genitori nonni

Trovo poco sopportabile l’espressione appioppata alla coppia Deambrosis-Carsano, ma è utile per farvi capire di chi stiamo parlando. Questo articolo non vuole essere un approfondimento, non sono un esperto in materia, ma un reality check sui meme che girano sui social media. In passato ho usato questa espressione per definire queste “perle”:

immagini che dicono tutto e nulla, ma possibilmente male

Pochi giorni fa c’è stata la sentenza in Cassazione, quindi l’ultimo grado di giudizio, ed è stato deciso in via definitiva che la figlia, che ora ha 7 anni, non potrà tornare dai genitori naturali. Se non sapete di cosa si stia parlando pazientate alcune righe che vi spieghiamo. Agevoliamo prima alcuni dei meme e dei post che ho visto girare:

Lui a 57 anni è diventato mamma: IDONEO

Lei a 55 anni è diventata mamma: NON IDONEA

Per altre info rivolgersi alla magistratura.

Lui a 57 anni è diventato mamma: IDONEO

lei a 55 anni è diventata mamma: NON IDONEA

vendola anni 59 adatto come madre

Gianna Nannini 61 anni adatta come madre

Gabriella De Ambrosis 56 anni troppo vecchia, gli tolgono la figlia

A parte la qualità dello scritto – veramente bravi – possiamo notare come l’originalità sia il forte di internet. Nel terzo ci hanno infilato anche Gianna Nannini per un chiaro parallelo con Vendola.

Piccolo riepilogo della storia.

Dopo poco più di un mese dalla nascita, nel 2010, alla coppia di Mirabello, Gabriella e Luigi, viene tolta dal Tribunale di Torino la figlia neonata. Tra le varie motivazioni spicca quella alla quale si è attaccata di più l’opinione pubblica, o almeno quella da social, e cioè che entrambi fossero in età avanzata. Da qui la stampa ha cominciato a riferirsi a loro come “genitori-nonni”. Creando una semplificazione che ancora oggi porta solo a una parziale comprensione del problema.

Innanzitutto un po’ di ordine con le età:

  • Gabriella Carsano ha partorito a 57 anni (ora ne ha 64 circa)
  • Nichi Vendola è diventato padre a 58 anni (ne compie 60 ad agosto)
  • Gianna Nannini è diventata madre a 56 anni (ne compie 64 a giugno)

A parte la profonda simpatia del definire madre anche Nichi Vendola nonostante sia un uomo, le tre storie di genitorialità sono molte diverse. Ma soprattutto hanno poco in comune. Come tutte le storie complesse è praticamente impossibile riassumere tutto in un’immagine, e infatti queste immagini non ci provano minimamente: quello che cercano di fare è solo indignare.

Se a un omosessuale come Nichi Vendola permettono di avere un figlio perché dovrebbero toglierlo a una madre naturale? Questa è un’ingiustizia!

Se a una omosessuale come Gianna Nannini, per di più cantante, permettono di tenersi la propria figlia perché la tolgono ad una madre eterosessuale? È inconcepibile!

Il paragone che indigna

Il problema di fondo di queste immagini è abbastanza chiaro: la scelta di due personaggi noti, non proprio giovani, che sono diventati genitori a un’età simile alla madre oggetto della sentenza discussa ci potrebbe anche stare, ma CASUALMENTE questi sono anche omosessuali. Se tolgono la figlia a una coppia eterosessuale è ingiusto che a loro, omosessuali, venga lasciato è il messaggio ultimo che trasmettono questi meme, o addirittura che a loro in quanto gay venga riservato il privilegio di poter avere figli a quasi sessant’anni.

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L’informazione a metà

Il trucco è sempre quello di fare informazione a metà, quando va bene, quando va male molto molto meno. Perché, sin dai primi articoli risalenti al 2011, è sempre stato messo in chiaro che l’età era uno dei fattori presi in considerazione, ma non il fattore determinante. L’età entrava in gioco soprattutto in funzione di altri aspetti presi in esame in sede di dibattito e nei vari gradi di giudizio. Sicuramente dall’esterno era la caratteristica più peculiare della coppia, quella che risaltava di più, ma nei giudizi delle Corti era stata sempre considerata più simile a un'”aggravante” che a una motivazione. Per trasparenza sarebbe corretto includere anche l’età del padre alla nascita della figlia, che era di 69 anni.

La Cassazione e le premesse

Prima di cominciare a tirare sassi virtuali a chi scrive, voglio premettere che finché non verranno depositate le motivazioni della recente sentenza è inutile stracciarsi le vesti. Noi di BUTAC non siamo esperti di Legge o delle interpretazioni delle norme che regolano queste faccende e non abbiamo parti da difendere. Però partiamo da un punto:

La Cassazione ha anche sottolineato che padre e madre pur non presentando “caratteristiche di emarginazione sociale, culturale ed economica” e pur avendo collaborato con le “indicazioni” dei servizi sociali, hanno riportato “valutazioni tecniche”, emerse nei giudizi di merito, “univocamente negative in ordine all’idoneità genitoriale”. Non si capisce quali siano queste valutazioni negative, visto che gli stessi ermellini precisano che la decisione di confermare l’adottabilità della bimba non è stata centrata “esclusivamente” sull’episodio di abbandono in auto per qualche minuto – ci mancherebbe altro, non aveva alcuna base – né solo sull’età di padre e madre, dal momento che le indagini svolte si sono arricchite di “numerosi ulteriori elementi”.

Il passato

Se andiamo a cercare negli anni scorsi si è parlato delle valutazioni dei genitori in questione. L’episodio di abbandono in auto alla quale ci si riferisce qualche riga sopra è stato l’incidente che ha dato inizio alla valanga legale. A quanto pare la versione dei vicini e quella dei genitori non combacia – tempo fa si parlava di 40/45 minuti, mentre ora si parla di massimo 7 minuti – ma i “numerosi ulteriori elementi” sono anche lo storico dei genitori, giudicati dagli psicologi non idonei ad adottare figli per due volte; il persistere nel cercare una gravidanza con la fecondazione assistita viene visto definito “una visione egoistica della genitorialità che non tiene conto dell’interesse del bambino a non avere genitori troppo anziani”; i consulenti nominati dal giudice hanno manifestato molte perplessità sul loro modo di rapportarsi con la figlia:

La coppia di genitori-nonni di Mirabello Monferrato è stata definita incapace “di comprendere quali siano i bisogni emotivo affettivi e pratici della bimba, e il padre, in particolare, “totalmente dipendente” dai desideri della moglie “chiusa in un processo narcisistico”.

Se non ci fosse stato l’evento dell’abbandono probabilmente non sarebbe mai successo tutto questo patatrac. Possiamo ipotizzare che la bambina sarebbe cresciuta con dei genitori inadatti, forse, ma comunque i genitori naturali. Meglio o peggio di ora non potremo mai saperlo, e dopo sette anni la bambina rimarrà coi genitori adottivi, giusto o sbagliato che possa sembrarci.

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In attesa delle motivazioni

Quando saranno depositate le motivazioni potremo sapere di più e giudicare meglio l’accaduto. Quello che sicuramente non possiamo e, quantomeno, non dovremmo fare è criticare la capacità di essere genitore di persone che non hanno nulla a che vedere col problema in questione. Al 2010 il numero di bambini e ragazzi separati dai genitori si aggirava attorno ai ventinovemila: i genitori di Mirabella non sono dei martiri o gli unici ad essersi ritrovati in questa situazione. Lamentarsi del fatto che altri siano genitori che cosa aggiunge alla discussione della legittimità della loro causa?

Togliere i figli a Vendola o a Nannini proverebbe qualcosa? Quante ingiustizie ci vogliono per fare una giustizia?

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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