Perle di Facebook: Piadine nello spazio?

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Oggi rimango leggero leggero come argomento, ma ha stuzzicato la mia pignoleria:

Per favore, niente commenti “MA PERCHÉ NON PARLATE DI QUESTO O QUELLO?!?!”, ogni tanto cerchiamo di proporvi anche letture leggere.

L’immagine pubblicata dalla pagina Facebook Romagnoli, popolo eletto con più di 300 condivisioni non ha alcuna pretesa di serietà ma, considerando i vari precedenti su Facebook dove gli italiani, anche facendo una figura un po’ ridicola, si stracciano le vesti in difesa delle ricette tradizionali e non – qui un divertente articolo di NextQuotidiano – bisogna stabilire se il principio dell’inviolabilità delle ricette, delle tradizioni e delle definizioni vale solo in un senso o se valga anche per gli altri.

La NASA è un ente spaziale degli Stati Uniti dove il cibo messicano è molto, molto diffuso. Tra i cibi più tipici e diffusi ce n’è uno che possiamo vedere nella foto: la tortilla.

Nello spazio le briciole possono essere pericolose, come correttamente riportato dalla immagine, e farsi un sandwich può essere molto complicato per via della bassissima gravità, perciò la NASA da molti anni ha optato per un sistema diverso:

Originally, all foods eaten by astronauts in space were in the form of bite-sized cubes, freeze-dried food, or semi-liquids inside toothpaste-type tubes. Sound tasty? As space missions continued, the food became “better” in variety, taste, and texture. The choices continue to grow. Astronauts can now choose from more than 70 different kinds of foods and 20 different beverages.

The reduced gravity of space also affects the way foods are packaged and served. In space, foods that crumble when eaten are avoided. Crumbs and liquids can damage equipment or be accidentally inhaled by astronauts as they float inside the spacecraft. Space is no place for a peanut butter and jelly sandwich. The breadcrumbs from the sandwich can cause trouble. Peanut butter on its own, though, is okay. Sticky food can be eaten with a fork or spoon.

NASA has used flour tortillas on the space shuttle since the 1980s. These special tortillas are designed to take the place of crumbly bread. Picture trying to make a sandwich with two slices of bread. In space, you’d need three hands to do it. Tortillas work great and are a favorite with the astronauts. And …on the ISS, they still taste good after being stored for up to 18 months! Add some picante sauce and hot sauce, and you’ve created fajitas, one of the astronauts’ favorite meals.

Negli anni, soprattutto grazie alle ridotte condizioni di “emergenza” di spazio durante le missioni e considerando il prolungamento di queste, si è cercato di migliorare qualità e varietà del cibo a disposizione degli astronauti. Per farsi dei panini quindi si è optato per le tortillas, comode da stoccare, comode da preparare e che si conservano per un periodo molto lungo. Tortilla, non piadine. La differenza tra queste due pietanze non è solo in base al condimento, ovviamente influenzato dalla zona di origine, ma sono diverse sia come preparazione che, in parte, come ingredienti.

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Tralasciando la definizione spagnola, è chiaro che i due prodotti si assomiglino, ma non sono la stessa cosa. La NASA non dice cosa abbia di “speciale” la loro versione, ma ci dice che è di farina di frumento, non di mais – che sarebbe in realtà la versione originaria – e possiamo immaginare sia scelta per creare il minimo numero di briciole.

Tortilla è un nome generico per la base, la pietanza prende un nome diverso in base alla preparazione: fajita, burrito e taco sono differenti tra loro, ma partono sempre dalla tortilla.

Vogliamo lamentarci di come gli altri preparano e modificano i piatti tipici italiani? Allora è giusto rispettare i nomi dei prodotti degli altri paesi. Ora mi è venuto appetito, quasi quasi vado a farmi un bel sushi cinese con Philadelphia e maionese 😉

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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