Ieri mi è stato segnalato un video che circola da agosto 2017, diffuso da una pagina che si chiama In Salute ed ha oltre 700mila follower.

Il video come potete vedere è molto semplice, un bicchiere d’acqua una bottiglia e le varie definizioni dei simboli sulla stessa. Peccato che nel raccontare cosa significhino quei simboli In Salute faccia un po’ di sana disinformazione allarmistica. Perché le cose non stanno come vi vengono raccontate, e loro lo sanno benissimo visto che nei commenti è pieno di persone che glielo fanno notare; ma evidentemente agli admin di quella pagina importa poco l’aver diffuso una bufala, visto che pur con commenti critici il video è ancora online da fine agosto 2017.

Vediamo insieme simboli, il loro significato secondo In Salute e il significato reale.

PET1:

PET1

 

Definizione In Salute: Bottiglia monouso. Se usata può rilasciare metalli pesanti, che influenzano l’equilibrio ormonale

HDPE2

Definizione In Salute: Vuoto a rendere. Non rilascia agenti chimici. Il materiale riciclato più comunemente e anche il più sicuro.

 

 

Definizione In Salute: Plastica morbida e flessibile, rilascia sostanze chimiche tossiche che influenzano gli ormoni del corpo.

Definizione In Salute: Buona resistenza chimica, è insapore è inodore.

 

 

Definizione In Salute:  Sostanza di plastica semi-trasparente dura e leggera. Non trattiene umidità, grasso e sostanze chimiche.

 

 

Definizione In Salute: materiale isolante, utilizzato per confezioni a portar via. Materiale di plastica più economico, leggero e versatile. Rilascia sostanze cancerogene.

 

 

Definizione In Salute: La plastica più pericolosa nell’industria alimentare. Rilascia la sostanza chimica BPA e aumenta il rischio di lisciviazione negli alimenti e nelle bevande.


Questo è quanto ci viene raccontato. La prima cosa da dire è che quei simboli sono presenti con lo scopo di fornire indicazione per il riciclaggio, e non d’altro tipo.

Il problema però non è quello, è vero che ognuno di quei simboli rappresenta un diverso prodotto, e che ogni prodotto ha sue peculiarità, ed è importante raccontarle, ma è importante che venga fatto nella maniera corretta. In Salute a mio avviso non lo fa.

L’unica motivazione per cui è sconsigliato di riusare la bottiglia di PET è che se la bottiglia non viene lavata è possibile che si formino batteri all’interno della stessa (e non per colpa del PET in sé, ma dell’uso che ne facciamo) quindi meno volte la sia usa meno rischi ci sono per la formazione degli batteri. Gira anche la voce che il PET1 rilasci antimonio, e la voce gira con toni allarmistici, ma anche qui siamo di fronte a disinformazione.

Il veleno che esce dalla plastica riscaldata è chiamato antimonio ed è stato denunciato per lungo tempo…

Chi lo diffonde non sta informando nemmeno in questo caso: è vero che le bottiglie in PET se lasciate esposte al sole possono rilasciare antimonio, ma in quantità ben al di sotto di quelle di sicurezza. Basta sapere cercare per trovare che l’affermazione è già stata studiata, una bottiglie di PET1 lasciata a 40 gradi per dieci giorni ha rilasciato una percentuale di antimonio inferiore a 15 ppb.

Saltiamo quelli ritenuti sicuri e passiamo al PVC, il cloruro di polivinile. Siamo di fronte ad uno dei polimeri più usati al mondo, a cui vengono aggiunti additivi che possono essere un rischio per la salute. Quelli più comunemente usati sono gli ftalati, e alcuni di essi, quelli ritenuti responsabili di una piccola percentuale di rischio, sono già stati vietati in UE dal 2015. Quelli usati al momento hanno tutte le autorizzazioni del caso e sono stati studiati a lungo per valutarne la sicurezza. Per comodità vi riporto quanto spiega Wiki nella sua pagina in inglese dedicata all’argomento:

In the EU Risk Assessment the European Commission has confirmed that Di-isononyl phthalate (DINP) and Di-isodecyl phthalate (DIDP) pose no risk to either human health or the environment from any current use. The European Commission’s findings (published in the EU Official Journal on 13 April 2006) confirm the outcome of a risk assessment involving more than 10 years of extensive scientific evaluation by EU regulators. Following the recent adoption of EU legislation with the regard to the marketing and use of DINP in toys and childcare articles, the risk assessment conclusions clearly state that there is no need for any further measures to regulate the use of DINP. In Europe and in some other parts of the world, the use of DINP in toys and childcare items has been restricted as a precautionary measure.

Come potete vedere c’è anche uno ftalato che pur non avendo presentato rischi negli studi condotti si è deciso di eliminare dai giocattoli per bambini, in via cautelativa. Quindi sostenere che la plastica che riporta il logo numero 3 sia pericolosa per la salute è ancora disinformazione senza studi scientifici a supporto.

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Arriviamo al numero 6, il PS, o meglio il polistirene, anche qui secondo In Salute siamo di fronte a un materiale pericoloso che rilascia sostanze cancerogene, ma non è così secondo l’American Chemistry Society, che spiega:

In light of the recent inclusion of the substance styrene in the National Toxicology Program’s (NTP) 12th Report on Carcinogens, some people may wonder whether federal regulators have changed their view on the safety of plastic foodservice packaging made with styrene. The answer is no

Polystyrene plastic has been used in foodservice products-foam coffee cups, salad bar takeout containers, cutlery-for more than five decades. Polystyrene has been reviewed by regulatory agencies (including U.S. FDA) that have deemed it safe for use in contact with food.

Alla luce della recente inclusione della sostanza stirene nel 12° Rapporto sui cancerogeni del Programma Nazionale di Tossicologia (NTP), alcune persone potrebbero chiedersi se i regolatori federali abbiano cambiato idea sulla sicurezza degli imballaggi di prodotti alimentari in plastica realizzati con stirene. La risposta è no.

Il polistirolo è utilizzato in prodotti per la ristorazione – tazze di caffè in schiuma, contenitori da asporto per l’insalata, posate – da più di cinque decenni. Il polistirene è stato esaminato da agenzie di regolamentazione (inclusa l’U.S. FDA) che hanno ritenuto sicuro l’uso a contatto con il cibo.

E arriviamo all’ultimo della lista, il numero 7, definito il più rischioso. L’unica ragione per definirlo così è il fatto che contiene il bisfenolo A, considerato da tanti molto pericoloso. Vediamo di capirci, sia l’Unione Europea che l’FDA americana non ritengono le cose stiano proprio così, ma la situazione è simile a quanto già riportato per il glifosato in altri articoli. Il succo è molto semplice, a oggi studi che dimostrino la pericolosità del bisfenolo presente nei contenitori per il cibo non ce ne sono, alcune agenzie sostengono sia assodato che è pericoloso, ma altre dicono che non è affatto così. Basta guardare la pagina Wiki inglese per vedere che:

According to the European Food Safety Authority “BPA poses no health risk to consumers of any age group (including unborn children, infants and adolescents) at current exposure levels”. But in 2017 the European Chemicals Agency concluded that BPA should be listed as a substance of very high concern due to its properties as endocrine disruptor.

In 2012, the United States’ Food and Drug Administration (FDA) banned the use of BPA in baby bottles.[49] The Natural Resources Defense Councilcalled the move inadequate, saying the FDA needed to ban BPA from all food packaging. The FDA maintains that the agency continues to support the safety of BPA for use in products that hold food.

The Environmental Protection Agency (EPA) also holds the position that BPA is not a health concern. In 2011, Andrew Wadge, the chief scientist of the United Kingdom’s Food Standards Agency, commented on a 2011 US study on dietary exposure of adult humans to BPA, saying, “This corroborates other independent studies and adds to the evidence that BPA is rapidly absorbed, detoxified, and eliminated from humans – therefore is not a health concern.”

No, non vi traduco tutto, ma è interessante notare come l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare non ritenga il bisfenolo un rischio per la salute, mentre l’Agenzia europea per le sostanze chimiche sostiene che lo sia, basandosi però non su studi che ne dimostrino la pericolosità, ma su teorie che andrebbero provate. Lo stesso succede in US, dove la FDA l’ha bandito dai ciucci dei biberon, ma al tempo stesso lo ritiene sicuro per tutti gli altri contenitori alimentari. Secondo l’EPA, il BPA non è qualcosa di cui dovremmo preoccuparci. Tanta confusione, come appunto ne abbiamo vista sul glifosato; il dubbio è che anche qui non siamo di fronte a dimostrazioni di pericolosità, ma solo a decisioni dettate da principi di precauzione. Sia chiaro, da papà di due bimbi comprendo benissimo quel principio, è la stessa ragione per cui pur fidandomi di mio figlio non lo lascio in macchina con le chiavi innestate e il motore acceso se devo scendere anche solo per un secondo. Ma un conto è avere cautela, un altro è cercare di sostenere quella cautela dando a intendere che ci siano studi autorevoli che dimostrano l’assoluta pericolosità del BPA.

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