Ebbene sì, come avevo anticipato la settimana scorsa è ricominciata la stagione del gender, mettetevi comodi, durerà tutta l’estate e voi ci ricascherete, o ci segnalerete fior di articoli condivisi da amici bacchettoni o boccaloni, dipende dalle occasioni. È davvero come ci viene raccontato, c’è propaganda gender in un test di matematica per la scuola media? No, le cose non stanno proprio così, e purtroppo lo sanno bene anche quelli che scrivono articoli su testate come La Verità, e i politici che ne diventano portabandiera. Solo che se raccontassero le cose per come sono veramente nessuno se li filerebbe, quindi gettiamo pure benzina sul fuoco. Indignare va sempre di moda.

Gli articoli che parlano di questo “test di matematica” fanno tutti riferimento a una circolare con intestazione del MIUR, ma in realtà si tratta di una normalissima email proveniente da un indirizzo universitario, nulla di ufficiale, solo una richiesta, per nulla vincolante, di partecipare ad uno studio realizzato dalla professoressa Clelia Cascella. Lo studio viene presentato dalla professoressa agli insegnanti di matematica, visto che la prima parte verte appunto su 52 domande relative alla materia, ma lo scopo dello studio come riporta il titolo stesso è:

Gender gap in students’ achievement: the role of social, economic, geographical and cultural variables

che tradotto:

Divario di genere nel rendimento degli studenti: il ruolo delle variabili sociali, economiche, geografiche e culturali

In parole povere uno studio statistico che vuole raccogliere dati degli studenti di seconda superiore atto a rilevare che differenze di rendimento ci siano tra ragazzi e ragazze, tenendo in considerazione non solo il loro sesso ma anche altre variabili. L’estratto dello studio è disponibile qui, ve lo riporto solo tradotto:

Lo studio del rendimento scolastico in funzione del ‘genere’ ha ricevuto un interesse crescente. Tuttavia, questo argomento è ancora d’attualità, per le seguenti ragioni: fino a ora, alcune variabili esplicative sono state raccolte esternamente, ma, probabilmente, esistono ulteriori fattori inesplorati; 2) il rapporto tra questi fattori non è stato ancora rivelato, cioè non è chiaro se esistono effetti di interazione tra loro. In particolare, la letteratura di settore ha indagato gli effetti sul rendimento scolastico, ma non ha studiato le possibili interazioni tra stereotipi e le altre variabili frequentemente utilizzate per lo studio degli stereotipi di genere tra gli studenti in merito alle prestazioni; 3) il confronto inter-nazionale è senza dubbio un metodo adeguato per approfondire lo studio del divario di genere. Tuttavia, i grandi istituti di ricerca internazionali utilizzano i dati nazionali, ed è chiaro che, quando usiamo i dati grandi (come ad esempio quelli nazionali), quasi automaticamente si verificano alcune compensazioni pericolose, dati che portano a un falso valore medio. Il nostro approccio basato anche sul confronto intra-nazionale è in grado di evitare queste compensazioni. In effetti, i confronti tra i cluster macro-geografici producono dati migliori, vale a dire che i dati riproducono la realtà in modo più realistico, con tre conseguenze principali: 1) migliorare la probabilità di individuare quei fattori che possono spiegare come il successo accademico dipenda da variabili di genere; 2) spingere/smuovere politiche locali (internazionali); 3) produrre nuovi dati che possono essere utilizzati in ricerche future. Inoltre, anche il confronto tra i Paesi (tra macro aree geografiche all’interno di diversi Paesi) potrebbe produrre nuovi dati importanti perché, attraverso di essi, possono venire identificate alcune possibili “regolarità”, come, per esempio, lo stesso effetto di interazione tra gli stereotipi e le variabili socio-economiche, potrebbe essere un passo avanti interessante nel campo, perché potrebbe indicare risultati che sono veri indipendentemente dal contesto specifico.

Il “gender” è inteso molto chiaramente come “genere sessuale”, lo studio vuole capire se c’è disparità tra maschi e femmine nel rendimento scolastico, e comprendere se questo sia collegato a situazioni sociali di tipo specifico. È uno studio volto a migliorare la condizione di disparità tra i sessi, non fatto per indottrinare.

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Se ne parlava già nel 2016, come riportava D di Repubblica:

C’è un altro gender gap: quello fra i risultati migliori ottenuti nei test di matematica. “Se nella media quelli dei maschi superano quelli delle femmine in un rapporto di 2:1, al vertice della classifica e della difficoltà, il rapporto arriva a 10:1”, scrivono dal Mit Glenn Ellison e Ashley Swanson, economisti e autori dello studio “The gender gap in secondary school mathematics at high achievement levels” che ha preso in considerazione i risultati delle competizioni condotte dalla Mathematical Association of America in tremila scuole superiori su un totale di 125mila studenti.

…“In Italia, nei corsi di laurea in matematica, c’è sostanziale parità di genere sia a livello di consistenza numerica sia a livello di risultati, ma nel caso di gare matematiche, le cose cambiano radicalmente. La presenza femminile (www.imo-official.org/organizers.aspx) è sempre sul 10%, se non inferiore”, aggiunge Alessandra Caraceni, Attaché Temporaire d’Enseignement et Recherche all’Université Paris Sud e membro della Commissione Olimpiadi dell’Unione Matematica Italiana. Analogamente a quanto avviene in altri Paesi, nella parte alta della classifica, la proporzione è ancora più squilibrata. La ragione? “Ce ne sono tante e andrebbero tutte approfondite. Quello che si può dire è che le gare, essendo una competizione di tipo sportivo, chiamano in gioco anche l’autostima dei partecipanti che può risentire di un abbassamento quando ci si confronta con avversari più forti”. I ragazzi sembrano meglio attrezzati per fare i conti con le relative conseguenze emotive. “Non che siano più fragili, ma è come se le ragazze fossero meno disposte a trovarsi in situazioni che minacciano la loro autostima”, osserva Massimo Gobbino, Professore associato al Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa, membro della Commissione Olimpiadi dell’Unione Matematica Italiana.

Polemizzarci sopra è davvero sciocco, e solo cavalcando l’ignoranza di chi non sa una parola di inglese si può ignorare il suo significato originale, senza alcuna connotazione ideologica, per innescare ciecamente le ire dei bigotti di casa nostra. “Gender” in inglese è una parola con un significato ben preciso, che si traduce con “genere”, vogliamo forse negare che esistano i generi sessuali altrimenti a qualcuno si tappano le vene?

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Nel 2017 non si può ancora esser contro la parità dei sessi, poco importa quanto cattolici e all’antica siamo. Qualsiasi progetto che vada nella direzione del diminuire questo distacco per me è il benvenuto.

Su GayBurg c’è un articolo che racconta le stesse cose dette qui sopra, forse con un po’ più livore, ma comprensibilissimo. In compenso proprio GayBurg è riuscito ad avere il file con tutte le domande, che potete andare a verificare anche voi qui.

Anche qualche giorno fa parlavamo di teorie gender:

 

Ma come detto in apertura si è aperta la stagione della caccia al gender.

maicolengel at butac punto it

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