La notizia di cui andiamo a parlare non è falsa, quindi se volevate conferma o meno dei fatti potete anche abbandonare quest’articolo subito. È vero, su un libro di testo per la prima media compare l’immagine che ci riporta il Giornale, che titola:

Lo spot allo ius nel libro di scuola: “Immigrati sono indispensabili”

E ci mostra un’immagine presa da un libro di testo per la scuola media:

L’immagine mostra un testo che appare sul volume INPRIMA! di Loescher editore, testo che appare anche sul volume sempre di Loescher dedicato alla geografia:

Ormai quindi l’Italia è terra di immigrazione e gli immigrati sono una presenza indispensabile, soprattutto in alcuni settori lavorativi come l’edilizia, il lavoro domestico, l’assistenza a bambini e anziani. La convivenza tra italiani e stranieri – si legge infatti – non è sempre facile e non sempre la legge italiana favorisce l’integrazione. Ad esempio i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana, anche se vivono nel nostra Paese da sempre.

È uno “spot allo Ius Soli”? Io più che altro direi che siamo di fronte ad una presa di posizione da parte degli autori. Potrei anche concordare che il paragrafo così messo possa essere un filo superficiale se non vengono forniti altri dati, anche se ritengo molto importante fare corretta informazione sull’immigrazione. Quello però che mi ha fatto decisamente sollevare il sopracciglio non è il testo di Loescher ma questa domanda con la sua relativa risposta, che viene fatta dal giornalista nell’articolo de Il Giornale:

Vi chiederete: perché un testo scolastico dovrebbe spiegare ad un bambino di 11 anni che l’immigrazione è cosa buona e giusta? Risposta logica: non c’è motivo.

Eh no, qui mi spiace ma non sono d’accordo: è importante spiegare ai bambini perché l’integrazione sia difficile, perché il loro compagno di classe di altra etnia nato in Italia, magari che parla con accento bergamasco, non sia italiano come loro. Come è importante combattere la fobia degli stranieri proprio a scuola, specie viste le letture educative che fanno i genitori a casa.

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La risposta di Loescher Editore

Ho contattato la Loescher, per controllare prima di tutto che il testo apparso fosse esattamente quello riportato da Il Giornale, ho trovato una persona molto gentile, preparata sull’argomento e già al lavoro su un comunicato stampa che proprio poche ore fa è stato pubblicato sul sito della Loescher. Ritengo sia utile riportare le loro osservazioni visto che sono gli editori del libro sotto accusa:

Il testo in questione è un libro di geografia per la scuola media (Brandi, Corradi, Morazzoni, Zoom. Geografia da vicino) edito da noi nel 2015, nel quale si riporta – in forma di approfondimento – l’opinione degli autori in merito all’immigrazione (anche clandestina). È la stessa opinione sostenuta qualche giorno fa dal presidente dell’Inps Tito Boeri, indubitabile a voler valutare attentamente i numeri della nostra economia, ma aperta alle continue contestazioni di chi nella presenza straniera vede solo l’origine dei nostri problemi.

A noi la pagina è sembrata equilibrata e onesta, riportando correttamente le evidenze e i timori, per cui non ci è sembrata “attaccabile” sotto il profilo politico. E non lo è, in effetti, come dimostra la sua longevità: si tratta infatti di una scheda che proviene dalla precedente edizione del testo e che è passata indenne al vaglio di migliaia di studenti, insegnanti e genitori che l’hanno letta, studiata, commentata, criticata forse…

Certo, negli ultimi mesi qualcosa è cambiato nel clima politico, a seguito della polemica sulla proposta di legge sullo Ius soli. Al punto che oggi qualcuno si dice preoccupato dell’indottrinamento che staremmo tentando ai danni dei nostri studenti, ancora privi di senso critico. E lo fa a partire dall’analisi di questa frase, che pur riporta testualmente: “La convivenza, però, tra italiani e stranieri non è sempre facile e non sempre la legge italiana favorisce l’integrazione. Ad esempio, i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana, anche se vivono nel nostro Paese da sempre”.

Cosa c’è di falso, sbagliato, pretestuoso in questa frase? È vero o no che oggi migliaia di persone che vivono, parlano, studiano, giocano con noi e con i nostri figli non hanno diritto a dirsi legalmente italiani?
Quale forma di indottrinamento staremmo propinando ai nostri studenti, dicendo la verità?

Ci sono due cose che ritengo importanti, la prima è mostrarvi come quell’approfondimento sia inserito in un contesto ben più ampio dedicato all’immigrazione.

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I libri di studio:

La Loescher editore pubblica il volume sulla geografia e una sua appendice con all’interno esercizi da fare sul testo di studio:

Nel primo volume troviamo le pagine dedicate all’immigrazione:

Italia, terra di immigrazione
LItalia, Paese di emigranti

E nel volume INPRIMA! troviamo appunto le pagine con le tematiche affrontate come ispirazione d’esercizi:

Questa è la pagina che precede quella pubblicata da Il Giornale, dove si mostra come quel paragrafo sia parte di un esercizio (e un testo) più lungo e non un’affermazione buttata a caso.
e qui il testo ripreso anche da Il Giornale.

Sia chiaro, potrei anche concordare sul fatto che le informazioni vengono date col toni di fatti quando invece è un mix tra fatti e opinioni. Opinioni magari condivisibili, sia chiaro, ma andrebbero (a mio avviso) evidenziate un po’ meglio. Specie visto che il tutto è comunque supportato dai dati nel libro di testo, e non buttato lì in un esercizio a caso.

Chi fa propaganda?

L’altra cosa che vorrei aveste ben chiara è che come spiega Loescher quel brano è presente sul libro dal 2015, ma solo oggi viene cavalcato. Il libro è stato usato in svariate scuole, l’hanno visto migliaia di ragazzi (e probabilmente genitori). Come mai l’anno scorso non c’è stata questa indignazione? Non è che lo si sfrutta ora solo perché si è acceso il dibattito sullo Ius soli? Per concludere vorrei che ci soffermassimo su un’ultima considerazione: i bimbi delle medie mica vanno a votare, magari lo fanno i loro genitori, ma crediamo davvero che un genitore xenofobo possa cambiare perché il suo bimbo di undici anni glielo chiede dopo aver letto dieci righe su un libro? Sarebbe bellissimo, ma purtroppo credo che quel testo al massimo farà sì che il nostro undicenne non segua le orme del padre.

maicolengel at butac punto it

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