La commissione europea sulle fake news

maicolengel butac 23 Gen 2018
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Abbiamo parlato da poco dell’iniziativa della Polizia Postale per contrastare le fake news. Oggi parliamo dell’iniziativa dell’Unione Europea in merito.

La commissione europea

A ottobre 2017 era già stato anticipata l’iniziativa, ma pochi giornalisti avevano riportato la notizia. Era stata creata una commissione che facesse tramite con social media e media in generale, per cercare di studiare politiche di contrasto al diffondersi di notizie false e manipolazione dell’informazione. Tutte cose che qui conoscete bene, visto che le fake news le si trattava prima che si chiamassero così. Onestamente vedere tutto questo pullulare d’iniziative senza che i giornali facciano un po’ di chiarezza un filo preoccupa. Non è che si sta instaurando per davvero il Ministero della Verità?

In Italia, come vi ho raccontato, l’iniziativa presa dal Ministro dell’Interno per ora sembra essere qualcosa di abbastanza inutile per contrastare le notizie false o manipolate che riteniamo per davvero pericolose. E l’Unione Europea che fa?

Experts appointed to the High-Level Group on Fake News and online disinformation

Following an open selection process, the Commission has appointed 39 experts to a new High Level Group (HLEG) on fake news and online disinformation. It comprises representatives of the civil society, social media platforms, news media organisations, journalists and academia. Professor dr. Madeleine de Cock Buning is nominated to chair the Group.

I 39 consiglieri

A ottobre era stata presentata la Commissione dell’Unione, a gennaio invece è stata presentata la lista dei 39 esperti che è disponibile per tutti qui, ci sono anche 4 italiani. Il bando anche noi avevamo pensato a suo tempo di compilarlo, lo si può trovare qui, ma i criteri d’ammissione erano inadatti per un sito senza fondi. Il gruppo dei 39 esperti (autonominati tali, oserei dire) dovrebbe servire per dare suggerimenti alla Commissione preposta allo studio dei sistemi di contrasto per le fake news.

The Commission supports a multi-stakeholders process, involving platforms, news media, research and civil society organisations in order to find the right solutions consistent with fundamental principles and applicable coherently across the European Union.

The Commission is:

  • launching a public consultation to gather the views of a wide range of stakeholders on fake news. Reply to the the public consultation by 23 February 2018.

  • the consultation process will be complemented with a Eurobarometer public opinion survey to be launched early 2018 to measure and analyse the perceptions and concerns of the European citizens around fake news.

  • setting up a High Level Group (HLG), to advise on policy initiatives to counter fake news and the spread of disinformation online. The high-level group is holding its inaugural meeting on 15 January 2018. You can check the list of members.

  • organising a multi-stakeholder conference on Fake News to define the boundaries of the problem, assess the effectiveness of the solutions already put in place by social media platforms and to agree on key principles for further action.

Il sondaggio per i membri dell’Unione

Una cosa che mi fa un filo sorridere è che dei tanti giornali italiani che hanno parlato dell’iniziativa quasi nessuno abbia riportato il link al sondaggio pubblico, sondaggio che permette alla commissione di riportare i pareri dei cittadini europei, ma non solo, visto che ne esiste una versione dedicata ai giornalisti. Io l’ho compilato, ovviamente come privato cittadino, chissà se l’hanno fatto i tanti giornalisti che hanno parlato della questione. Per ora mi sembra che la commissione non abbia in progetto nulla di preciso. Stanno solo raccogliendo informazioni, suggerimenti, pareri, per capire se ci siano sistemi per contrastare questa disinformazione. Magari come implementarli a livello europeo, per ora non sembra facciano altro.

Onestamente io non ho una ricetta per contrastare alcunché, se non l’educazione scolastica su più livelli. Bisogna aiutare le prossime generazioni a sviluppare una resistenza maggiore alle bufale e uno spirito critico più formato, che possa aiutarli nella verifica dei fatti. Tutti gli altri sistemi che vedo proporre mi suonano come pericolosi precedenti verso una censura dell’informazione.

Gianni Riotta mi ha bannato

Quello però che mi lascia un filo stupito è vedere un giornalista come Gianni Riotta nel gruppo dei 39. Non posso non raccontarvi un aneddoto che risale a dicembre 2016. Si tratta di una questione di lana caprina, ma credo sia interessante riportare la storia con le parole di Paolo Attivissimo:

Diversamente da quanto hanno pubblicato vari giornalisti, Glenn non fu il primo uomo nello spazio (quello fu il russo Yuri Gagarin, il 12 aprile 1961) e non fu il primo americano nello spazio (quello fu Alan Shepard, il 5 maggio 1961).

Il più notevole di tutti i giornalisti italiani che ho visto twittare sull’argomento è stato Gianni Riotta, che ha subito scritto “primo americano nello spazio” e quando gli ho fatto notare l’errore (come hanno fatto molti altri) ha insistito ad avere ragione lo stesso, con toni di compatimento verso di me che ho osato correggerlo.

L’errore di Riotta e di tanti altri è che andare in orbita e andare nello spazio sono due cose differenti. Si può andare nello spazio senza necessariamente andare in orbita.

Anche l’account @butacit era stato tra quelli che aveva evidenziato l’errore insieme a Paolo, anche perché c’era poco da fare, i fatti erano quelli. Ma a Gianni Riotta, evidentemente, essere stato ripreso pubblicamente (pur con toni educati da parte di tutti) ha dato molto fastidio. Al punto che ci siamo ritrovati tutti bannati dalla sua bacheca. Potete verificare qui e qui i toni che avevo usato nei due messaggi che mi sono valsi il ban. Non dico mica, a nessuno piace essere colti in fallo, ma può succedere a tutti, la differenza sta nella reazione.

Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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