Curare il tumore senza chemio né interventi

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Il titolo di quest’articolo è anche il titolo di una pagina Facebook da pochi follower, ma comunque seria, visto che appunto cerca di convincere i soggetti che la seguono a smettere di seguire quello che consigliano i medici per abbandonarsi a terapie alternative. Grazie ad un nostro lettore che qualcosa ha imparato seguendo BUTAC, oggi trattiamo molto velocemente uno degli ultimi post che la pagina in questione sta diffondendo.

Simona posta sulla pagina quest’immagine:

Accompagnata da un lungo post di cui solo la foto e le prime righe sono farina del suo sacco:

GRAVI RISCHI PER ESPOSIZIONE PROFESSIONALE AI CHEMIOTERAPICI

(Nella foto: Mano di un’infermiera che è a contatto con le somministrazioni di farmaci chemioterapici ai pazienti nei reparti oncologici.)

Tutto il resto che segue è opera di Vincenzo Brancatisano:

Rischi per la riproduzione e strategie per la prevenzione”, si scopre che ancora oggi gli “incidenti che si rilevano tra gli operatori sanitari contribuiscono ad aumentare il livello di attenzione della comunità scientifica, delle istituzioni e dei lavoratori stessi”. Oggi, in Australia, Danimarca e Irlanda è vietato alla lavoratrice incinta di manipolare questi farmaci. In Danimarca le donne gravide non possono neppure occuparsi di pazienti che li assumono. Altri organismi raccomandano di evitare la manipolazione di antiblastici alle gravide, alle donne che allattano e addirittura al personale maschile e femminile che sta tentando di concepire.

LEGGETE BENE: Per avere un’idea della pericolosità dei CA basta pensare che, riferendosi allo smaltimento delle urine dei pazienti trattati, uno studio presentato a Modena, recita che “queste ultime possono anche essere causa di inquinamento ambientale par contaminazione del sistema fognario”. L’impiego dei chemioterapici, sui quali per decenni s’è arenata la ricerca contro il cancro, risale agli anni ‘40 quando venne utilizzata per la prima volta la mostarda azotata per curare la leucemia. Sono farmaci caratterizzati da una tossicità molto elevata ma non selettiva e dunque agiscono pure sui tessuti sani e vitali quali, tra gli altri, il midollo osseo, le mucose e l’apparato riproduttivo. Non solo: “Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive – si legge nel Rapporto – gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non solo sono in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne , ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie”.

Ma veniamo a un punto cruciale. Nel documento si legge che “mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati ‘accettabili’ in vista dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri operatori. Invece, a partire dalla fine degli ’70 numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori sanitari”. Mielodepressione, nausea, vomito, mucositi, disturbi gastrointestinali, alopecia, amenorrea, azoospermia, sterilità, neurotossicità, epatotossicità e nefrotossocità, sono i principali effetti tossici che colpiscono i pazienti. Ma “alcuni di essi – si legge nel documento dell’Iss – sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici” prima che venissero introdotte le linee guida per la manipolazione degli antiblastici.

Nonostante tutto, anche di recente sono stati rilevati, vi si legge, disturbi a livello oculare, cutaneo, respiratorio causati dai CA vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e da altri CA; possibili tumori causati dai CA cancerogeni; effetti sull’apparato riproduttivo maschile e femminile con riduzione della fertilità, aumento del numero degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. Ma non basta: “Ulteriori studi sperimentali – è la conclusione dello studio – sarebbero auspicabili per valutare gli effetti acuti e cronici di miscele complesse di CA a basse dosi”, cui gli operatori sono maggiormente esposti.

Partiamo dalla foto

Bastava cercare con Google Immagini per scoprire che non è affatto quanto Simona riporta. Sì, perché quella mano così rovinata non è di un’infermiera a contatto con chemioterapici, ma viene da una pagina che mostra le reazioni ai farmaci biologici antitumorali nei pazienti, quindi il post parte con una bugia, la foto non è quello che si vuole dare a intendere al lettore, è solo uno squallido trucchetto per attirare la sua attenzione.

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E tutto il resto?

Non sono un medico né uno specialista in oncologia e farmaci chemioterapici, quindi quanto vi riporto (come sempre) non è farina del mio sacco ma solo la lettura del rapporto a cui fa riferimento Vincenzo Brancatisano, che riporta solo in parte il lungo documento dell’Istituto Superiore di Sanità. Al link lo trovate tutto, qui un piccolo sunto.

Vediamo di capirci, è vero che i farmaci chemioterapici presentano rischi, segnalati anche nelle tabelle IARC, ma questo non significa che non vadano utilizzati o che non esistano già linee guida per chi opera nel settore. Linee guida che in Italia, come spiega lo stesso report, sono in vigore dal 1999, 18 anni fa. Linee guida ben precise che servono proprio a tutelare l’operatore sanitario. Quello che mi dà un fastidio tremendo è che post come quello di Simona Bruno servono a spaventare il malato (ma anche l’operatore sanitario) col solo obiettivo di spostare la sua attenzione su metodi “di cura” di non provata sicurezza. Guarda caso cercando il testo di Brancatisano online notiamo che alcune frasi sono copincollate su siti che promuovono la Cura Simoncini o il Metodo di Bella.

Gentili lettori, se siete malati di tumore non fidatevi di questi gruppi sui social network, non affidatevi a giornalisti col pallino della medicina, stanno solo facendo i propri interessi, non hanno a cuore la vostra salute, diffidate sempre, e rivolgetevi a oncologi seri e affidabili, ce ne sono tantissimi nel nostro Paese.

maicolengel at butac punto it

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