barilla

Aggiornamento 25/02/105

Ho notato che questo articolo sta venendo letto molto in questi giorni, ma mi sfuggiva il motivo. Ora che l’ho scoperto ho aggiunto un update in fondo.

Mangio così tanta pasta che recentemente ho dovuto svuotare l’armadietto in cucina buttando nell’umido scatole di anni e anni fa, ma questa storia sulla Barilla mi sta facendo innervosire. Non perché abbia degli amici in azienda o azioni, ma perché è VECCHIA e soprattutto TOTALMENTE INVENTATA. Non esistono vie di mezzo. Paolo Attivissimo l’ha sbufalata 2 ANNI fa (oramai sono 4), ma negli ultimi giorni sta tornando a girare troppo. Ecco la nostra sbufalata, ma dato che poi cliccare sui link è difficile ho deciso appoggiarmi alle immagini per rendere il tutto più facile da assimilare. Via con la bufalissima

 

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Meglio essere informati e fare scelte consapevoli.
BARILLA non è più italiana ma americana e usa grano con tassi di micotossine altissimo (ammuffito), derivante da lunghi stoccaggi al prezzo più basso possibile. L’UE nel 2006 ha alzato con un colpo di mano i livelli accettati di micotossine presenti nel grano duro, di modo che tanti paesi potranno produrre grano duro in dei clima non adatti badando solo alla quantità, distruggendo i contadini del sud Italia il cui grano non contiene micotossine e portando al fallimento le industrie sementiere mediterranee. Per esportare pasta in USA (Canada) il grano deve avere un tasso di micotossine circa la metà rispetto a quello che la UE accetta per le importazioni di grano duro dagli stessi paesi, così succede che i prezzi internazionali del grano duro crollano. I commercianti italiani e i monopolisti internazionali acquistano al prezzo più basso possibile da contadini che hanno bisogno di soldi per pagare i debiti, per poi speculare quando tutto il grano è nei loro magazzini (ammuffito) gli stessi commercianti esportano il grano migliore italiano all’estero lucrandoci sul prezzo e importano grano ammuffito e radioattivo dall’estero per avvelenare il pane e la pasta venduti in Italia. Boicottare la Barilla è cosa saggia perché dobbiamo comprare solo pasta di grano duro coltivato in Italia e Biologico, senza micotossine, né pesticidi né OGM.
Barilla è presente anche con i seguenti marchi: Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.

Dott.ssa Giuliana Icardi Universita’ del Piemonte Orientale – Biblioteca DiGSPES “N. Bobbio”Via Cavour, 84 15121 Alessandria Italia

Questo è il link che hanno condiviso anche un paio di miei contatti, è del 2013, già un anno dopo l’origine della bufala e con più di 29mila condivisioni. Partiamo dalla fine. La dottoressa Icardi non ha mai detto nulla del genere. Quindi la dichiarazione è FALSA.

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Dichiarazione congiunta della Dottoressa Icardi e della Barilla

Si usa il nome e soprattutto il titolo di una persona per dare credibilità a qualcosa che però non è mai successo. Per una persona intelligente questo dovrebbe bastare, ma andiamo oltre e parliamo di alcune accuse sollevate da questi geni.

BARILLA non è più italiana ma americana

FALSO, clamorosamente falso, prima riga e prima bugia. Partendo dal fatto che  non vedo come essere un’azienda americana sia una cosa negativa (se la pensate così buttate via tutti i vostri computer, console, tablet e smartphone  dato che Intel, AMD, IBM, Qualcomm e Apple sono americanissime e sono il 90% dei prodotti di queste categorie), la Barilla è italiana.

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http://www.barillagroup.it/corporate/it/home/chisiamo/gruppo-Barilla/performance-overview/sidebar/0/items_files/file/BilancioBarillaItaliano.pdf

 

La Barilla non è stata di proprietà italiana, ma controllata dalla W. R. Grace Company,  solo dal 1971 al 1979, quando i Barilla tornarono a controllare l’azienda. In quel periodo tra l’altro acquistarono la Voiello e cominciarono a vendere i prodotti col marchio Mulino Bianco. E a proposito di marchi

Barilla è presente anche con i seguenti marchi: Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.

Altre scempiaggini e bugie. Il marchio Panem è stata ceduto nel 2003 alla GranMilano spa. Le Tre Marie nel 2008 alla Sammontana, insieme al 100% della GranMilano spa, e ora è della Galbusera. La Motta è della Bauli e Nestlè, e comunque la Barilla non è proprietaria neanche del marchio Le Spighe. Quindi altre bugie.

Per esportare pasta in USA (Canada)

Certo, gli USA sono in Canada, sono esattamente la stessa cosa. Chi l’ha copiato neanche l’ha letto secondo me.

 distruggendo i contadini del sud Italia il cui grano non contiene micotossine

Impossibile. Sono sempre presenti comunque. È una cosa naturale, e ne esistono di diversi tipi e possono essere presenti o meno in quantità diverse.

per avvelenare il pane e la pasta venduti in Italia

Barilla utilizza solo il 30% di grano duro non italiano, anche per un semplice motivo: in Italia non si riesce a produrre abbastanza grano per il fabbisogno, argomento di cui avevamo parlato anche in merito alla campagna diffamatoria contro la COOP

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grano
http://goo.gl/aEX1CT

Perchè dovrebbero avvelenarci non ci viene detto. Quali siano i livelli infranti non ci viene detto. Quale sia la normativa modificata non ci viene spiegata. Quando e come e dove siano stati rilevati non lo sappiamo. Sul post già citato sul Disinformatico si parla anche di questo, comunque per onore di cronaca la direttiva del 2006 è la 1881/2006 mentre quella precedente era la 466/2001 e relativamente ai cereali e alle micotossine che è l’argomento del contendere ecco cosa è cambiato riguardo alla B1 che è quella più pericolosa

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466 del 2001 μg/kg tipo b1 e somma delle varie micotossine
1881
1881 del 2006 μg/kg tipo b1 e somma delle varie micotossine

Niente. Sui cereali non è cambiato niente. Probabilmente su altri prodotti può essere stato variato qualcosa e su altre sostanze pericolose, ma sulle micotossine nei cereali non è cambiato nulla e non ho voglia di leggermi tutte le tabelle per questi terroristi. (nei prossimi giorni ricontrollerò le tabelle per evidenziare eventuali differenze. Inutile dire che se vale per la Barilla vale anche per tutti gli altri) Da allora non ho verificato se ci siano state altre variazioni, ma direi che siamo arrivati alla conclusione.

Siamo alle solite, una storia vecchia, inventata, che si basa sul nulla e pieno di inesattezze e bugie. La Barilla non vi sta simpatica? Non vi piacciono i loro prodotti? Non comprateli. Ma non fatevi fregare da questa gente che si sveglia al mattino e si inventa sciocchezze di sana pianta per danneggiare gli altri. Ricordatevi che è chi accusa che deve produrre le prove, non chi si difende.

E mi raccomando, soprattutto “Meglio essere informati e fare scelte consapevoli.” Bravissimi.

AGGIORNAMENTO 25 febbraio 2016

Negli ultimi giorni questo articolo è stato letto molto per via di un post che allego qui sotto.

barilla

Ma se si chiama “I piccolini’ perché i … piccolini non la possono mangiare?
Risposta: perchè i livelli di mico tossine del grano canadese comprato dalla Barilla per risparmiare e fare più profitti sulla pelle dei consumatori sono superiori ai livelli consentiti dalle norme di sicurezza alimentare per esseri umani inferiori a tre anni. Prima questa dizione sulle scatole di pasta Barilla “I Piccolini” non c’era. Poi la Plasmon li sputtanò con la pubblicità comparativa e loro invece di ritirare dal mercato i prodotti con le mico tossine aggiunsero la scritta per mettersi al sicuro. Benvenuti nel meraviglioso mondo del libero mercato.

Nonostante il post sia di pochi giorni fa, non aggiunge nulla ad una questione di quasi 5 anni fa e non la racconta proprio bene. In breve: la Plasmon alla fine del 2011 decide di realizzare una pubblicità comparativa, che è legale, tra la sua pasta per bambini e i Piccolini di Barilla

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plasmon-pasta

La Plasmon sosteneva che il prodotto avversario di Barilla non fosse adatto al consumo per i bambini sotto i 3 anni. La Barilla non ha mai contestato i dati, ma c’è un problema di fondo importante, riconosciuto anche dal Tribunale di Milano che ha stabilito essere illecito questo paragone: i prodotti Plasmon sono prodotti specifici per bambini sotto i 3 anni, mentre i Piccolini no. I prodotti per i bambini sotto i 3 anni devono rispettare dei parametri più rigidi e, correttamente, la Plasmon li rispetta, come presumibilmente tutti i prodotti della concorrenza che propongono linee simili. Possiamo ipotizzare che i Piccolini stessero rubando quote di mercato ai prodotti specifici per via della diversa capacità commerciale dei due brand. Oltre alla pasta, la Plasmon prese di mira anche i biscotti

plasmon-biscotti

Anche qui il paragone è errato: il famosissimo biscotto Plasmon è fatto apposta per i bambini sotto i 3 anni, mentre la inzupposa Macina è per tutti. Per quanto il contenuto di questa campagna pubblicitaria fosse corretto, il metodo non è stato considerato corretto. Si poteva fare in maniera più sottile e intelligente senza dubbio. I Piccolini quindi sono tossici o mortali? Ovviamente no

tabella

Il valore massimo per la pasta secca è 750, mentre vediamo confermati i 200 per i prodotti per l’infanzia. La morale è che se dovete dare della pasta, o prodotti da forno come i biscotti, a dei bambini sotto i 3 anni sarebbe buona abitudine usare prodotti appositi, che rispettano valori più bassi apposta per una tutela maggiore di chi ha un organismo più delicato. La Barilla non ha prodotti per questa fascia di età. La Barilla ci vuole uccidere tutti sin da bambini? NO e, come sempre, se non volete usare prodotti Barilla BASTA NON COMPRARLI. Non è vero che i piccoli non possano consumare i prodotti della linea i Piccolini, è solo sconsigliabile ai bambini sotto i 3 anni.

La demonizzazione di un brand è una cosa che non capisco. Se fanno qualcosa contro le leggi è giusto denunciarlo, ma questo accanimento – tra l’altro dopo quasi 5 anni – è fine a se stesso. Che la Barilla abbia deciso (nel 2012) di cambiare l’etichetta perché fosse più chiaro ai consumatori il target del prodotto è una cosa positiva. Ovvio che tutelano se stessi, ma il consumatore non può avere più dubbi su quello che sta comprando.

Viene tirato in ballo ancora la questione sulla importazione del grano dall’estero: ogni anno i valori sono differenti, anche perché ogni anno la produzione è differente. Nell’arco del 2015 in Italia si sono importati quasi 2 milioni di tonnellate in meno di cereali dall’estero, che è una cosa molto positiva.

Tirare in ballo questioni vecchissime e raccontarle male non da molto valore alle proprie argomentazioni…

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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