alla rete sono in grado di far sentire la loro voce molto più forte, e le condivisioni impazzano, ma quando si tratta di numeri portati in piazza ci fermiamo alle migliaia di soggetti, non credo siano arrivati a diecimila. Una nicchia che urla come ce ne sono tante, una nicchia che vive spesso sulla disinformazione, ma non è quella la via per uscire dalla crisi, non è con la violenza e la rabbia che si risolvono i problemi, è secondo me con lo spirito critico e l’oggettività basata sulla corretta informazione.

C’è da averne paura per davvero? Diciamo che possono creare disordini con conseguenti disagi alla popolazione specie nelle aree dove più attecchiscono questo genere di movimenti. Per ora però gli istinti rivoluzionari non hanno dimostrato di essere una forza in grado di mettere in ginocchio il paese. Non sono da prendere sottogamba, mostrano un chiaro disagio che va ascoltato da tutte le forze politiche, quelle razionali, quelle che non inneggiano alla rivoluzione. Perché non ha senso, rivoluzione di cosa poi? Siamo in democrazia ragazzi, chi ci governa è chi è stato scelto dalla maggioranza degli elettori, funziona così da tempo, ogni tot anni (dipende da crisi e stabilità ormai) si va alle elezioni, potete esprimere il vostro voto lì, dimostrando che siete forza autorevole e stabile per governare il paese. Prendere le cose con la forza non è dimostrazione di potere, ma solo incapacità politica.

Sono anni che i post generati da soggetti vicini al Movimento dei Forconi girano in rete, continueranno a farlo finché qualche magistrato non deciderà che siamo davvero di fronte a un qualche reato, ad esempio si potrebbe pensare all’Art.226:

Art. 266.
Istigazione di militari a disobbedire alle leggi.

Chiunque istiga i militari a disobbedire alle leggi o a violare il giuramento dato o i doveri della disciplina militare o altri doveri inerenti al proprio stato, ovvero fa a militari l’apologia di fatti contrari alle leggi, al giuramento, alla disciplina o ad altri doveri militari, è punito, per ciò solo, se il fatto non costituisce un più grave delitto, con la reclusione da uno a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso pubblicamente.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso in tempo di guerra.
Agli effetti della legge penale, il reato si considera avvenuto pubblicamente quando il fatto è commesso:
1) col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda;
2) in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone;
3) in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata.

o al 270:

Art. 270.
Associazioni sovversive.

Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni. Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni di cui al primo comma, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento.

Ma non sono un legale che può dirvi se siano applicabili al caso in esame. L’ex generale comunque è già stato assolto una prima volta, quando ancora era in forza ai Carabinieri, per ragioni molto simili.

maicolengel at butac punto it

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