Per chi leggesse BUTAC solo oggi premetto: non sono uno scienziato, non sono un medico, non sono un divulgatore ma solo un piccolo blogger, quanto segue non è frutto di conoscenze, ma solo del riportare fatti verificabili ai link che vi vengono forniti nel testo. L’interpretazione che do di quei link è la mia personale opinione, quanto segue non è un fact-checking, ma un editoriale basato su fatti che potrete giudicare anche da soli. Se non siete interessati a un editoriale la prima pagina di oggi di BUTAC è ricca di altri contenuti.


Pochi giorni fa Reuters ha pubblicato un’interessante articolo sul glifosato, articolo che pone dubbi sulla classificazione IARC dello stesso. L’articolo di Reuters non esiste nella versione italiana, come sono poche le testate che l’hanno riportato.

In glyphosate review, WHO cancer agency edited out “non-carcinogenic” findings

When the International Agency for Research on Cancer assessed the best-selling weedkiller glyphosate, significant changes were made between a draft of its report and the published version. The agency won’t say who made the changes or why.

Nell’analisi del glifosato, la IARC ha eliminato dai risultati quelli “non cancerogeni”

Quando l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha valutato l’erbicida glifosato, sono stati apportati cambiamenti significativi tra la bozza dei dati raccolti e la versione pubblicata. L’Agenzia non spiega chi ha fatto i cambiamenti o perché.

Non so se avete capito per bene questo incipit, ma Reuters sostiene di essere entrata in possesso della bozza da cui è stato stilato il documento che ha deciso l’inserimento del glifosato nella classe 2a. Non il blog di pinco pallino, bensì Reuters, una delle principali agenzie giornalistiche del mondo. L’articolo come vi ho detto non si trova nella sua versione italiana, ma Popular Science ne ha parlato, e spiega:

Proprio le conclusioni sugli effetti sugli animali, definite prove “sufficienti”, avrebbero giustificato l’inserimento dell’erbicida nella classe 2a, tra le sostanze che causano probabilmente il cancro nell’uomo. Secondo Reuters, almeno una conclusione negativa sugli effetti del glifosato sugli animali sarebbe stata trasformata in neutra o positiva.

Inoltre, sarebbero state rimosse conclusioni di scienziati che affermavano che non c’era alcun legame tra cancro ed esposizione a glifosato negli animali da laboratorio. In un altro caso, sarebbe stata inserita una nuova analisi statistica, che di fatto ribaltava il risultato di un altro studio precedentemente revisionato, sempre favorendo un’associazione che non c’era. Infine, sarebbe stata cancellata una frase dell’agenzia americana di protezione ambientale (EPA), in cui dichiarava “in modo saldo” e “all’unanimità”, che il glifosato non causava crescite di tessuti anomali nei topi.

In pratica Reuters sostiene che la IARC abbia manipolato in qualche maniera i risultati, un’accusa grave specie se a muoverla è qualcuno ritenuto così autorevole in campo giornalistico. Anche perché, come ci ricorda Popular Science:

Tra le diverse agenzie nazionali e internazionali che hanno rivisto il caso del glifosato, la IARC è l’unica ad aver dichiarato che l’erbicida è un probabile cancerogeno, pur avendo rivelato poco sul suo processo di revisione. Mentre l’EFSA (European Food Safety Authority), parlando con Reuters, ha sottolineato che per accedere al processo di revisione del gliosolfato fatto dalla stessa autorità europea, sarebbe sufficiente andare sul sito istituzionale della stessa Efsa. La stessa Efsa, ricorda poi la Reuters, aveva dichiarato, in una revisione del 2015, che “è improbabile che l’erbicida sia un pericolo come cancerogeno per gli uomini”.

Noi su BUTAC abbiamo seguito per lungo tempo il caso glifosato, da chi sosteneva che la celiachia fosse causata dal RoundUp a chi lo riteneva colpevole di deformazioni nei bambini, da chi l’accusava di essere pericolosissimo nel grano usato per la nostra pasta a chi lo ha accusato d’esser la causa di SLA e Alzheimer. In realtà alla fine sono sempre le stesse persone, le stesse realtà, soggetti che hanno interessi ben precisi contro il glifosato, e che da anni attuano una campagna contraria, ma non scientifica, contro l’erbicida. Campagna che ha superato di gran lunga gli studi, le ricerche e i risultati portati dalla comunità scientifica internazionale, facendo sì che la gente, quella che si fida dei mezzi d’informazione (on e off line), abbia nelle orecchie solo la campana contro, e mai quella pro.

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Basta vedere come Repubblica ometta completamente il parere scientifico nell’articolo che s’intitola:

Glifosato, il Parlamento Ue vota per l’eliminazione progressiva entro il 2022

Un pezzo dove vengono messe in campo tutte le fazioni, eccetto che la comunità scientifica. Come mai? Perché in un articolo che dovrebbe essere super partes si cita solo una delle realtà in gioco nel panorama degli agricoltori italiani? Questo non è fare informazione, ma far sentire la propria campana, e solo quella. Ed è curioso notare che sul caso glifosato i mezzi d’informazione sono quasi tutti schierati dalla stessa parte, quella che omette gli studi internazionali.

Perché quasi nessuna testata ha riportato le accuse di Reuters?

Io davvero non capisco, si parla tantissimo di corretta informazione, Lorenzin plaude alle campagne di corretta informazione sui vaccini poi si schiera apertamente con la disinformazione censoria, quella che non considera che il parere di IARC è solo uno su tanti, dalle diverse conclusioni. Sia chiaro, so benissimo che il parere di Beatrice Lorenzin non è il parere della Scienza, ma mi stupisco di vedere almeno quegli scienziati, quei medici, quelle tante facce che ormai conosco a memoria non prendere posizione sugli studi ad oggi esistenti, non urlare a gran voce che quegli studi non dimostrano affatto la pericolosità del glifosato. Non è possibile che solo alcuni blogger e divulgatori si siano accorti della sproporzione di trattamento per alcune voci rispetto ad altre. Ma la manipolazione delle masse passa anche da qua, da interessi personali, Paese per Paese, lobby per lobby, governo per governo. Ma purtroppo nessuno apre gli occhi, nessuno ha voglia di approfondire, nessuno ha voglia di denunciare.

Temerari

Purtroppo so che sarete in pochi ad aver letto fin qui, molti si saranno annoiati già al primo paragrafo e saranno andati in home page. Voglio che almeno con voi sia chiaro, non sto difendendo il glifosato. Se esistono studi che dimostrano senza ombra di dubbio la sua pericolosità per l’uso che ne viene fatto al momento sarò il primo a parlarne, ma ad oggi gli studi dicono quanto cerchiamo di riportarvi da due anni a questa parte. La manipolazione dei fatti è riuscita nel suo intento: raccontare una sola voce per mesi, per anni, ha spinto lo stesso Parlamento europeo a votare contro l’erbicida. Il Parlamento europeo purtroppo rappresenta uno spaccato dei cittadini europei, in balia di #fakenews e disinformazione politica. Io continuo a sperare e a scrivere questo blog, so che non servirebbe a molto se lo sforzo si limitasse a questo, ma diciamo che almeno è uno sfogo, per me che scrivo, e per voi che magari commenterete inviperiti contro di me. Se per caso ritenete che quanto ho riportato sia corretto fate un passo in più, siate temerari: diffondetelo, condividetelo con quegli amici coi quali avete discusso dell’argomento l’ultima volta che siete stati fuori a cena, parlatene nei gruppi social che frequentate abitualmente, linkate Popular Science, linkate Reuters, per una volta provateci anche voi, fate girare.

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Avevo già parlato di manipolazione delle masse qui. E di studi sul Glifosato e le denunce di Le Monde qui.

Michelangelo Coltelli

maicolengel at butac punto it

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