repubblica

E poi boh, c’è chi scrive robe così astruse da farti andare di traverso il pandoro col bicchierino di Strega. Grazie per la segnalazione, Lara – questa me la paghi.

Premetto fin da subito: non si tratta di una semplice burla, quanto di un modo davvero vergognoso di divulgare la Scienza. Qui sono stati superati i limiti dell’intrattenimento e del sensazionalismo fine a se stesso: c’è solo bieca ignoranza e poca voglia di fare il proprio lavoro.

Visto che siamo in periodo natalizio, perché non iniziare l’articolo con un rimando a tema?

SMALTIRE i chili di troppo previsti per Natale? Basterà, semplicemente, respirare. Ricercatori della University of New South Wales hanno infatti scoperto che i polmoni sono organi chiave per la perdita di peso[.]

Il link nell’articolo riporta solo alla pagina principale dell’Università: già da qui dovreste sentire odore di scansafatiche. Notate soprattutto come è stata presentata la notizia: in linea con il titolo e l’occhiello introduttivo, la funzione del respiro viene inquadrata come utile per “smaltire i chili di troppo”, poiché i polmoni sarebbero “i principali organi che espellono grasso”. Il lettore è dunque bombardato fin dalle prime righe da qualcosa di irreale; con questa convinzione egli (o ella) proseguirà nella lettura. Una lettura, ovviamente, poco attenta e molto distratta.

Forse il giornalista lo sa bene: non si spiegherebbe altrimenti il perché abbia voluto sparare frasi altisonanti per mostrarsi meno ignorante di quanto sia veramente. Così, fra un “i polmoni espellono il grasso”, ci ficca in mezzo ben due vaccate.

le cellule adipose umane, i trigliceridi

No aspé, COSA? Le cellule adipose umane contengono trigliceridi. Una cellula di tipo adipocita fa parte del tessuto adiposo ed è deputata a sintetizzare, accumulare e cedere lipidi. (fonte).

E questo è NIENTE in confronto alla perla del secolo:

Per dimagrire è necessario spezzarne gli atomi in molecole, attraverso un processo noto come ossidazione

Ebbene sì, avete letto bene. Spezzare gli atomi in molecole. In un articolo della sezione “Scienza”. Capisco benissimo che non si può essere geni in chimica; magari l’articolista dormiva mentre il professore di biologia spiegava la lezione alle superiori… ma porco Dalek, QUI SI IGNORA COMPLETAMENTE IL GRECO! Per chi non lo sapesse, “atomo” viene dal greco ἄτομος: l’alfa privativo ἄ indica “non”, mentre τομος viene da τέμνειν, che è voce del verbo “tagliare”. Atomo vuol dire, dunque, “indivisibile”; i primi filosofi greci a postularne l’esistenza, tra cui anche Democrito, definirono quasi all’unisono che l’atomo fosse “la più piccola parte non divisibile della materia”. Tagliando l’atomo non si otterrebbe niente, neppure la più piccola delle molecole!

Questa è la base della teoria atomica. [AGGIORNAMENTO 24/12/2014] Come sottolinea anche Filippo Franceschin nei nostri commenti FB, è pur vero che esistono entità subatomiche se dividessimo un atomo, e non si può certo parlare di Scienza con i termini di 2000 anni fa. Ciò che non è cambiato è che dalla rottura di un atomo non si ottengono molecole, le quali sono il risultato dell’aggregazione fra due o più atomi. Non ha senso parlare di cose che non si conoscono per fare “sfoggio di cultura”, scrivere di Scienza richiede precisione.

Mosso da vergogna, l’articolista avrà voluto cancellare l’orrore senza pubblicare una smentita: ora riporta un 404, ma per fortuna Internet non dimentica. Strafalcioni così si ricordano a imperitura memoria.

Come anche la megacontraddizione posta subito dopo questo vergognoso errore.

“Non si tratta di una vera notizia per la scienza biochimica, ma per ignoti motivi sembra che nessuno abbia mai pensato finora di eseguire questi calcoli”, dicono gli autori.

Ma come? Ma non eravamo di fronte a una scoperta sensazionale? Se non si tratta di una vera notizia per la Scienza, allora non è stato scoperto un bel niente. A proposito, escludendo quelli veloci presentati all’inizio dell’articolo di Repubblica, quali sarebbero questi calcoli che nessuno avrebbe mai fatto? Ma ancora meglio, qual è la fonte che ha ispirato questa benemerita pagliacciata? È questo il livello qualitativo che vogliamo dare alla Scienza per le masse – quello del sentito dire, dell’aneddoto?

Per fortuna, una breve ricerca nello stesso sito dell’Università del Nuovo South Wales fa saltar fuori il corpo del “reato”. Già dal titolo si discolpa, presentando la cosa in termini completamente differenti: “When we lose weight, where does the fat go?“.

L’intera ricerca è stata condotta su un concetto diverso da quello presentato da Repubblica. Il paper risale al 17 dicembre 2014 e l’abstract spiega il motivo per cui è stato redatto.

Most people believed that fat is converted to energy or heat, which violates the law of conservation of mass. We suspect this misconception is caused by the “energy in/energy out” mantra and the focus on energy production in university biochemistry courses. Other misconceptions were that the metabolites of fat are excreted in the faeces or converted to muscle. We present a novel calculation to show how we “lose weight.”

Tradotto in soldoni, sebbene si sappia grossomodo quali siano i prodotti del metabolismo umano, sussiste ancora un certo fraintendimento sulle dinamiche dello stesso. Restano comunque cose giuste, ma l’autore del paper ha voluto reiterare quali fossero i risultati della biochimica del corpo umano. Qui potete leggere il breve paper che illustra, con semplicità senza rinunciare alla dovizia di particolari, il procedimento che avviene a livello polmonare. Vi invito a leggerlo. E a prepararvi le risate.

Sappiamo tutti che, in generale, i polmoni inspirano ossigeno ed espirano anidride carbonica. Quando siamo sotto sforzo e bruciamo calorie, inevitabilmente andiamo a recuperare energia dalle nostre “scorte”, come appunto i lipidi. In termini stechiometrici, l’ossidazione di una molecola di trigliceride (C55H104O6) porta dunque alla separazione in anidride carbonica, acqua ed energia:

C55H104O6 + 78O2 → 55CO2+ 52H2O + energia

Perché il grasso “bruci”, è necessario uno sforzo fisico; ciò che bruciamo durante le attività ad alto sforzo fisico – come la ginnastica – viene espulso non certo come grasso, bensì come prodotti gassosi e liquidi, in questo caso acqua e anidride carbonica. Il che non significa affatto che più respiriamo, più perdiamo peso. L’attività fisica resta dunque una delle soluzioni migliori per bruciare i grassi, cioè quelle scorte energetiche in eccesso…

… ebbene, le risate. Sapete la cosa ancora più divertente? Tutto questo paper altro non è che uno scherzo, una burla! Quello del British Medical Journal è uno speciale natalizio, “published annually on the Friday before Christmas is known for spoof or humorous articles (though mainstream media often fall for the joke)” (fonte). Pubblicare una traduzione alla carlona senza specificare tutto questo è disonesto, pericoloso e antiscientifico; anche se scritto in buona fede per “riempire un buco”, l’eccessivo sensazionalismo e i toni ciarlataneschi rovinano un’occasione per fare buona Scienza. E no, non serve a nulla riportare in calce all’articolo la “carta dell’esperto”.

“Per perdere peso, dunque – concludono gli esperti – basta che si mangi meno rispetto a quanto viene eliminato attraverso il respiro”. E ci si può aiutare con lo sport: sostituendo un’ora di riposo con l’esercizio fisico si aumenta il tasso metabolico di 7 volte: ad esempio, con un’ora di jogging si rimuovono ulteriori 40 g di carbonio dal corpo, aumentando il totale quotidiano di circa il 20% a 240 g. E gli studiosi ricordano che un muffin di 100 g rappresenta circa il 20% del fabbisogno giornaliero di energia di una persona media.

Il danno è ormai fatto: è stato diffuso un messaggio sbagliato e pericoloso, che gli ignoranti o i profittatori prenderanno per oro colato. Riuscite a immaginare le prossime sedute dal dietologo, ora affollate da orde di “l’ho letto su Internet”?

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Fonte: “I De Complottis” di Zerov.

Ecco.

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Il Ninth